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RECENSIONE: La solitudine di Sonia e Sunny (Kiran Desai)




Autore: Kiran Desai

Traduttore: Giuseppina Oneto

Editore: Adelphi, 2026

Pagine: 762

Genere: Narrativa straniera, Narrativa moderna e contemporanea

Prezzo: € 25.00 (cartaceo), € 13.99 (ebook)

Acquista: Libro, Ebook



Trama

Ancora non si conoscono, Sonia e Sunny, malgrado il tentativo dei genitori di combinare il loro matrimonio. Sono entrambi indiani, figli di famiglie agiate che li hanno mandati a studiare e a farsi una carriera negli Stati Uniti: Sonia, che vive in un college nel nevoso Vermont, sogna di diventare scrittrice ed è invischiata in una relazione tossica con un pittore folle e narcisista; Sunny è un giornalista agli esordi, irrequieto e ambizioso, che tenta di costruirsi un futuro a New York per sfuggire a una madre tirannica e possessiva. Non si conoscono, ma tutti e due avvertono la solitudine di chi, sradicato, si ritrova in bilico fra due mondi, sospeso tra il desiderio di recidere i legami con una cultura sentita come arretrata e oppressiva e l’impossibilità di accogliere fino in fondo una nuova identità. Sarà un incontro fortuito su un treno notturno, in India, a far nascere un amore travolgente ma fragile, minato da incertezze e timori, cui seguirà un lungo distacco e una serie interminabile di avventure e disavventure – viaggi, malattie, faide familiari, delitti, trasformazioni – forse dovute alla perdita di un misterioso amuleto tibetano, che Sonia e Sunny dovranno ritrovare per ritrovarsi. Entrare in questo libro è come immergersi nelle acque di un fiume che si getta in altri fiumi, sempre più ampi e vorticosi, fino a formare un oceano di storie: storie intrecciate le une alle altre, che solo dopo essere attraversate rivelano il suo «tesoro nascosto». È la magia dei grandi romanzi. E La solitudine di Sonia e Sunny, di Kiran Desai – con la sua scrittura oceanica e traboccante di immagini, di colori, di humour – dovrebbe essere salutato come uno dei romanzi magici dei nostri tempi.


Recensione

Ritornare alla narrativa dopo quasi vent'anni di silenzio editoriale è una sfida che pochi scrittori saprebbero affrontare con la sicurezza e l'ambizione dimostrate da Kiran Desai in La solitudine di Sonia e Sunny. Il romanzo si presenta come un'opera ampia e articolata, capace di intrecciare una storia d'amore, una riflessione sull'identità culturale e un grande affresco familiare che attraversa continenti, generazioni e modi diversi di concepire l'appartenenza.


Al centro della narrazione si trovano Sonia e Sunny, due giovani di origine indiana cresciuti negli Stati Uniti, entrambi alle prese con il difficile equilibrio tra le aspettative delle loro famiglie e il desiderio di costruire una vita autonoma. Sonia studia nel Vermont e coltiva l'ambizione di diventare scrittrice, mentre Sunny cerca di affermarsi come giornalista a New York. Le loro esistenze scorrono inizialmente su binari paralleli, accomunate da una sottile inquietudine e da una sensazione di estraneità che sembra accompagnarli ovunque. Quando le loro strade finiscono per incrociarsi durante un viaggio in India, prende forma una relazione che diventa il filo conduttore di un racconto molto più vasto di quanto possa apparire nelle prime pagine.


Definire questo libro un semplice romanzo sentimentale sarebbe profondamente riduttivo. L'amore tra i due protagonisti rappresenta infatti soltanto una delle molte dimensioni esplorate da Desai. Il vero tema del libro è la ricerca di un'identità in un mondo in cui i confini culturali, geografici ed emotivi appaiono sempre più fluidi. Sonia e Sunny vivono costantemente in bilico tra due realtà: da una parte le tradizioni e i valori trasmessi dalle famiglie indiane, dall'altra la società americana nella quale sono cresciuti e nella quale cercano di trovare il proprio posto.


L'autrice affronta questi temi con grande sensibilità, evitando qualsiasi forma di schematismo. Non esistono culture idealizzate né modelli da seguire. Ogni ambiente descritto nel romanzo porta con sé opportunità e limiti, possibilità di crescita e nuove forme di isolamento. La sensazione di non appartenere completamente a nessun luogo attraversa l'intera vicenda e diventa uno degli aspetti più intensi e universali della lettura.


Uno degli elementi che colpiscono maggiormente è la struttura narrativa estremamente ricca. Desai non si limita a raccontare la storia dei protagonisti, ma apre continuamente nuove prospettive, introducendo personaggi secondari che acquisiscono una sorprendente profondità. Madri possessive, parenti eccentrici, amori sbagliati, amicizie complesse e rapporti familiari irrisolti contribuiscono a costruire un mosaico umano di grande fascino. Ogni personaggio sembra portare con sé una storia degna di essere raccontata, e l'autrice dedica tempo e attenzione anche alle figure apparentemente marginali.


Questa abbondanza narrativa rappresenta al tempo stesso uno dei principali punti di forza e una delle possibili difficoltà del romanzo. Non si tratta di una lettura rapida o immediata. Le numerose digressioni, le parentesi narrative e i continui spostamenti geografici richiedono partecipazione e concentrazione. Tuttavia, proprio grazie a questa costruzione così ampia, il libro riesce a restituire la complessità della vita reale, fatta di incontri casuali, percorsi interrotti, coincidenze e legami invisibili che uniscono persone molto lontane tra loro.


La scrittura di Kiran Desai si conferma elegante, raffinata e straordinariamente evocativa. Le descrizioni dei luoghi possiedono una forza quasi cinematografica e trasformano l'ambientazione in una presenza viva all'interno del racconto. L'India emerge in tutta la sua complessità, lontana da qualsiasi rappresentazione folkloristica, mentre gli Stati Uniti appaiono come uno spazio di opportunità ma anche di profonda solitudine. Ogni luogo contribuisce a definire i personaggi e a influenzarne le scelte, diventando parte integrante della loro evoluzione.


Particolarmente interessante è anche il modo in cui il romanzo riflette sul concetto stesso di narrazione. Attraverso il personaggio di Sonia, aspirante scrittrice, Desai affronta indirettamente il tema di come raccontare una realtà complessa senza tradirla o semplificarla. È una riflessione che attraversa molte pagine del libro e che aggiunge un ulteriore livello di lettura per chi ama la letteratura che parla anche di sé stessa

.

Al termine delle oltre settecento pagine si ha la sensazione di aver attraversato un universo narrativo ricco e sfaccettato. Non resta soltanto il ricordo della storia d'amore tra Sonia e Sunny, ma soprattutto quello delle numerose vite che si intrecciano attorno a loro. È uno di quei romanzi che chiedono tempo al lettore ma che, in cambio, offrono personaggi memorabili, riflessioni profonde e una straordinaria capacità di osservare la complessità dell'esperienza umana.


La solitudine di Sonia e Sunny è un'opera ambiziosa, generosa e profondamente letteraria. Un romanzo che parla di amore, famiglia, appartenenza e sradicamento, ma soprattutto della ricerca di un luogo — reale o simbolico — in cui sentirsi finalmente a casa.


Questo romanzo è particolarmente indicato per i lettori che amano le grandi saghe contemporanee, le storie familiari ricche di personaggi e la narrativa che esplora temi come l'identità, la migrazione e il rapporto tra culture diverse. È una lettura ideale per chi apprezza i libri che richiedono immersione e attenzione, capaci di accompagnare il lettore per molti giorni e di lasciare spazio alla riflessione anche dopo l'ultima pagina. Meno adatto, invece, a chi preferisce trame veloci e costruzioni narrative essenziali.



Alcune note su Kiran Desai

Kiran Desai è la figlia della nota scrittrice indiana Anita Desai. Nata in India nel 1971, vi ha vissuto fino all'età di quattordici anni, si è trasferita con la madre prima in Inghilterra poi definitivamente negli Stati Uniti, dove ha studiato scrittura creativa. Ha esordito con La mia nuova vita sugli alberi nel 1998 ottenendo molto consenso. Il successo internazionale è arrivato con il suo secondo lavoro, Eredi della sconfitta, nel 2006, libro per cui ha ottenuto il Booker Prize, prestigioso premio per il quale la madre è stata nominata più volte senza vincerlo, e il National Book Critics Circle Fiction Award.


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