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RECENSIONE: Il custode (Niccolò Ammaniti)




Autore: Niccolò Ammaniti

Editore: Einaudi, 2026

Pagine: 176

Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea

Prezzo:  € 16.50 (cartaceo), € 9.99 (ebook)

Acquista: Libro, Ebook



Trama

In uno sperduto borgo della Sicilia, una striscia di case gettate alla rinfusa su una grande spiaggia, vive la famiglia Vasciaveo. Il tredicenne Nilo, la madre Agata e la zia Rosi. Ufficialmente si occupano di lavorare e rivendere marmo, ma è solo una copertura. I Vasciaveo sono da secoli, anzi da millenni, i custodi di qualcosa di indicibile. L’arrivo in paese di Arianna – giovane donna bella e alla deriva – e della figlia Saskia rompe gli equilibri che tengono in piedi le loro esistenze. Essere custodi della cosa nel bagno equivale anche a esserne prigionieri. Un sacrificio che Nilo, dopo aver conosciuto l’amore, non potrà più sopportare.


Recensione

Con questo romanzo, Niccolò Ammaniti torna a raccontare l’adolescenza immergendola in un contesto disturbante, viscerale e profondamente ambiguo, dove il confine tra normalità e mostruosità si dissolve fino quasi a scomparire. Il risultato è un romanzo breve ma incisivo, che unisce il racconto di formazione a una dimensione oscura e quasi horror, senza mai rinunciare alla componente emotiva.


Il protagonista è Nilo, tredicenne cresciuto in un piccolo borgo siciliano affacciato sul mare, in una realtà chiusa e immobile, dove tutto sembra già scritto. La sua vita è scandita da un compito preciso, tramandato di generazione in generazione: custodire ciò che è rinchiuso nel bagno di casa. Non si tratta di una metafora, ma di una presenza concreta, una creatura tenuta segregata, che la famiglia sorveglia con una ritualità ossessiva, come se fosse la cosa più naturale del mondo.


È proprio in questa normalizzazione dell’orrore che Ammaniti costruisce la forza del romanzo. Nilo è cresciuto senza mettere in discussione ciò che accade tra le mura domestiche, accettando quel compito come parte inevitabile della propria identità. Il “custodire” non è solo un dovere: è un destino, una gabbia invisibile che definisce chi è e chi sarà. La casa stessa diventa uno spazio claustrofobico, carico di tensione, dove ogni gesto sembra ripetersi secondo regole non scritte ma assolute.


A rendere ancora più disturbante il contesto contribuisce il mondo degli adulti che circonda Nilo, fatto di violenza, ambiguità e legami opachi, in cui la dimensione familiare si intreccia con dinamiche criminali. In questo scenario, ciò che dovrebbe proteggere finisce per deformarsi, e la famiglia diventa allo stesso tempo rifugio e prigione.


L’equilibrio si incrina con l’arrivo di Arianna e Saskia, due presenze esterne che introducono uno sguardo diverso, capace di mettere in discussione ciò che Nilo ha sempre considerato normale. Con loro entra nella storia anche una dimensione nuova: quella del desiderio, dell’attrazione e, soprattutto, della possibilità di scegliere. È in questo passaggio che il romanzo si apre davvero alla sua natura di racconto di formazione, mostrando il momento fragile e decisivo in cui un ragazzo inizia a interrogarsi sul proprio destino.


Ammaniti riesce a raccontare questo conflitto con grande efficacia, senza mai indulgere nella spiegazione. La scrittura è asciutta, visiva, a tratti brutale, e proprio per questo estremamente coinvolgente. Le immagini sono nette, spesso crude, e contribuiscono a creare un’atmosfera costante di inquietudine. L’elemento disturbante non viene mai spettacolarizzato, ma resta radicato nella quotidianità, rendendo tutto ancora più perturbante.


Ciò che colpisce è la capacità dell’autore di mantenere un equilibrio tra il piano realistico e quello simbolico. La creatura rinchiusa non è soltanto una presenza fisica, ma diventa il simbolo di tutto ciò che viene nascosto, tramandato e imposto senza possibilità di scelta: traumi, violenze, segreti familiari. In questo senso, Il custode parla anche del momento in cui si decide se continuare a proteggere quel sistema oppure romperlo, assumendosi il rischio della libertà.


La lettura è rapida ma intensa, e lascia addosso una sensazione di disagio che si trasforma lentamente in riflessione. Non è un romanzo consolatorio, né facile: è una storia che mette a nudo le contraddizioni dei legami familiari e la difficoltà di crescere quando ciò che ti definisce è anche ciò da cui dovresti liberarti.


Il custode è quindi consigliato a chi ama le storie disturbanti ma cariche di significato, a chi apprezza la narrativa di Niccolò Ammaniti più cupa e viscerale, e a chi cerca romanzi brevi ma capaci di lasciare un segno profondo. È una lettura particolarmente adatta a chi non ha paura di confrontarsi con atmosfere inquietanti e con una visione dell’infanzia tutt’altro che rassicurante.



Alcune note su Niccolò Ammaniti

Niccolò Ammaniti è nato a Roma. Presso Einaudi sono usciti un suo racconto nell'antologia Gioventú cannibale (1996), i romanzi Branchie (1997), Io non ho paura (2001, 2011 e 2014), Che la festa cominci (2009, 2011, 2015), Io e te (2010), la raccolta di racconti Il momento è delicato (2012) e la raccolta di storie a fumetti Fa un po' male (2004), sceneggiata da Daniele Brolli e disegnata da Davide Fabbri. Nel 2014, Stile Libero ha ripubblicato Ti prendo e ti porto via e Fango e, nel 2015 , Come Dio Comanda. Sempre per Einaudi ha curato l'antologia Figuracce (2014), e pubblicato Anna (2015 e 2017), La vita intima (2023 e 2025) e Il custode (2026). Per la Tv ha scritto e diretto le serie Il miracolo (2018) e Anna (2021). È tradotto in tutto il mondo.


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