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RECENSIONE: Il dubbio del delegato (Dario Galimberti)




Autore: Dario Galimberti

Editore: Indomitus Publishing, 2024

Pagine: 290

Genere: Narrativa italiana, Gialli

Prezzo:  € 15.98

Acquista: Libro



Trama

Lugano, Vigilia di Natale 1941. Su un pendio nelle vicinanze del campo internati di Vico Morcote vengono trovati, sepolti nella neve, tre soldati polacchi morti ammazzati. Il delegato di polizia Ezechiele Beretta si trova tra le mani un nuovo e oscuro caso, ma a complicare maggiormente l’indagine compare la polizia giudiziaria dell’esercito svizzero, la quale ha totale giurisdizione sui campi internati e il relativo compito investigativo. Da una prima constatazione sul posto, sembra che le vittime siano state giustiziate in maniera brutale con un’arma da fuoco. Il Beretta intraprende così da comprimario la nebulosa indagine, aiutato in maniera informale dall’amico ed ex appuntato della gendarmeria Tranquillo Bernasconi, ormai in pensione da qualche anno ma pronto a tornare in azione.

Come se non bastasse, nell’intreccio si inserisce a sorpresa anche Sterlina, la compagna del Beretta, la quale svela il suo misterioso passato e cosa l’ha condotta a trasferirsi nel malfamato quartiere Sassello di Lugano. I suoi legami con l’orrendo delitto getteranno però un’ombra sull’intera vicenda: riuscirà il delegato Beretta a risolvere tutti i suoi dubbi e a sbrogliare l'intricato caso?



Recensione

Con Il dubbio del delegato, pubblicato nel 2024, Dario Galimberti torna a raccontare le indagini di Ezechiele Beretta immergendo il lettore in una delle pagine meno conosciute della storia svizzera legata alla Seconda guerra mondiale. Il romanzo prende infatti avvio da un contesto storico preciso e raramente esplorato nella narrativa di genere: l’arrivo in Svizzera, tra il giugno e il luglio del 1940, di circa 13.000 soldati polacchi costretti a rifugiarsi nella Confederazione dopo la caduta della Polonia. Internati in campi appositi, questi uomini non rimangono però inattivi, ma vengono impiegati in lavori forestali e agricoli, contribuendo alla vita quotidiana delle comunità locali ticinesi. È da questo sfondo che si sviluppa un giallo storico denso, atmosferico e costruito con grande attenzione al dettaglio.


L’azione si colloca nell’antivigilia di Natale del 1941, in una Lugano avvolta dalla neve e dal clima sospeso della guerra “vicina ma non presente”. È proprio in questo scenario che il delegato Beretta viene convocato a Vico Morcote, dove si è consumato un delitto tanto brutale quanto inspiegabile: tre soldati polacchi, internati nel campo vicino, sono stati trovati uccisi. La scena si presenta fin da subito complessa e difficilmente leggibile, aggravata dalle condizioni atmosferiche che rendono difficile la raccolta di indizi e la stessa comprensione dell’accaduto.


Al suo fianco ritroviamo Tranquillo Bernasconi, ormai in pensione ma ancora pienamente coinvolto nelle indagini, figura ormai insostituibile per Beretta. La loro dinamica consolidata si conferma uno degli elementi più riusciti della serie: da un lato la razionalità metodica del delegato, dall’altro l’esperienza concreta e istintiva dell’ex agente, capace di leggere situazioni e persone con un approccio più diretto e meno istituzionale. A complicare ulteriormente il quadro interviene anche la polizia giudiziaria militare, rappresentata dal giovane tenente François Dupond, chiamata a occuparsi ufficialmente del caso in quanto le vittime sono soldati. La collaborazione tra autorità civili e militari si rivela subito delicata e carica di tensioni, ma al tempo stesso permette a Beretta di continuare a esercitare il proprio intuito investigativo.


L’indagine si sviluppa seguendo una rete di interrogativi sempre più fitta. Uno dei tre soldati, Jan Novak, risulta aver avuto contatti con una misteriosa donna avvolta in un tabarro, incontrata illegalmente nei pressi del campo d’internamento. La sua identità diventa immediatamente uno degli enigmi centrali del romanzo: è possibile che sia lei la responsabile degli omicidi? Oppure si tratta solo di un frammento di una vicenda più ampia e complessa? A questo si aggiungono ulteriori elementi enigmatici, come una vecchia pistola Nagant M1895 utilizzata per l’omicidio e il misterioso rifiuto di Novak di tornare a lavorare in una zona boschiva nei pressi di Carona, senza fornire alcuna spiegazione.


Galimberti costruisce la narrazione come un intreccio di piste investigative che si aprono progressivamente, senza mai concedere soluzioni immediate. Il romanzo non si limita a raccontare un’indagine, ma ricostruisce un mondo storico e sociale preciso, in cui la presenza dei soldati polacchi internati diventa un elemento fondamentale non solo per il caso criminale, ma anche per la comprensione delle tensioni del periodo. La Svizzera di confine, neutrale ma attraversata dalle conseguenze della guerra, emerge come un ambiente complesso, fatto di regole rigide, sospetti e rapporti umani delicati.


Uno degli elementi più affascinanti del romanzo è la capacità dell’autore di integrare la dimensione storica con quella quasi “misteriosa” dell’indagine. Il caso non si sviluppa solo su basi razionali, ma lascia spazio a elementi ambigui e inquietanti, fino alla comparsa di una figura spettrale che introduce una componente quasi leggendaria nella trama. Questo elemento, pur restando sempre ancorato a una narrazione realistica, contribuisce a rafforzare il senso di incertezza che attraversa l’intero libro.


Sul piano dei personaggi, oltre a Beretta e Bernasconi, trova spazio anche Sterlina, la compagna del delegato, la cui assenza temporanea per una partenza improvvisa durante il periodo natalizio aggiunge una nota personale e destabilizzante alla vicenda. La sua lontananza incide infatti sulla lucidità del protagonista, che si trova a dover affrontare il caso in un momento emotivamente meno stabile del solito.


Se si osserva Il dubbio del delegato all’interno della serie, il romanzo rappresenta una tappa significativa nell’evoluzione del personaggio di Ezechiele Beretta. In L’angelo del lago, il delegato era introdotto come un investigatore lucido e rigoroso, impegnato a decifrare un omicidio avvenuto nel quartiere Sassello di Lugano. In Un’ombra sul lago, la dimensione emotiva diventava più centrale, soprattutto nel contesto drammatico del rapimento di una bambina che metteva in crisi le certezze del protagonista. Con La ruggine del tempo, invece, Beretta si confrontava con un’indagine che scavava nel passato remoto, dimostrando quanto la verità potesse essere deformata dal tempo.


Il dubbio del delegato raccoglie queste tre anime della serie e le rielabora in una sintesi più matura. Il rigore investigativo, la componente emotiva e la dimensione storica si fondono in un’unica narrazione, ma ciò che cambia profondamente è il ruolo del protagonista: qui Beretta non è soltanto un risolutore di casi, ma un uomo costretto a convivere con l’incertezza. Il dubbio diventa parte integrante del suo metodo, quasi un elemento necessario per procedere in un’indagine dove le prove non sono mai del tutto definitive e le verità possibili si moltiplicano.


Lo stile di Galimberti si conferma solido e attento alla costruzione dell’atmosfera. La Lugano innevata, i villaggi del Ticino, i boschi e le zone di confine contribuiscono a creare un ambiente narrativo denso e coerente, in cui la natura stessa sembra partecipare al mistero. La scrittura privilegia la chiarezza e la progressione logica, ma non rinuncia a momenti più evocativi, soprattutto quando si inseriscono elementi legati alla memoria storica e alla percezione del passato.


Nel complesso, si tratta di un giallo storico ricco e stratificato, che non si limita a proporre un enigma da risolvere, ma invita il lettore a riflettere sulla fragilità della verità e sulla difficoltà di arrivare a una certezza assoluta. È un romanzo che conferma la crescita della serie e la capacità dell’autore di mantenere viva l’attenzione attraverso un equilibrio ben dosato tra indagine, contesto storico e introspezione psicologica.


Il romanzo  è consigliato agli amanti del giallo storico e delle indagini ambientate nel Novecento, a chi apprezza romanzi in cui la ricostruzione storica si intreccia con il mistero investigativo e a chi ha già seguito la serie di Ezechiele Beretta (L’angelo del lago, Un’ombra sul lago, La ruggine del tempo) e desidera un’evoluzione più complessa e matura del protagonista. È inoltre indicato per i lettori che amano le atmosfere fredde, sospese e cariche di tensione psicologica, dove il dubbio diventa parte integrante della narrazione.



Alcune note su Dario Galimberti

Dario Galimberti è architetto e vive a Lugano in Svizzera. Già responsabile del corso di laurea in Architettura della Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana e professore in progettazione architettonica. Ha vinto nel 2019 il Premio letterario “Fai viaggiare la tua storia” e nel 2020 il “Premio laghi”. Il suo sito web è https://galimberti.vitruvio.ch


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