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RECENSIONE: Killergarten (Nicola Brunialti)

3 ore fa
Tempo di lettura: 9 min



Autore: Nicola Brunialti

Editore: Gallucci, 2026

Pagine: 448

Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea

Prezzo:  € 17.00 (cartaceo), € 8.99 (ebook)

Acquista: Libro, Ebook



Trama

Michael è un inaffidabile donnaiolo e uno scommettitore patologico, pieno di debiti fino al collo. Non certo il tipo che ti aspetti quando pensi a un famoso scrittore di storie per bambini. Eppure, i proventi dei romanzi ispirati ai giocattoli della sua infanzia hanno sovvenzionato per anni il suo discutibile stile di vita. Fino a oggi. I tempi sono cambiati, le vendite crollate, l’editore lo ha piantato in asso e lui deve restituire ancora una discreta sommetta all’implacabile strozzino che ha alle calcagna. Per trarsi d’impaccio, Michael decide di nascondersi nella villa di famiglia abbandonata, su un’isola al centro di un lago, e scrivere una storia horror per ragazzi che spera faccia la sua fortuna. Niente di più appropriato, dal momento che la dimora in cui si appresta a recludersi è nota in zona come la “casa maledetta” dalla tragica morte della sua sorellina. Sin dall’arrivo, infatti, Michael si accorge con una certa apprensione di strane coincidenze, oggetti fuori posto, eventi inspiegabili. Solo suggestione? Forse, o forse no. Tra mistero e sarcasmo, Nicola Brunialti ci presenta la persona a cui non vorremmo mai affidarci e ci lascia in sua compagnia nell’ultimo luogo in cui vorremmo ritrovarci. I sogni d’oro sono finiti per sempre.


Recensione

La paura può nascondersi nei luoghi più insospettabili, ma diventa ancora più inquietante quando si intreccia con i ricordi, le colpe e le debolezze di chi si trova costretto ad affrontarla. È questa la premessa da cui prende forma Killergarten, il romanzo di Nicola Brunialti: una storia che unisce mistero, horror e sarcasmo, mettendo al centro un protagonista decisamente lontano dall'immagine dell'eroe tradizionale.


Michael è uno scrittore famoso per i suoi libri destinati ai bambini, racconti ispirati ai giocattoli della sua infanzia che gli hanno permesso, per anni, di mantenere uno stile di vita decisamente discutibile. Dietro il successo professionale si nasconde, infatti, un uomo inaffidabile, donnaiolo e affetto da una dipendenza patologica dal gioco d'azzardo. I debiti si accumulano, le vendite dei suoi libri crollano e l'editore decide di abbandonarlo proprio quando avrebbe più bisogno di lui. A complicare ulteriormente la situazione c'è uno strozzino che pretende la restituzione del denaro e non sembra disposto a concedergli altro tempo.


Michael si ritrova così in una condizione dalla quale sembra difficile uscire. Il suo problema non è soltanto economico: deve fare i conti con le conseguenze delle proprie scelte e con una vita che, nonostante il successo raggiunto in passato, sta rapidamente perdendo ogni equilibrio.


La soluzione che immagina è quella di allontanarsi da tutto e trovare un posto nel quale nascondersi, provando contemporaneamente a rilanciare la propria carriera. Decide quindi di rifugiarsi nella vecchia villa di famiglia, abbandonata e situata su un'isola al centro di un lago. Qui spera di riuscire a scrivere una nuova storia horror per ragazzi, nella convinzione che un libro di successo possa aiutarlo a risolvere i suoi problemi finanziari.


Il progetto, però, presenta un particolare tutt'altro che trascurabile: la villa è conosciuta nella zona come la casa maledetta, a causa della tragica morte della sorellina di Michael.

La scelta del luogo diventa così il primo elemento capace di alimentare la curiosità del lettore. Michael vuole trovare un rifugio tranquillo nel quale lavorare, ma decide di farlo proprio in una dimora legata a un episodio doloroso del suo passato. L'isolamento che dovrebbe proteggerlo finisce per esporlo a un'inquietudine difficile da ignorare.


L'ambientazione è uno degli aspetti più suggestivi della premessa narrativa. Una villa abbandonata, collocata su un'isola in mezzo a un lago e segnata da una tragedia familiare, possiede già tutti gli elementi necessari per creare un'atmosfera sinistra. La distanza dal mondo esterno, la reputazione del luogo e il peso dei ricordi contribuiscono a trasformare quello che dovrebbe essere un rifugio in uno spazio carico di interrogativi.


Michael non impiega molto a rendersi conto che qualcosa sembra non funzionare come dovrebbe. Comincia a notare strane coincidenze, oggetti fuori posto ed eventi che non riesce a spiegarsi. Sono particolari che incrinano progressivamente la sua tranquillità e alimentano il dubbio sulla natura di ciò che sta accadendo.


Si tratta davvero di fenomeni inspiegabili oppure è soltanto la suggestione di un uomo già provato dalle difficoltà personali? La casa è realmente maledetta o la paura nasce anche dal peso della storia familiare e dalla condizione psicologica del protagonista?


È proprio questa incertezza a rendere interessante la situazione iniziale. Il lettore è invitato a interrogarsi su ciò che vede Michael, senza poter stabilire immediatamente se dietro gli avvenimenti si nasconda una spiegazione razionale oppure qualcosa che sfugge alla comprensione.


La villa non è, dunque, soltanto uno scenario nel quale ambientare una storia horror. È un luogo legato al passato del protagonista, una presenza che incombe sulla vicenda e che sembra mettere in discussione la possibilità stessa di trovare pace. La morte della sorellina introduce una dimensione personale nel mistero, evitando che la casa venga percepita esclusivamente come un espediente per creare paura.


C'è poi un contrasto particolarmente efficace nella situazione di Michael: un uomo che deve inventare storie dell'orrore per recuperare il successo si ritrova in un ambiente nel quale gli avvenimenti sembrano superare i confini della sua immaginazione. La sua professione, inizialmente pensata come una possibile via d'uscita, finisce così per intrecciarsi con un'esperienza che non può controllare attraverso la scrittura.


Uno degli elementi più interessanti del romanzo è la caratterizzazione del protagonista. Michael non è un personaggio costruito per suscitare immediatamente simpatia: le sue abitudini, le sue debolezze e il modo in cui ha gestito la propria vita lo rendono una figura scomoda, della quale è difficile fidarsi.


È un uomo che ha beneficiato a lungo dei guadagni ottenuti attraverso i suoi libri, ma che ha anche sperperato le proprie risorse, lasciandosi trascinare dal gioco e da uno stile di vita irresponsabile. Quando le circostanze cambiano, si ritrova a dover affrontare problemi che non può più rimandare.


Questa scelta narrativa mi sembra interessante perché allontana la storia dai protagonisti tradizionali dell'horror, spesso rappresentati come persone comuni che si ritrovano improvvisamente vittime di eventi terribili. Michael, invece, arriva alla villa già segnato da una serie di errori e difficoltà. La situazione nella quale si trova non nasce esclusivamente da ciò che potrebbe nascondersi nella casa, ma anche dalle decisioni che lo hanno condotto fin lì.


Il lettore può quindi provare curiosità per il suo destino senza essere obbligato a condividere le sue scelte. È un personaggio che deve affrontare una situazione inquietante, ma che non può semplicemente presentarsi come una vittima innocente delle circostanze.

Anche il suo tentativo di scrivere un nuovo libro assume un significato particolare. Michael cerca di trasformare il proprio talento professionale in uno strumento di salvezza, sperando che una nuova storia gli permetta di guadagnare abbastanza da liberarsi dai debiti. La scrittura diventa così una necessità concreta, legata alla sopravvivenza economica, oltre che il suo mestiere.


Il contrasto tra la sua attività creativa e la situazione in cui si trova costituisce uno dei punti di partenza più curiosi della vicenda. Michael è abituato a inventare paure per i suoi lettori, ma ora deve confrontarsi con avvenimenti che non riesce a interpretare con la stessa sicurezza con cui costruisce le proprie storie.


Killergarten non si presenta soltanto come un racconto di fantasmi o una storia ambientata in una casa maledetta. La componente sarcastica, dichiarata nella presentazione del romanzo, contribuisce a distinguere la vicenda da un horror costruito esclusivamente sull'inquietudine.


La personalità di Michael si presta a questo intreccio di registri. La sua situazione è seria, i debiti lo mettono alle strette e la villa sembra riservargli esperienze sempre più difficili da comprendere. Allo stesso tempo, il suo comportamento e le sue contraddizioni offrono un punto di osservazione meno convenzionale.


Il sarcasmo può così convivere con la tensione, mettendo in evidenza le debolezze di un uomo che non ha saputo gestire la propria esistenza e che ora cerca una soluzione disperata. La sua condizione è problematica, ma non viene presentata attraverso la figura rassicurante di qualcuno che ha sempre agito nel modo giusto.


È proprio questo contrasto a rendere la premessa interessante: da una parte c'è la minaccia rappresentata dalla villa, dall'altra un protagonista che porta con sé un bagaglio di errori, responsabilità e necessità molto concrete.


Anche il rapporto tra infanzia e orrore contribuisce alla particolarità del romanzo. Michael ha costruito la propria fama attraverso libri per bambini ispirati ai giocattoli della sua infanzia, mentre adesso vuole cimentarsi con una storia horror per ragazzi. Il mondo della fantasia, tradizionalmente associato al gioco e alla meraviglia, si intreccia così con una realtà nella quale dominano il timore e l'incertezza.


Non è necessario conoscere in anticipo gli sviluppi della vicenda per cogliere la forza di questo contrasto. Basta osservare la situazione di partenza: uno scrittore che vuole inventare una storia spaventosa si ritrova in una casa che porta già con sé una reputazione sinistra e un passato doloroso.


La morte della sorellina di Michael è un elemento centrale della premessa, perché lega la villa alla storia personale del protagonista. Non si tratta semplicemente di una dimora abbandonata nella quale rifugiarsi per sfuggire ai creditori: è un luogo che conserva il ricordo di una tragedia e che, proprio per questo, assume un significato diverso.


Il passato familiare aggiunge profondità al mistero e contribuisce a rendere l'ambientazione meno intercambiabile. Una casa isolata può essere inquietante per la sua posizione o per il suo stato di abbandono, ma diventa ancora più suggestiva quando è associata a un evento doloroso e a una reputazione che continua a condizionare il modo in cui viene percepita.


In questo contesto, le strane coincidenze e gli oggetti fuori posto acquistano un valore particolare. Non sono soltanto dettagli che servono ad alimentare la suspense, ma elementi che contribuiscono a mettere in dubbio la tranquillità del protagonista e la possibilità di considerare la villa un semplice rifugio.


È importante, però, non anticipare spiegazioni o rivelazioni che appartengono allo sviluppo della storia. La curiosità nasce proprio dall'incertezza: il lettore deve poter scoprire attraverso la lettura se gli eventi abbiano una spiegazione plausibile o se la casa custodisca qualcosa che non può essere ricondotto alla sola suggestione.


Il mistero funziona, almeno nelle premesse, perché si sviluppa su due piani. Da una parte c'è la situazione immediata di Michael, che deve sottrarsi ai creditori e trovare una soluzione alla propria crisi professionale. Dall'altra c'è il legame con una vicenda familiare dolorosa, che rende il luogo scelto per nascondersi molto più complesso di quanto potrebbe sembrare.


La villa diventa così il punto d'incontro tra le difficoltà del presente e un passato che non può essere liquidato con facilità.


Con Killergarten, Nicola Brunialti propone una combinazione di elementi che può attirare lettori diversi: l'atmosfera della casa maledetta, il mistero legato a una tragedia familiare, le difficoltà di un protagonista moralmente discutibile e il contrasto tra horror e sarcasmo.


Ciò che mi incuriosisce maggiormente è il modo in cui questi elementi vengono accostati fin dall'inizio. Michael non arriva nella villa per una semplice vacanza né per cercare un'esperienza particolare: vuole nascondersi, recuperare la propria stabilità economica e ritrovare il successo attraverso la scrittura. La casa, però, sembra destinata a complicare ulteriormente i suoi progetti.


L'isolamento dell'isola rende la situazione ancora più efficace sul piano della premessa. Un uomo che desidera sottrarsi alle conseguenze delle proprie azioni sceglie un luogo lontano dal resto del mondo, ma finisce per trovarsi in uno spazio nel quale non può fare affidamento sulla normale tranquillità della vita quotidiana.


Il mistero si intreccia così con una crisi personale, evitando di dipendere soltanto dalla presenza di fenomeni inspiegabili. Michael ha già problemi concreti prima ancora di arrivare alla villa; ciò che accade dopo si inserisce in una situazione che è precaria fin dall'inizio.


Per valutare pienamente la riuscita del romanzo sarebbe naturalmente necessario considerare anche lo sviluppo della tensione, l'evoluzione dei personaggi e la conclusione del mistero. La premessa, da sola, non permette di dare per scontato che ogni elemento trovi una soluzione altrettanto convincente. È però sufficiente a delineare una storia che punta sull'incontro tra un protagonista scomodo e un'ambientazione capace di generare inquietudine.


L'aspetto che trovo più interessante di Killergarten è il contrasto tra la vita disordinata di Michael e il luogo nel quale decide di rifugiarsi. Da un lato ci sono i debiti, il gioco d'azzardo e la perdita del successo professionale; dall'altro una villa abbandonata, isolata su un'isola e legata alla morte della sorellina del protagonista.


È una situazione che crea curiosità perché mette insieme una crisi molto concreta e un mistero dalle tinte soprannaturali. Michael vorrebbe risolvere i propri problemi attraverso la scrittura, ma si ritrova in un ambiente nel quale la distinzione tra immaginazione e realtà sembra diventare sempre più incerta.


Apprezzo inoltre la scelta di un protagonista che non cerca necessariamente di apparire virtuoso. Le sue contraddizioni contribuiscono a rendere la vicenda meno convenzionale e si accordano con la presenza del sarcasmo, che promette di affiancare l'inquietudine senza trasformare il romanzo in un horror esclusivamente cupo.


La villa costituisce il principale elemento di richiamo: non soltanto un luogo sinistro, ma uno spazio legato al passato del protagonista, nel quale ogni particolare può alimentare nuovi dubbi. È un'ambientazione che invita a proseguire la lettura per comprendere che cosa si nasconda dietro gli eventi inspiegabili e quanto il passato possa ancora influenzare il presente.


Nel complesso, Killergarten si presenta come un romanzo dalla premessa intrigante, capace di mescolare mistero, paura e ironia attraverso un personaggio lontano dagli eroi tradizionali. Il suo punto di forza, almeno nell'impianto narrativo, è l'incontro tra la dimensione soprannaturale e le fragilità umane, senza rinunciare a una componente sarcastica che può rendere la storia meno prevedibile.


Consiglio il libro agli appassionati di horror e mistero, a chi ama le ambientazioni isolate e le case dal passato inquietante e a chi preferisce protagonisti imperfetti, con debolezze e responsabilità che non possono essere ignorate. Può interessare anche a chi cerca una storia capace di accostare atmosfere cupe e sarcasmo, con un protagonista costretto a confrontarsi tanto con i propri errori quanto con eventi che non riesce a spiegarsi.



Alcune note su Nicola Brunialti

Nicola Brunialti ha lavorato come pubblicitario per anni, firmando celebri campagne, tra cui quelle di Lavazza, Tim, Alitalia. È autore di Chi ha incastrato Peter Pan? e di altri programmi televisivi; ha scritto le canzoni Dormono tutti per Renato Zero e, con Simone Cristicchi, Abbi cura di me. Dal 2010 si dedica a tempo pieno alla scrittura di romanzi e di serie tv d’animazione per ragazzi. Incontra spesso i suoi lettori in occasione di festival letterari e nelle scuole.


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