top of page

RECENSIONE: Segreti sommersi (Loreth Anne White)

9 minuti fa
Tempo di lettura: 9 min



Autore: Loreth Anne White

Traduttore: Roberta Marasco

Editore: Indomitus Publishing, 2026

Pagine: 386

Genere: Narrativa straniera, Narrativa moderna e contemporanea, Thriller

Prezzo:  € 18.99 (cartaceo), € 6.99 (ebook)

Acquista: Libro, Ebook



Trama

Chloe Cooper è invisibile. Socialmente impacciata, passa le giornate a portare a spasso cani, servire cocktail, accudire una madre malata. Ma la sua vera vita è nascosta: dietro le finestre illuminate dei vicini. Osserva. Inventa storie. Non si avvicina mai. Finché arrivano loro. Jemma Spengler, influencer dal sorriso perfetto. Adam, chirurgo di successo, marito apparentemente devoto. Ricchi, belli, trasferiti nel Pacifico Nord-Occidentale per un nuovo inizio: un matrimonio da salvare, un passato tragico da seppellire. Casa con vetrate spalancate. Vite esposte. Troppo perfetti. Troppo vulnerabili. E Jemma prova subito la snervante sensazione di essere osservata. Una mattina nebbiosa sulla spiaggia deserta, Chloe assiste a tutto: una nuotatrice solitaria, un corpo che affonda. Un omicidio. E il sospetto che si insinua come acqua salmastra: quei vicini forse nascondono qualcosa di oscuro. Ma mentre la detective che si occupa del caso stringe il cerchio, le maschere iniziano a cadere una dopo l'altra. I segreti sommersi non appartengono solo ai coniugi Spengler. E Chloe non è l'unica spettatrice. In questo intreccio di sguardi e menzogne, chi sta davvero osservando chi?


Recensione

Quanto possiamo conoscere davvero le persone che ci circondano? A volte basta una finestra illuminata, un gesto osservato di sfuggita o un comportamento apparentemente insignificante per convincerci di aver compreso una vita che, in realtà, rimane per noi un mistero. Ma ciò che vediamo corrisponde davvero alla verità oppure è soltanto una storia che abbiamo costruito nella nostra mente? È proprio su questa sottile distanza tra realtà e apparenza che si sviluppa Segreti sommersi, un romanzo che mette al centro lo sguardo, la curiosità e quei segreti che possono trasformare vite apparentemente ordinarie in qualcosa di molto più inquietante.


La protagonista, Chloe Cooper, è una donna che sembra vivere ai margini, incapace di trovare una collocazione davvero soddisfacente nel mondo che la circonda. Socialmente impacciata, trascorre le giornate occupandosi di attività diverse: porta a spasso cani, serve cocktail e si prende cura della madre malata. La sua esistenza, almeno in apparenza, non presenta nulla di particolarmente straordinario. Eppure, dietro questa quotidianità si nasconde un'abitudine che racconta molto della sua personalità: Chloe ama osservare i vicini attraverso le finestre illuminate delle loro case, immaginando le loro storie e cercando di ricostruire le loro esistenze senza entrare direttamente in contatto con loro.


È un comportamento che suscita immediatamente una certa inquietudine, perché trasforma la vita privata degli altri in uno spettacolo al quale assistere da una posizione privilegiata. Chloe guarda, interpreta, immagina. Non conosce necessariamente le persone che osserva, ma sembra trovare nelle loro vite qualcosa che manca alla propria. Le finestre diventano così una sorta di confine tra due mondi: da una parte c'è la sua solitudine, dall'altra la quotidianità degli sconosciuti, con le loro abitudini e le loro relazioni.


Quello che potrebbe sembrare soltanto un passatempo insolito assume progressivamente un significato più complesso. Osservare una persona, infatti, non equivale a conoscerla. Ciò che si vede dall'esterno è inevitabilmente parziale e ogni interpretazione rischia di essere influenzata dalle aspettative di chi guarda. Chloe si muove proprio in questo territorio ambiguo, nel quale la curiosità può facilmente trasformarsi in ossessione e l'immaginazione può confondere il confine tra ciò che è reale e ciò che viene soltanto supposto.


L'equilibrio della sua esistenza cambia quando nel vicinato arrivano Jemma Spengler e suo marito Adam. La coppia sembra incarnare un modello di vita desiderabile: Jemma è un'influencer dal sorriso perfetto, mentre Adam è un chirurgo di successo, apparentemente devoto alla moglie. Sono ricchi, belli e sembrano avere tutto ciò che serve per essere felici. Si trasferiscono nel Pacifico nord-occidentale alla ricerca di un nuovo inizio, portando con sé un matrimonio da salvare e un passato tragico che vorrebbero lasciarsi alle spalle.


La loro abitazione, caratterizzata da grandi vetrate, diventa immediatamente un punto d'osservazione privilegiato per Chloe. Quella casa sembra offrire uno sguardo diretto sulla vita dei suoi abitanti, quasi che non esistessero più confini tra spazio privato e mondo esterno. Ma proprio l'apparente trasparenza della coppia contribuisce ad alimentare i dubbi. Una vita che sembra perfetta può davvero esserlo? E quanto è possibile conoscere una relazione limitandosi a osservare ciò che i suoi protagonisti lasciano vedere?


Jemma e Adam portano con sé una storia che non può essere ridotta alla bella immagine che mostrano agli altri. Il loro trasferimento rappresenta il tentativo di ricominciare, ma il passato non è qualcosa che si possa cancellare semplicemente cambiando casa. Le esperienze dolorose continuano a lasciare tracce e ciò che si cerca di nascondere può riemergere in forme impreviste. In questo scenario, la curiosità di Chloe incontra una realtà molto più complessa di quella che potrebbe immaginare guardando attraverso una finestra.


Anche Jemma, del resto, comincia presto a provare la sensazione inquietante di essere osservata. Il gioco degli sguardi assume così una dimensione diversa: non c'è più soltanto una donna che spia la vita dei vicini, ma anche la possibilità che qualcuno stia osservando lei. La situazione diventa progressivamente più ambigua e il lettore è portato a interrogarsi sulla posizione dei personaggi, sulle loro intenzioni e su ciò che potrebbero nascondere.


Il passaggio decisivo avviene durante una mattina nebbiosa, su una spiaggia deserta. Chloe assiste a una scena drammatica: una nuotatrice solitaria e un corpo che scompare sotto la superficie dell'acqua. Quello che vede è destinato a trasformare la sua curiosità in qualcosa di molto più serio, perché l'episodio apre la strada a un'indagine per omicidio.


Da quel momento, ogni osservazione può assumere un significato nuovo. Chloe non è più soltanto una donna interessata alle vite altrui: diventa una figura legata a un caso nel quale ciò che è stato visto, ciò che è stato compreso e ciò che può essere dimostrato rischiano di non coincidere. La detective che si occupa dell'indagine cerca di ricostruire gli avvenimenti, mentre le certezze iniziali cominciano a vacillare e i segreti non riguardano più soltanto i coniugi Spengler.


È qui che il romanzo sviluppa uno dei suoi aspetti più interessanti: la difficoltà di distinguere ciò che sappiamo da ciò che crediamo di sapere. Un testimone può aver assistito a una scena senza comprenderne completamente il significato; un comportamento può apparire sospetto senza costituire una prova; una persona può presentarsi in un modo e nascondere una realtà completamente diversa. Il mistero si alimenta proprio di queste incertezze, costringendo a riconsiderare le prime impressioni.


Loreth Anne White costruisce la vicenda intrecciando il mistero investigativo con le dinamiche del thriller domestico. Non è sufficiente chiedersi che cosa sia successo sulla spiaggia: occorre capire quali segreti si nascondano dietro le relazioni, quali verità siano state tenute nascoste e quanto le persone coinvolte siano disposte a fare per proteggere la propria immagine. Il delitto diventa il punto di partenza di una storia nella quale il sospetto si estende progressivamente e nessuno sembra poter essere considerato completamente al riparo da domande scomode.


Mi interessa particolarmente il modo in cui questa premessa mette in discussione il rapporto tra osservazione e conoscenza. Siamo abituati a costruire giudizi sulle persone sulla base di quello che mostrano, dei loro comportamenti e delle immagini che scelgono di condividere. Eppure, conoscere una parte della vita di qualcuno non significa comprenderne davvero la personalità. La vicenda di Jemma, influencer abituata a mostrarsi, rende questo contrasto particolarmente evidente: essere visibili non significa necessariamente essere autentici, così come avere una vita apparentemente invidiabile non significa essere privi di problemi.


Le grandi vetrate della casa acquistano, in questa prospettiva, un valore simbolico. Permettono di vedere gli interni, ma non consentono di entrare nella mente di chi li abita. Mostrano gesti e abitudini, non necessariamente le motivazioni che li determinano. La trasparenza, quindi, è soltanto apparente: anche quando sembra di avere tutto davanti agli occhi, una parte fondamentale della realtà può continuare a sfuggire.


Un discorso altrettanto interessante riguarda Chloe. La sua abitudine di osservare gli altri può apparire invadente e persino disturbante, ma rivela anche una condizione di solitudine e un bisogno di avvicinarsi a esistenze diverse dalla propria. Guardare da lontano permette di partecipare indirettamente alla vita degli altri senza esporsi alle difficoltà delle relazioni reali. È una posizione che, tuttavia, presenta un limite evidente: chi rimane fuori può soltanto interpretare ciò che vede, senza avere la certezza di comprenderlo correttamente.


La protagonista diventa così una figura ambigua, difficile da liquidare con un giudizio immediato. Il suo comportamento solleva interrogativi sulla distanza tra curiosità e ossessione, sul bisogno di sentirsi parte di qualcosa e sulla facilità con cui si possono costruire convinzioni a partire da informazioni incomplete. In un thriller fondato sui segreti, anche il modo in cui guardiamo chi osserva assume importanza: siamo davvero in grado di giudicare Chloe senza fermarci alle sue stranezze?


Il titolo stesso richiama efficacemente il nucleo della storia. I segreti sommersi sono quelli che non vengono dichiarati, le verità che rimangono nascoste sotto una superficie apparentemente tranquilla e i ricordi che continuano a condizionare il presente. L'acqua diventa un'immagine suggestiva di ciò che sfugge allo sguardo: ciò che si trova in profondità non è immediatamente visibile, ma può riaffiorare e cambiare il significato di tutto quello che sembrava certo.


In questo senso, il titolo non riguarda soltanto il mistero legato alla spiaggia, ma si accorda con l'intera costruzione narrativa. Le vite dei personaggi sono come superfici sulle quali si riflettono immagini parziali. Sotto, esiste una realtà più complessa, fatta di rapporti difficili, esperienze dolorose e segreti che non possono essere ignorati per sempre.


Un altro elemento che rende interessante questa premessa è il contrasto tra la dimensione privata e quella pubblica. Da una parte abbiamo Chloe, che osserva le vite altrui senza parteciparvi direttamente; dall'altra Jemma, che è abituata a mostrarsi attraverso la propria immagine pubblica. Sono due modi diversi di rapportarsi alla visibilità: una cerca di conoscere gli altri restando nascosta, l'altra sembra vivere sotto lo sguardo altrui. Eppure, entrambe le posizioni sollevano la stessa domanda: quanto di ciò che vediamo corrisponde davvero alla persona che abbiamo davanti?


Il romanzo si inserisce così nel filone dei thriller psicologici che sfruttano le contraddizioni della vita quotidiana per creare inquietudine. Non occorre necessariamente un ambiente isolato o una situazione straordinaria per generare tensione: a volte basta un vicinato apparentemente tranquillo, una coppia che sembra avere tutto e una donna che osserva da lontano. È proprio la normalità a diventare sospetta quando si comincia a intuire che dietro di essa esistono aspetti che nessuno vuole mostrare.


Personalmente, trovo che il punto di partenza più efficace sia proprio questa idea: la curiosità nei confronti degli altri può diventare una porta d'accesso a un mondo che non siamo preparati a comprendere. Chloe comincia osservando per immaginare, ma gli eventi la portano a confrontarsi con una realtà nella quale le interpretazioni non sono sufficienti e ogni dettaglio può assumere un peso diverso. La sua posizione, inizialmente marginale, si inserisce così in un'indagine in cui le apparenze non offrono più alcuna garanzia.


Segreti sommersi si rivolge soprattutto a chi ama i thriller nei quali il mistero nasce dalle relazioni umane e dalla difficoltà di conoscere davvero le persone. È una storia che mette al centro lo sguardo, il sospetto e le verità nascoste, scegliendo una situazione quotidiana come punto di partenza per sviluppare un intreccio inquietante. Il suo interesse non risiede soltanto nella ricerca del responsabile di un omicidio, ma anche nelle domande che emergono osservando i personaggi e cercando di capire quanto ci sia di autentico nelle loro vite.


Alla fine, rimane una riflessione che va oltre il caso investigativo: siamo davvero capaci di vedere gli altri per quello che sono, oppure finiamo per conoscere soltanto la versione che ci viene mostrata, completandola con le nostre supposizioni? È una domanda che riguarda tanto i protagonisti quanto noi lettori, chiamati a distinguere gli indizi dalle interpretazioni e la realtà dalle apparenze.


Consiglio Segreti sommersi a chi ama i thriller psicologici e i domestic thriller, soprattutto quando il mistero si intreccia con la vita privata, le relazioni e le identità nascoste. È indicato per i lettori che apprezzano i personaggi ambigui, le coppie apparentemente perfette, i segreti del passato e le indagini nelle quali ogni certezza può essere messa in discussione. Lo suggerisco anche a chi trova interessante il tema dell'osservazione degli altri e del confine tra ciò che vediamo e ciò che immaginiamo, perché è proprio in questa distanza che la storia trova uno dei suoi elementi più significativi.



Alcune note su Loreth Anne White

Loreth Anne White è un’autrice bestseller di thriller, gialli e romanzi di suspense. Con oltre 4 milioni di libri venduti in tutto il mondo e tradotti in più di 20 lingue, è vincitrice del Canadian Crime Writers Award, candidata all’ITW Thriller Award, finalista per tre volte al RITA Award, vincitrice del Daphne du Maurier Award, finalista all’Arthur Ellis Award e vincitrice di numerosi altri premi del settore. Giornalista in via di guarigione, ha lavorato sia in Sudafrica che in Canada e ora vive nel Pacifico nord-occidentale, dividendo il suo tempo tra l’isola di Vancouver, una stazione sciistica nelle Coast Mountains e una rustica baita in riva a un lago nella regione del Cariboo. Quando non scrive o non immagina nuove trame, la si può trovare sui laghi, nell’oceano o sui sentieri, dove cerca – senza successo – di evitare gli orsi. Maggio informazioni su https://www.lorethannewhite.com/


Commenti


©2020 di Dalla carta allo schermo.

bottom of page