RECENSIONE: L'equilibrio delle lucciole (Valeria Tron)




Autore: Valeria Tron

Editore: Salani, 2022

Pagine: 400

Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea

Prezzo: € 18.00 (cartaceo), € 11.99 (ebook)

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Trama

Ogni punto di partenza ha bisogno di un ritorno. Per riconciliarsi con il mondo, dopo una storia d'amore finita, Adelaide torna nel paese in cui è nata, un pugno di case in pietra tra le montagne aspre della Val Germanasca: una terra resistente dove si parla una lingua antica e poetica. È lì per rifugiarsi nel respiro lungo della sua infanzia, negli odori familiari di bosco e legna che arde, dipanare le matasse dei giorni e ricucirsi alla sua terra: 'fare la muta al cuore', come scrive nelle lettere al figlio. Ad aspettarla - insieme a una bufera di neve - c'è Nanà, ultima custode di casa, novant'anni portati con tenacia. Levì, l'altro anziano che ancora vive lassù, è stato ricoverato in clinica dopo una brutta caduta. Isolate dal mondo per quattordici giorni, nel solo spazio di quel piccolo orizzonte, le due donne si prendono cura l'una dell'altra. Mentre Adelaide si adopera per essere utile a Nanà e riportare a casa Levì, l'anziana si confida senza riserva, permettendole di entrare nelle case vuote da tempo, e consegnandole la chiave di una stanza intima e segreta che trabocca di scatole, libri ricuciti, contenitori e valigie, in cui la donna ha stipato i ricordi di molte vite, tra uomini, fiori, alberi e animali, acqua e tempo. Una biblioteca di esistenze, di linguaggi, gesti e voci, dove ogni personaggio è sentimento, un modo di amare. Fotografie, lettere, oggetti che sanno raccontare e cantare il tempo: di guerra e povertà, amori coltivati in silenzio, regole e speranza, fatica e fantasia. Un testamento corale che illumina le ombre e le rimette in equilibrio. La bellezza intensa che respira oltre la vita e rimane in attesa di parole. Tuffarsi nella memoria significa avere il coraggio di inventare un altro finale e vivere oltre il tempo che ci è stato concesso, per ritrovare il luogo intimo di ognuno. La casa.


Recensione

Questo è il primo romanzo dell’autrice. Esso è ambientato in Val Germanasca, in Piemonte, dove Adelaide, la protagonista, ritrova la sua famiglia, i luoghi dove è cresciuta e dove si parla il patois, un dialetto particolare che conoscono solo in pochi.


Adelaide ha due uomini nella sua vita: Gioele, il figlio che ama più della sua vita, ed Edoardo, il compagno che presto il suo ex. A seguito della fine della storia, Adelaide decide di tornare nel suo paese di origine dove tutto è rimasto come quando era piccola, dal modo di scaldarsi al modo di fare la spesa fino all’uso del dialetto, il Patois. Nanà è il suo punto fermo, la solidità delle tradizioni e dei veri sentimenti. Nanà ha quasi novant’anni ed è una donna che ha vissuto tutto, ha visto gli affetti partire per la guerra e ha perso i propri cari; non elargisce paroloni d’affetto ma trasmette l’amore a quella nipote attraverso i gesti e la saggezza. Adelaide aiuta l’anziana a prendersi cura di sé stessa, lavarla, vestirla e la sostiene nelle faccende domestiche. Nel paesino, però, non c'è solo la casa di Nanà, poco tempo prima c'era anche Levì, che ora è ricoverato in una casa di riposo e vivevano anche altri anziani che ora non ci sono più. Nanà conserva ancora tutte le chiavi delle case del paesino e, come una fata, le consegna una per una ad Adelaide. Per la donna entrare in queste case non significa solo polvere e ragnatele, ma soprattutto ricordi di una vita passata. Ed ecco che gli oggetti sembrano riprendere vita, le fotografie riportano a tempi passati che la novantenne fa conoscere ad Adelaide. Grazie a Nanà, la protagonista viene a conoscenza di storie d'amore, di guerra e anche di violenza. Nanà tramanda le sue conoscenze e le sue tradizioni del passato. Adelaide assimila tutto per tenerle a mente, per tenere salda e viva la memoria di queste persone e di questo paesino. Inoltre Adelaide si occupa di telefonare alla casa di riposo in cui si Levì per volerlo andare a trovare e le risponde Daniele, un infermiere che dice che la situazione è stabile, ma che vuole verificare le condizioni dell’anziano per un possibile rientro a casa. Daniele si ritrova, così, a raggiungere il paese con la neve e a dover imparare un po' di patois.


Un romanzo, questo, intenso e pieno di poesia. Un libro che apre il cuore e fa ritornare all’infanzia. Un libro che, per la sua preziosità, va centellinato.


Per quanto riguarda i personaggi, Nanà è sicuramente un personaggio simbolo del romanzo; è molto anziana, ma è anche molto attiva. Ė la figura saggia della storia che tiene alla sua meizoun e al suo paesino. Adelaide è una protagonista forte, generosa, disponibile. Nonostante la sua vita sentimentale non vada nel migliore dei modi, trova il suo rifugio nel paese d'origine, tra i suoi anziani da accudire e da aiutare. Qui ha anche il tempo di dedicarsi alla pittura e fare ciò che più le piace ritornando a questa passione che non praticava da tempo. Daniele è un ragazzo che pian piano, come i lettori, scopre questo mondo che sembra uscito dalle fiabe, ma che in realtà è reale e lui tocca con mano.


Lo stile di scrittura è molto incalzante e veritiero in quanto vi è la presenza di alcune frasi in patois, che hanno comunque la traduzione. I personaggi sono ben descritti e caratterizzati e anche le ambientazioni sono ben raffigurate.


Un romanzo che consiglio a tutti coloro che vogliono riscoprire le tradizioni e i valori.


 

Alcune note su Valeria Tron

Valeria Tron è nata in Val Germanasca, dove vive per buona parte dell’anno. Cantautrice, è stata finalista al Premio Tenco. È illustratrice, mediatrice culturale e artigiana del legno. Questo è il suo primo romanzo.


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