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RECENSIONE: L'uomo venuto dal futuro. La vita visionaria di John Von Neumann (Ananyo Bhattacharya)




Autore: Ananyo Bhattacharya

Traduttore: Luigi Civalleri

Editore: Adelphi, 2024

Pagine: 447

Genere: Biografie, Scienza

Prezzo: € 30.00 (cartaceo), € 14.99 (ebook)

Acquista: Libro, Ebook


 

Trama

Per molti è stato l’essere più intelligente mai vissuto sulla terra – un alieno in grado di imitare alla perfezione gli umani, scherzavano i colleghi. Ma chi era davvero John von Neumann nessuno è mai riuscito a decifrarlo. Il paragone scontato con Einstein non aiuta a capire, giacché i due non potevano essere più diversi, soprattutto in campo scientifico: a Princeton, mentre uno inseguiva il miraggio di una teoria unificata della gravitazione e dell’elettromagnetismo, l’altro disegnava l’architettura del primo calcolatore programmabile modernamente inteso, la stessa che ritroviamo oggi nei nostri smartphone. Indifferente alle implicazioni filosofiche della meccanica quantistica, von Neumann guardava al futuro con la capacità quasi infallibile di individuare i settori in cui il suo contributo avrebbe determinato il nostro destino: l’intelligenza artificiale, gli automi cellulari, la teoria dei giochi, la bomba atomica. Era un genio, ma lontanissimo dallo stereotipo del nerd asociale: un «bon vivant» che amava i party, le Cadillac e le belle donne; un uomo pieno di debolezze e ambiguità, come testimonia l’inaspettata conversione al cattolicesimo in punto di morte; una figura controversa, bersaglio di feroci critiche per l’estremo cinismo con cui sostenne la necessità di un attacco nucleare preventivo contro l’Unione Sovietica. Ma innanzitutto, come ci ricorda Bhattacharya, una mente capace di fornire gli strumenti per affrontare il futuro da cui sembrava provenire, proprio mentre era disposta a riportarci all’età della pietra.


Recensione

Sia che siate tra i nostalgici estimatori di un tempo passato, quelli del “dove andremo a finire”, sia che benediciate ogni giorno il tablet che allungate a vostro figlio e che vi consente di mangiare in pace al ristorante, sappiate che in entrambi i casi John von Neumann è il vostro uomo. Non un semplice capro espiatorio, ma il pioniere vero e proprio di questa era digitale moderna e di molto altro.


Agli inizi del XX secolo l’Ungheria è stata dotata di una serie di uomini dall’intelligenza fuori dal comune (la maggior parte di origine ebraica) che misero al servizio dell’umanità il loro acume fenomenale, dal quale provengono tutte le principali scoperte di cui oggi disponiamo. Tra questi spiccò per intelletto sopraffino Neumann János Lajos, poi americanizzatosi in John von Neumann. Insieme ad un team di scienziati cervelloni, negli anni ’40 si rinchiuse in un centro di ricerca, divenuto in breve una vera e proprio cittadina, nel deserto degli Stati Uniti, dove tra una partita a carte e festicciole notturne in cui il tasso alcolico superava di gran lunga quello dei QI, si lavorava ad una delle più potenti armi di distruzione di massa: la bomba atomica.


In questo saggio  la linea tra biografia e documentario cartaceo è sottilissima, tanto quanto l’abilità del suo autore di mantenere alta l’attenzione e vivo l’interesse creando suspense che fanno venire voglia di proseguire la lettura, nonostante la natura scientifica degli argomenti trattati possa sembrare a tratti ostica.


Con una puntuale capacità espositiva, si avvicendano spiegazioni dettagliate sulla fisica quantistica ad aneddoti più disparati sulla vita di von Neumann. L’uomo che ci viene descritto, impegnato nel calcolo della funzione d’onda, è lo stesso incapace di guidare civilmente un’automobile, ma che non si è per questo mai astenuto dal mettersi al volante dei suoi adorati bolidi, causando numerosi incidenti e cambiando veicolo annualmente.

Questo ed altri caratteristici episodi sulla personalità e la vita privata di vello scienziato, ce lo fanno apparire forse più umano, quando nella realtà dei fatti era più simile ad un alieno plus-dotato. Una sorta di “young Sheldon”, ammesso all’università quando doveva ancora iniziare il liceo, che nell’istituto di ricerca in cui lavorava si divertiva ad infastidire Einstein, e che da bambino durante i pranzi in famiglia interrogava i presenti su quale fosse la lingua originaria della mente e come fa il cervello a comunicare con sé stesso.


La sua geniale produttività intellettuale gli consentiva di avere un’intuizione prima di chiunque e, come una miccia che una volta accesa si consuma rapidamente, allo stesso modo di stufarsene in breve tempo e passare all’idea successiva, mentre gli scienziati intorno a lui erano ancora occupati a capire e riconoscere l’importanza della prima. Ma le grandi ed eterne ossessioni di von Neumann, alle quali dedicò tutta la sua vita, furono essenzialmente tre: la bomba atomica, la teoria dei giochi e l’informatica.


Emigrato in America a causa dell’avvento del nazismo, impiegò tutte le sue energie per aiutare il suo paese adottivo a prepararsi all’imminente scoppio del secondo conflitto mondiale. Qui partecipò al famoso Progetto Manhattan per la realizzazione della bomba atomica, ed iniziarono a delinearsi quei tratti di follia che lo rendono tuttora oggetto di forti critiche morali. Non si limitò, infatti, a voler costruire la bomba, ma l’ossessione si spinse al punto di volerne massimizzare il livello distruttivo, calcolando l’altezza ideale da cui farla detonare al fine di creare il maggior danno e morte possibile. Scelse anche l’obiettivo, quasi senza alcuno scopo concreto, con un’agghiacciante freddezza di calcolo. Come se una serie di fortuite casualità avessero escluso gli altri papabili bersagli, la sfortuna insieme alla bomba, si abbatté su Hiroshima. Le conseguenze sono ormai Storia.


La figlia Marina sosteneva che molti geni, come il padre, non  facevano caso alle necessità emotive di chi avevano accanto. Se estendiamo questo concetto dalla cerchia di amici e parenti, alla totalità degli esseri umani, molte altre cose trovano una spiegazione. Come l’accanimento dimostrato nell’incentivare una guerra nucleare preventiva per spazzare via l’Unione Sovietica. Forse non è giustificabile neppure tener conto del fatto che von Neumann era un uomo profondamente colpito da quello che il suo popolo aveva subito da Hitler e aveva perciò sviluppato un forte senso pratico sugli eventi. Pensava, ma va ricordato che non fosse l’unico, che sconfitti i nazisti, l’unico regime totalitario che rappresentasse una minaccia per la pace mondiale fosse l’URSS.


Da questa ossessione iniziò a prendere vita la celebre “Teoria dei giochi”, che divenne poi lo strumento di analisi preferenziale per calcolare le eventualità dei conflitti e le varie strategie da attuare. La guerra era diventata quanto mai un gioco.

Il visionario von Neumann già intuiva i nuovi processi con i quali si sarebbero potute combattere in futuro le nuove guerre, superate le bombe. L’informatica divenne la sua nuova ossessione. Prima che si arrivasse a capire la struttura stessa del DNA, il fisico stava già pensando a come replicarla, ponendo le basi dell’attuale Intelligenza Artificiale e degli automi auto-replicanti.


Non è difficile intuire il motivo per cui von Neumann fu spesso oggetto di numerose critiche. Lui, cosi come molti altri suoi colleghi, furono scienziati messi al servizio della guerra.


Grazie alle scoperte di von Neumann si è sviluppata l’idea di costruire fabbriche completamente auto-replicanti sulla Luna, in grado di utilizzare le materie prime disponibili in loco, per contribuire a ridurre l’impatto dei consumi sulla Terra, già ampiamente danneggiata.


Viene da chiedersi allora se l’inarrestabile ciclo progressivo della scienza sia davvero un processo evolutivo, o solo il tentativo di porre rimedio alle precedenti scoperte divenute controproducenti in mano alle follie megalomani dell’uomo.


I rinvii puntuali e l’apparato bibliografico del libro forniscono percorsi di ricerca scrupolosi, per chi intenda andare oltre, e esemplari, sotto questo profilo, sono le pagine dedicate alla «macchine per costruire macchine» e alle «macchine per costruire menti», dove si affrontano anche alcuni problemi molto dibattuti al giorno d’oggi, circa il rapporto tra i modelli formali, le macchine e le menti.


Un ottimo libro per conoscere la vita di un uomo che si collaca fuori dal suo tempo, forse da ogni tempo.


 

Alcune note su Ananyo Bhattacharya

Ananyo Bhattacharya vive a Londra. Scrittore e giornalista scientifico, ha collaborato con "Nature" e "The Economist". L'uomo venuto dal futuro è apparso per la prima volta nel 2021.


TAG: #biografie, #scienza, #luigi_civalleri, #ananyo_bhattacharya, #voto_cinque

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