RECENSIONE: La commedia umana (William Saroyan)

Aggiornamento: 17 mar




Autore: William Saroyan

Editore: Marcos y Marcos, 2021

Pagine: 231

Genere: Narrativa straniera, Classici

Prezzo: € 14.00 (cartaceo), € 9.99 (ebook)

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Trama

Homer è un ragazzino di quattordici anni pieno di entusiasmo. La famiglia Macauley, da cui proviene, è modesta: il babbo è morto e il fratello maggiore è partito per la Seconda guerra mondiale; eppure tutti si dedicano con energia a quel che va fatto: la mamma alle galline come all'arpa, la sorella agli studi e al pianoforte, e Ulysses è il fratellino più curioso del mondo. Homer, che di giorno frequenta il liceo, la sera si tuffa in bicicletta alla volta dell'ufficio del telegrafo, dove lavora come portalettere. Pochi giorni, e già si rivela come il messaggero più veloce della West-Coast. Entra così nel mondo degli adulti: il suo segreto è prendere sul serio le cose e i sogni per diventare qualcuno, anzi, capire di esserlo già.


Recensione

Questo che sto per recensire risulta un libro triste, ma allo stesso tempo dolce e positivo.


La trama si svolge in America all'epoca della seconda guerra mondiale. Homer, ragazzino quattordicenne, ha perso il padre e il fratello maggiore si è arruolato nell'esercito, ritrovandosi così a fare il capofamiglia.


La storia inizia con l'assunzione di Homer come portalettere e, da questo momento, il lettore incontra e conosce le figure che circondano la vita del protagonista. I personaggi sono tendenzialmente buoni e positivi.


Nonostante il protagonista sembri essere Homer, in realtà sono in molti ad alternarsi sul palco. Il ragazzino è colto nella sua fase di maturazione, in una età in cui sta cambiando, in cui potrebbe essere ancora bambino (e lo sarebbe stato in un altro periodo storico e contesto familiare), ma in cui è costretto a crescere e a porsi i primi interrogativi sulla vita e sull'uomo. Al suo fianco, il fratellino Ulysses, età e curiosità di un bimbo di quattro anni. Il lettore assiste anche alle sue, di avventure, che ci mostrano uomini giganteschi ma dal cuore d'oro, amici veri, bambini che guardano altri bambini. La madre è una figura al contempo vaga e presente. Suoi alcuni dei momenti più forti e più toccanti. Assieme a loro tutti gli altri, anche se, a mio avviso, il più meritevole è il capo telegrafista Spangler. Un uomo vero, terribilmente umano, che fa la cosa giusta anche quando sembra sbagliata, che capisce le persone e sa leggere nei cuori altrui come pochi sanno fare.


Un misto di accusa e polemica, bontà e positivismo come solo gli esseri umani sanno essere. L’autore è stato molto abile nella caratterizzazione dei vari personaggi. Ne risulta un libro che coinvolge molto e lascia in bocca vari sapori, ma per fortuna su tutti prevale lo zucchero, anche quando è amaro. La tempistica non è ottimale con alcuni passaggi più lenti ed altri incalzanti, inoltre si sofferma molto su determinati argomenti rallentando la storia.


Un libro che nel complesso si mantiene positivo, esattamente come in qualunque altra commedia, in cui i personaggi, dopo diverse disavventure, giungono al lieto fine.


Il finale risulta prevedibile, ma i sentimenti di cui è pervaso il libro permettono di accettarlo con serenità.


Un libro molto bello che porta con sé un velo di tristezza in cui il nucleo riguarda la forza di chi la guerra non l'ha vissuta in prima linea ma, in un certo senso, l'ha fatta lo stesso, cercando di vivere in maniera più normale possibile quando niente era normale. Una storia su coloro di cui non si parla mai, perché al sicuro nelle proprie case, senza considerare che invece la guerra arriva dovunque, a tutti, anche ai ragazzini di quattordici anni costretti a recapitare a madri e mogli avvisi di morte dei propri cari. Un libro sul senso di perdita e di mancanza, non solo di oggetti materiali, ma soprattutto di cose che si trovano dentro di noi. Un piccolo libro che ha molto da insegnare.


 

Alcune note su William Saroyan

William Saroyan è nato a Fresno, in California, il 31 agosto del 1908, figlio di immigrati armeni originari di Bitlis (nell'attuale Turchia sud-orientale), Saroyan fu soldato semplice nella seconda guerra mondiale. È uno degli scrittori statunitensi più rappresentativi del periodo fra le guerre. Pur abitando a Malibu, in California, viaggiò molto, specialmente in Europa. Dopo l'esordio avvenuto nel 1933 con un racconto pubblicato su Hairenik, un settimanale armeno di Boston, il successo gli arrise quasi subito. Nel 1939 rifiutò il premio Pulitzer assegnato a The Time of Your Life (I giorni della nostra vita).

Ebbe enorme successo con i suoi racconti (nove raccolte dal 1934 al 1939, ad un ritmo anche di tre all'anno) e con il mondo meraviglioso e fantastico del romanzo The human comedy (La commedia umana) (1943).

Nuova fortuna riscossero opere teatrali come My Heart's in the Highlands (Il mio cuore è sugli altopiani) (1939), i cui personaggi derelitti sono improvvisamente aiutati da figure simboliche che intervengono come deus ex machina.

La sua esperienza di vita fu analoga a quella di tanti scrittori neo-realisti degli Stati Uniti (figlio di poveri immigrati armeni, dovette fare i più vari mestieri, venendo a diretto contatto con il popolo) e ricorre spesso nelle sue pagine; ma invece di ispirargli i forti chiaroscuri della condanna sociale, i suoi ricordi si velano in un mondo quasi onirico ove sentimentalismo, umorismo e gusto bozzettistico sono in sintonia.


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