RECENSIONE: La mela di Turing. Un viaggio storico, letterario e filosofico nell'intelligenza artificiale (José Ramón Jouve Martín)
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- Tempo di lettura: 3 min


Autore: José Ramón Jouve Martín
Traduttore: Davide Platzer Ferrero
Editore: Lindau, 2026
Pagine: 404
Genere: Saggi, Informatica
Prezzo: € 24.00 (cartaceo), € 16.99 (ebook)
Acquista sito editore: https://www.lindau.it/Libri/La-mela-di-Turing
Trama
Questo libro parla di un’ossessione con radici antiche: quella di creare esseri artificiali con un’intelligenza simile alla nostra. Dai miti greci e dal golem della tradizione ebraica agli attuali dibattiti sulla “superintelligenza”, José Ramón Jouve Martín esplora la nascita dell’intelligenza artificiale, il suo incredibile sviluppo a partire dalla fine del XX secolo, e il modo in cui mette ora in discussione concetti fondamentali come «pensiero», «creatività» e «coscienza». Attraverso un approccio multidisciplinare che coinvolge storia, filosofia e letteratura, vengono analizzate non solo le paure e le speranze suscitate dall’AI, ma anche la sua capacità di metterci di fronte alle nostre stesse contraddizioni.
Recensione
Parlare di intelligenza artificiale oggi significa spesso concentrarsi su algoritmi, modelli linguistici e scenari futuri. Questo libro sceglie invece una strada diversa e, per certi versi, più profonda: sposta lo sguardo all’indietro, mostrando come il desiderio di creare intelligenze artificiali non sia affatto una novità, ma una costante che attraversa la storia culturale dell’umanità.
Il percorso costruito da José Ramón Jouve Martín è volutamente ampio e stratificato. Si parte da miti e narrazioni antiche, in cui già compaiono forme di “vita artificiale”: figure create dall’uomo, dotate di movimento o di una qualche forma di autonomia. Il riferimento a queste tradizioni, dal mondo classico alla cultura ebraica del golem, non è ornamentale, ma serve a mettere in luce una tensione persistente: quella di imitare, replicare o addirittura superare le capacità umane attraverso l’artificio.
Da qui, il libro accompagna il lettore lungo una traiettoria che attraversa i secoli e arriva alla nascita della scienza moderna e dell’informatica. L’intelligenza artificiale contemporanea viene così inserita in una continuità storica: non una rottura improvvisa, ma l’esito di un processo lungo, fatto di immaginazione, tentativi e riflessioni teoriche. In questo senso, la figura di Turing diventa emblematica non solo per il suo ruolo scientifico, ma anche per il valore simbolico che assume all’interno di questa storia.
Uno degli aspetti centrali del saggio è la riflessione sui concetti che l’AI mette inevitabilmente in discussione. L'autore insiste su termini come “pensiero”, “intelligenza”, “creatività” e “coscienza”, mostrando come non siano categorie stabili e definite una volta per tutte. L’emergere di macchine capaci di svolgere compiti sempre più complessi – inclusi quelli tradizionalmente considerati “umani” – costringe a rivedere queste definizioni, o quantomeno a problematizzarle.
Il libro non assume mai una posizione semplicistica. Non c’è né entusiasmo ingenuo verso le potenzialità dell’intelligenza artificiale, né un rifiuto allarmistico. Piuttosto, emerge un atteggiamento critico e riflessivo, che mette in evidenza come le paure e le aspettative legate all’AI siano, in fondo, proiezioni delle nostre stesse inquietudini. Le macchine diventano così uno specchio: osservandole, finiamo per interrogarci su cosa significhi essere umani.
Dal punto di vista metodologico, il volume si distingue per il suo approccio dichiaratamente interdisciplinare. La storia fornisce il quadro evolutivo, la letteratura offre esempi e immaginari, mentre la filosofia dà gli strumenti per interpretare il tutto. Questo intreccio è uno degli elementi più riusciti del libro, perché evita la frammentazione e costruisce invece un discorso coerente e progressivo.
Anche lo stile contribuisce alla riuscita del saggio. La scrittura è chiara e accessibile, priva di tecnicismi inutili, ma non per questo superficiale. Jouve Martín riesce a mantenere un buon equilibrio tra rigore e divulgazione, rendendo il libro leggibile anche da chi non ha competenze specifiche, senza sacrificare la complessità dei temi affrontati.
Per concludere, si tratta di un saggio che non cerca di prevedere il futuro dell’intelligenza artificiale, ma di comprenderne il significato culturale e umano. Il suo valore sta proprio in questa prospettiva ampia, che invita il lettore a collocare le tecnologie contemporanee all’interno di una storia molto più lunga e a interrogarsi sulle categorie con cui le interpretiamo.
Consigliato a lettori interessati all’intelligenza artificiale da un punto di vista umanistico, a chi ama i saggi che intrecciano storia, letteratura e filosofia, e a chi desidera una riflessione più profonda e meno immediata sul rapporto tra uomo e tecnologia.
Alcune note su José Ramón Jouve Martín
José Ramón Jouve Martín è professore di letteratura alla McGill University di Montréal, dove ha diretto il Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture ed è stato vicedecano della Facoltà di Lettere e Scienze Umane. È autore di numerosi libri, tra cui El perro de Newton: una mirada a la ciencia desde la historia, la filosofía y la literatura.
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