RECENSIONE: La ruggine del tempo (Dario Galimberti)
- Dalla carta allo schermo

- 39 minuti fa
- Tempo di lettura: 4 min


Autore: Dario Galimberti
Editore: Indomitus Publishing, 2023
Pagine: 256
Genere: Narrativa italiana, Gialli
Prezzo: € 14.99
Acquista: Libro
Acquista sito editore: https://www.indomitus-publishing.it/product/l-angelo-del-lago-dario-galimberti/
Trama
Lugano, 1881. Una banda di ladri penetra nel castello di Trevano e fa razzia di preziosi. Poco dopo Vera von Derwies, figlia del barone proprietario del castello, muore in seguito a una caduta da cavallo. Nei giorni seguenti la tragedia torna ad abbattersi sul castello: vengono trovati senza vita lo stesso barone e il giovane inserviente Nuto. Cinquant’anni dopo, l’anziana Liside chiama al proprio capezzale il figlioccio Ezechiele Beretta, massima autorità della polizia cittadina, e gli chiede di indagare sulla morte di Vera. A suo dire, i ladri penetrati al castello l’avevano disarcionata con l’intento di ucciderla: ne ha le prove. Nonostante l’inusuale richiesta e i miseri indizi, il Beretta si interessa al caso, e assistito dall’appuntato Bernasconi, appura che le congetture della Liside sono più plausibili del previsto: qualcosa non quadra neanche nella morte del povero Nuto. L’inchiesta storica si sovrappone a quella su una morte più recente e altrettanto misteriosa. Il Beretta decide di intensificare le indagini prima che la ruggine del tempo divori ogni cosa.
Recensione
Nel panorama del giallo storico italiano contemporaneo, La ruggine del tempo di Dario Galimberti si inserisce come un romanzo capace di unire con equilibrio l’indagine poliziesca classica, la ricostruzione storica e una riflessione profonda sul peso della memoria.
La vicenda prende avvio da un fatto lontano nel tempo: nel 1881 una banda di ladri assalta il castello di Trevano sottraendo preziosi oggetti di valore. Poco dopo, Vera von Derwies, figlia del barone proprietario del castello, muore in seguito a una caduta da cavallo. Le tragedie però non si fermano lì, perché nei giorni successivi vengono ritrovati morti anche il barone e il giovane servitore Nuto. Tutto sembra destinato a essere archiviato come una serie di fatalità o coincidenze oscure, almeno fino a quando, cinquant’anni dopo, l’anziana Liside decide di rivolgersi al delegato Ezechiele Beretta chiedendogli di riaprire il caso. È convinta che la morte di Vera non sia stata accidentale e che dietro quei fatti si nasconda una verità mai emersa davvero.
Da questo momento il romanzo si sviluppa attraverso un’indagine lenta, meticolosa e profondamente immersa nella dimensione del ricordo. Il titolo stesso, La ruggine del tempo, racchiude il senso dell’intera opera: il tempo corrode ogni cosa, altera i ricordi, rende incerti i confini tra verità e menzogna, ma non riesce mai a cancellare completamente ciò che è accaduto. Beretta si trova così a scavare in eventi lontani, affrontando silenzi, omissioni e segreti custoditi per decenni.
Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è proprio la figura del delegato Ezechiele Beretta. Galimberti costruisce un investigatore lontano dagli eccessi del thriller moderno: Beretta non è un eroe tormentato né un personaggio sopra le righe, ma un uomo paziente, riflessivo, dotato di grande sensibilità umana. Le sue indagini avanzano attraverso l’ascolto, l’osservazione e la capacità di cogliere le sfumature dei comportamenti. È un protagonista credibile, che restituisce al romanzo il fascino del giallo classico, dove la soluzione del mistero nasce dall’intelligenza e dalla perseveranza più che dall’azione spettacolare.
Anche l’ambientazione svolge un ruolo fondamentale. La Lugano descritta da Galimberti possiede un fascino malinconico e quasi sospeso, fatto di ville aristocratiche, paesaggi lacustri, castelli e atmosfere nebbiose che sembrano custodire i segreti del passato. Il contesto storico è ricostruito con attenzione e misura, senza mai appesantire la narrazione con dettagli superflui. Tutto contribuisce a creare un senso di autenticità che accompagna il lettore dall’inizio alla fine.
Dal punto di vista stilistico, la scrittura di Galimberti è elegante e sobria. L’autore evita volutamente il sensazionalismo e preferisce costruire tensione attraverso l’atmosfera e la progressiva emersione della verità. Il ritmo è ragionato, quasi contemplativo in alcuni passaggi, ma sempre coerente con il tipo di storia raccontata. È un romanzo che richiede attenzione e partecipazione, premiando il lettore con una narrazione stratificata e ricca di sfumature.
Interessante è anche il confronto con L’angelo del lago e Un’ombra sul lago, due opere con cui La ruggine del tempo condivide molte caratteristiche profonde. Nei tre romanzi ritorna infatti il legame fortissimo con il territorio lacustre e con una dimensione narrativa in cui il paesaggio diventa parte integrante del mistero. I laghi, le ville isolate, le atmosfere autunnali e i segreti nascosti sotto una superficie apparentemente tranquilla costituiscono una sorta di firma narrativa dell’autore.
Se L’angelo del lago puntava maggiormente sulla malinconia e sul fascino dell’enigma, mentre Un’ombra sul lago accentuava il lato più oscuro e psicologico dei personaggi, La ruggine del tempo riesce a fondere entrambe le componenti in una narrazione più ampia e matura. Qui il mistero non riguarda soltanto un delitto, ma il modo stesso in cui il tempo modifica le persone, i ricordi e le verità. Il romanzo assume così una dimensione quasi meditativa, senza perdere mai la tensione tipica del giallo.
Particolarmente riuscita è la capacità di Galimberti di mantenere costante un senso di inquietudine sommessa. Non ci sono effetti eclatanti o colpi di scena costruiti artificialmente: il coinvolgimento nasce dalla sensazione che ogni personaggio custodisca qualcosa di irrisolto e che il passato continui a esercitare la propria ombra sul presente.
La ruggine del tempo è dunque un romanzo che si distingue per eleganza narrativa, profondità atmosferica e qualità della costruzione investigativa. È un libro che guarda al giallo classico europeo, ma riesce allo stesso tempo a conservare una forte identità personale grazie all’ambientazione e alla sensibilità narrativa dell’autore.
Consigliato a chi ama i gialli storici dal ritmo non frenetico, le indagini costruite sui dettagli e sulle relazioni umane, i romanzi in cui l’atmosfera conta quanto la trama e le storie dove il passato continua a dialogare con il presente. È una lettura ideale anche per chi ha apprezzato L’angelo del lago e Un’ombra sul lago, perché ne ritroverà le suggestioni più caratteristiche, ma sviluppate con maggiore maturità e profondità.
Alcune note su Dario Galimberti
Dario Galimberti è architetto e vive a Lugano in Svizzera. Già responsabile del corso di laurea in Architettura della Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana e professore in progettazione architettonica. Ha vinto nel 2019 il Premio letterario “Fai viaggiare la tua storia” e nel 2020 il “Premio laghi”. Il suo sito web è https://galimberti.vitruvio.ch



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