RECENSIONE: La storia che visse due volte. Quando i libri diventano film (Pierpaolo Binda)
- Dalla carta allo schermo
- 42 minuti fa
- Tempo di lettura: 5 min


Autore: Pierpaolo Binda
Editore: Jimenez, 2026
Pagine: 488
Genere: Saggi, Cinema, Letteratura
Prezzo: € 16.50
Acquista: Libro
Acquista sito editore: https://www.jimenezedizioni.it/la-storia-che-visse-due-volte-quando-i-libri-diventano-film-pierpaolo-binda/
Trama
L’arte trova la sua linfa vitale nel continuo cambiamento e nella ricerca delle infinite possibilità di guardare al mondo. Questo libro intende proporre una variante tutta speciale del mutamento artistico, ovvero quella che avviene non all’interno di un’unica disciplina ma tra due differenti ambiti creativi, per la verità piuttosto lontani tra loro. In particolare, affronta la metamorfosi alchemica che accade quando un testo letterario, racconto o romanzo che sia, diviene un film. Procedimento tutt’altro che raro visto il numero rilevante di opere che hanno fornito idee, soggetti e qualche volta vere e proprie bozze di sceneggiatura al mondo del cinema. La più vistosa storia di duplicazioni che sia mai avvenuta tra arti diverse. La storia che visse due volte mira a rispondere alla domanda: “Come sono andate le cose dal punto di vista della qualità dei risultati?”, selezionando una casistica ragionata e sottolineando le numerose occasioni in cui lettori e spettatori vivono una sorta di spiazzamento. Vicende, ambienti e volti sono infatti perennemente in bilico tra l’immaginazione suggerita dalla pagina scritta e la realtà vincolante della visione cinematografica. “Meglio il libro o il film?”, è la domanda più frequente che ci si pone in questi casi, domanda quasi sempre in grado di suscitare discussioni. E la risposta? Ovviamente non una sola, anzi molte. Qui si prova a proporne qualcuna. Magari emblematica degli infiniti casi possibili.
Recensione
Nel vasto e affascinante territorio in cui letteratura e cinema si incontrano, si rincorrono e talvolta si contraddicono, La storia che visse due volte. Quando i libri diventano film di Pierpaolo Binda si inserisce come una riflessione ampia, curiosa e profondamente consapevole della complessità del tema. Non è un libro che cerca scorciatoie né tantomeno risposte definitive: al contrario, si muove con intelligenza dentro un dibattito antico, quello sul rapporto tra pagina scritta e immagine cinematografica, mostrando quanto sia riduttivo pensarlo in termini di semplice fedeltà o tradimento.
L’idea che attraversa l’intero volume è che ogni storia, nel momento in cui passa da un linguaggio all’altro, non venga semplicemente adattata, ma trasformata. È una vera e propria seconda vita, una rinascita che implica inevitabilmente cambiamenti, perdite e acquisizioni. Il passaggio dal libro al film non è mai neutro: è un processo creativo complesso, quasi una trasmutazione, in cui ciò che era parola diventa immagine, ritmo, suono, presenza concreta. In questo senso, il titolo del libro è particolarmente efficace, perché restituisce l’idea di una duplicazione che non è mai identica, ma sempre nuova.
Uno degli aspetti più interessanti del saggio è il modo in cui affronta la domanda che tutti, almeno una volta, si sono posti: è meglio il libro o il film? Binda non cade nella trappola di una risposta semplice, né si schiera in modo netto. Piuttosto, smonta la domanda stessa, mostrando come sia spesso mal posta. Ogni caso è diverso, ogni adattamento ha una sua logica interna, e ciò che conta davvero è la qualità del risultato all’interno del proprio linguaggio. Ci sono film che tradiscono profondamente il testo di partenza e funzionano benissimo, così come ce ne sono altri fedelissimi ma privi di vita. Allo stesso modo, non tutti i libri si prestano a diventare buoni film, e non tutte le trasposizioni nascono con le stesse intenzioni.
Il libro si costruisce allora come un percorso fatto di esempi, di accostamenti, di confronti. Non segue una linea rigida o accademica, ma si sviluppa per nuclei tematici, ognuno dei quali apre una prospettiva diversa sul fenomeno. I titoli delle sezioni sono già di per sé indicativi di questo approccio: evocativi, talvolta ironici, suggeriscono un’analisi che non rinuncia al piacere del racconto. Si passa così da riflessioni sulle origini del rapporto tra narrazione e rappresentazione visiva a incursioni nel Novecento, fino a esplorazioni più specifiche dedicate ai diversi modi in cui le storie possono essere trasformate, accostate, persino deformate.
Particolarmente stimolante è l’attenzione riservata allo “spiazzamento” che spesso accompagna il passaggio dalla lettura alla visione. Quando leggiamo, costruiamo un mondo nostro: i volti dei personaggi, gli ambienti, i toni, tutto prende forma nella nostra immaginazione. Il cinema, invece, propone una versione precisa, definita, che può entrare in conflitto con quella che avevamo creato nella nostra mente. È in questo scarto che si genera spesso la delusione, ma anche la sorpresa. Il libro insiste molto su questo punto, mostrando come il confronto tra libro e film sia anche, e forse soprattutto, un confronto tra due modi diversi di vivere una storia.
Ne emerge una visione estremamente dinamica e aperta del rapporto tra le arti. Non c’è gerarchia, non c’è un mezzo “superiore” all’altro. Ci sono, piuttosto, linguaggi diversi, ciascuno con le proprie regole, i propri limiti e le proprie possibilità. La letteratura lavora sull’interiorità, sulla parola, sulla libertà dell’immaginazione; il cinema sulla concretezza delle immagini, sul tempo, sul corpo degli attori, sulla costruzione visiva. Quando una storia passa da uno all’altro, non può che cambiare e in questo cambiamento sta la sua ricchezza.
Anche lo stile contribuisce a rendere il libro piacevole e coinvolgente. Pur affrontando un tema teorico, la scrittura rimane accessibile, scorrevole, mai appesantita da tecnicismi inutili. Si percepisce una volontà chiara di dialogare con il lettore, di accompagnarlo lungo un percorso che non è solo di analisi, ma anche di scoperta. Non è un testo riservato agli specialisti, ma un libro che può essere letto con interesse da chiunque abbia amato almeno una volta un romanzo e la sua versione cinematografica.
In definitiva, questo è un saggio che invita a cambiare prospettiva. Non si tratta più di stabilire quale sia la versione migliore, ma di capire come e perché le storie cambiano forma, cosa guadagnano e cosa perdono nel passaggio da un linguaggio all’altro. È un invito a leggere e a guardare con maggiore consapevolezza, accettando che ogni adattamento sia, in fondo, un’interpretazione, una nuova possibilità tra le tante.
Consigliato a chi ama la letteratura e il cinema e si è trovato almeno una volta a confrontare un libro con il suo film; a studenti e appassionati che vogliono approfondire i meccanismi dell’adattamento; ma anche a lettori curiosi, interessati a capire meglio come funzionano le storie quando cambiano forma.
Alcune note su Pierpaolo Binda
Pierpaolo Binda, classe 1948, laureato in Storia del cinema, ha collaborato con diversi giornali e riviste e attualmente è docente presso numerose Università della terza età di area torinese. Collabora inoltre con centri culturali tra cui Suburbana, da quarant’anni promotore di progetti cinematografici. Ha pubblicato nel 2022 Momenti di gloria. Itinerari alla ricerca dell’incanto cinematografico (Unicopli). Ha realizzato documentari a scopi didattici, tra i quali Cinema e letteratura, Stanley Kubrick e Il western.