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RECENSIONE: Le riforestatrici (Gabrielle Filteau-Chiba)

1 giorno fa
Tempo di lettura: 8 min



Autore: Gabrielle Filteau-Chiba

Traduttore: Luciana Cisbani

Editore: Iperborea, 2026

Pagine: 384

Genere: Narrativa straniera, Fantascienza

Prezzo:  € 20.00

Acquista: Libro



Trama

Un mondo in cui l’apocalisse climatica è già avvenuta, una dittatura che controlla le nascite, un microchip sottopelle a ogni cittadino: questa è l’unica realtà che la quindicenne Thalie conosce, la vita di città che condivide con il padre. La madre, Sandrine, è tanto misteriosa quanto affascinante: quasi sempre assente, è una riforestatrice e tutti gli anni parte per il Nord per ripiantare alberi nei terreni desertificati dagli incendi. Finché un’estate Thalie ha l’occasione di seguirla, scoprendo una comunità di donne segnate da un passato doloroso, ma unite da una sorellanza incrollabile: Fäy, Miranda, Samaya, Raquel, Sandrine stessa, che insieme hanno scelto di servire la natura, in aperta ribellione contro uno stato opprimente, ognuna reinventandosi dopo il crollo del mondo di prima. In una quotidianità scandita da riti arcaici e cicli lunari, dove c’è chi custodisce una biblioteca di libri proibiti, chi cura i frutteti, chi raccoglie erbe medicinali, Thalie scopre una vita più libera, l’amore, il richiamo della natura. E spera di non dover più tornare in città. Ma come si trasforma una ribellione in rivoluzione? È la domanda che da vent’anni si pongono Sandrine e le altre. Come radici, le vicende dei personaggi di questa storia si intrecciano nei decenni portando alla luce una rete di traumi sepolti, genealogie nascoste, sacrifici e scelte coraggiose.


Recensione

Il futuro immaginato da Gabrielle Filteau-Chiba non è fatto soltanto di città devastate, paesaggi irriconoscibili e catastrofi ambientali. È, forse soprattutto, un futuro nel quale le persone hanno imparato a vivere dentro una forma di sicurezza che ha un prezzo molto alto: la libertà. Ed è proprio da questa contraddizione che prende forma Le riforestatrici, romanzo distopico nel quale la crisi ambientale diventa il punto di partenza per interrogarsi sul controllo, sulla possibilità di scegliere e sul rapporto tra gli esseri umani e la natura.


La storia è ambientata in un futuro non troppo lontano, nella Città di Sainte-Foy, in Québec. Thalie, adolescente di sedici anni, vive insieme ai genitori, Gabriel e Sandrine, in una città protetta da un enorme Muro. Al di là di quella barriera si trova un territorio segnato dalla devastazione e dal caos, mentre all'interno tutto sembra organizzato per garantire la sicurezza degli abitanti. La sorveglianza è capillare, i droni controllano gli spostamenti e gli alberi, ormai quasi scomparsi dal paesaggio urbano, sono stati sostituiti da dispositivi destinati ad assorbire e monitorare l'anidride carbonica.


La normalità di Thalie è quindi una normalità artificiale. È una ragazza cresciuta in un mondo nel quale il controllo viene presentato come una necessità e nel quale attraversare il confine della città non è una scelta personale, ma qualcosa che deve essere autorizzato.


La sua vita cambia quando le viene concesso di accompagnare la madre Sandrine nel Nord del Québec. Ogni primavera, fino al ritorno della neve, Sandrine lascia la città e Gabriel per lavorare con un gruppo di donne impegnate nella riforestazione. Sono le riforestatrici del titolo: donne che trascorrono mesi lontane dalla civiltà, piantando alberi in un territorio profondamente segnato dalle conseguenze della crisi ambientale.


Per Thalie si tratta di un'esperienza completamente nuova. Lontana dalla città e dai suoi dispositivi di controllo, entra in contatto con una natura che fino a quel momento le era stata sostanzialmente negata. Ma soprattutto incontra le donne che lavorano nella foresta e scopre un modo di vivere fondato sulla collaborazione, sulla condivisione e sulla capacità di adattarsi a un ambiente molto diverso da quello artificiale nel quale è cresciuta.


Il viaggio di Thalie è quindi, prima di tutto, un'esperienza di scoperta. La ragazza conosce una madre che, pur essendo sempre stata presente nella sua vita, appartiene a un mondo che lei non aveva mai veramente conosciuto. Sandrine, infatti, non è soltanto sua madre: è una donna che ha scelto di uscire periodicamente dai confini della città e di dedicarsi a un'attività dura e faticosa, ma anche profondamente legata alla possibilità di un futuro diverso.


Accanto a loro c'è Gabriel. Anche lui occupa un ruolo importante nella storia familiare e, mentre Sandrine e Thalie si trovano nel Nord, cerca una strada per permettere alla famiglia di ritrovarsi e di liberarsi dai vincoli imposti dalla società nella quale vivono.


È qui che il romanzo amplia progressivamente il proprio orizzonte. Quello che inizialmente potrebbe sembrare il racconto di una ragazza che scopre la natura diventa una storia più ampia sulla libertà e sulla possibilità di sottrarsi a un sistema che pretende di stabilire ciò che gli individui possono o non possono fare.


A rendere ancora più interessante questa struttura è la presenza di Hexa, figura che attraversa il romanzo parallelamente alle vicende di Thalie e Sandrine. Hexa è una donna incinta che percorre le foreste cercando di rimanere lontana dagli altri esseri umani. I capitoli che la riguardano sono distinti anche graficamente e la sua identità e il suo legame con gli altri personaggi vengono chiariti soltanto progressivamente, fino alle parti finali del romanzo.


Questa scelta narrativa mi è sembrata particolarmente efficace perché impedisce di comprendere immediatamente quale sia il ruolo di Hexa nella storia. La sua presenza introduce una seconda linea narrativa che, mentre procede apparentemente in modo autonomo, acquista significato man mano che il romanzo avanza.


La natura, in Le riforestatrici, non è quindi semplicemente lo scenario nel quale si muovono i personaggi. È una componente fondamentale della storia. La foresta rappresenta ciò che è rimasto fuori dal sistema della città e, contemporaneamente, un luogo nel quale le protagoniste possono sperimentare un'esistenza diversa.


Ma sarebbe riduttivo leggere il romanzo come una semplice opposizione tra città cattiva e natura buona. La foresta è faticosa, richiede resistenza fisica e adattamento, espone le persone alla solitudine e alle difficoltà. Le riforestatrici devono lavorare concretamente, piantare alberi, affrontare la fatica e convivere con condizioni molto lontane dal comfort della città.


Ed è proprio questo uno degli aspetti che ho trovato più convincenti. Filteau-Chiba non presenta la riforestazione come un gesto simbolico astratto: la racconta anche attraverso il corpo. Piantare alberi significa lavorare, ripetere movimenti, sopportare la fatica, convivere con il dolore muscolare e con le difficoltà quotidiane. La ricostruzione dell'ambiente passa dunque attraverso un lavoro concreto e paziente.


Dal mio punto di vista, è proprio qui che il romanzo trova una delle sue immagini più forti: mentre il mondo tecnologico cerca di controllare e amministrare la crisi ambientale, queste donne fanno qualcosa di estremamente semplice e allo stesso tempo radicale. Piantano alberi.


Non cercano una soluzione spettacolare. Non possono cancellare ciò che è accaduto. Possono soltanto lavorare sul futuro, un albero alla volta.


Questa è naturalmente una mia interpretazione del romanzo, ma mi sembra sostenuta dalla struttura stessa della storia. La riforestazione diventa infatti il punto d'incontro tra ambiente e libertà. Le donne che escono dalla città per lavorare nella foresta non stanno semplicemente svolgendo un'attività ecologica: stanno anche vivendo, almeno temporaneamente, al di fuori delle regole che governano la città.


La componente femminile è centrale. Le riforestatrici formano una comunità nella quale la collaborazione assume un'importanza fondamentale. La solidarietà tra donne attraversa il romanzo e si lega alla possibilità di resistere a un sistema che tende invece a controllare gli individui e i loro comportamenti.


Non si tratta però di personaggi costruiti soltanto per rappresentare delle idee. Thalie, Sandrine, Gabriel e Hexa hanno storie, desideri e fragilità differenti. Ed è proprio attraverso le loro vicende personali che le questioni più grandi (ecologia, controllo, libertà e futuro) acquistano una dimensione umana.


La relazione tra Thalie e Sandrine è, per esempio, uno degli elementi che permettono al romanzo di non trasformarsi in una semplice distopia politica o ambientale. Il rapporto tra madre e figlia porta dentro la storia una dimensione intima. Thalie deve conoscere una madre che scopre essere molto più complessa di quella che aveva immaginato, mentre Sandrine si trova a condividere con la figlia un'esperienza che appartiene a una parte molto particolare della propria vita.


Anche il rapporto tra Sandrine e Gabriel contribuisce a rendere meno schematica la rappresentazione della società. Non tutti coloro che vivono nella Città di Sainte-Foy sono semplicemente complici del sistema e non tutti coloro che si trovano fuori dalle sue mura sono automaticamente ribelli. Il romanzo lascia spazio a comportamenti ambigui, a persone che sostengono i protagonisti e ad altre che, pur facendo parte dell'apparato di controllo, sono capaci di scegliere quando chiudere gli occhi.


Questa sfumatura, a mio avviso, è importante perché impedisce alla distopia di diventare completamente manichea. Il mondo costruito dall'autrice è oppressivo, ma le persone che lo abitano non sono tutte uguali.


Anche il tono del romanzo segue questa direzione. Le riforestatrici racconta un futuro cupo, segnato dalla crisi ambientale e dal controllo, ma non è un libro completamente privo di speranza. La possibilità di ricostruire passa attraverso la solidarietà, i rapporti umani e il legame con la natura.


Non è una speranza facile. Non significa che tutto possa essere risolto. Significa piuttosto che, anche in un mondo profondamente compromesso, esiste ancora la possibilità di agire.

Ed è forse questo ciò che ho apprezzato maggiormente nel romanzo. Filteau-Chiba non immagina la salvezza come qualcosa che arriva dall'alto, attraverso una tecnologia miracolosa o una soluzione improvvisa. La affida alle persone e alla loro capacità di unirsi, di prendersi cura del territorio e di opporsi, anche attraverso piccoli gesti, a ciò che viene considerato inevitabile.


La scrittura dell'autrice è particolarmente efficace quando entra nella dimensione naturale. Il territorio del Québec non è descritto come una semplice cartolina selvaggia, ma come uno spazio concreto, fatto di fatica, risorse, pericoli e possibilità. È una natura che può nutrire e curare, ma che richiede anche rispetto e conoscenza.


Questo aspetto è coerente con il percorso letterario di Gabrielle Filteau-Chiba, che già nei romanzi precedenti aveva fatto della foresta québécoise uno degli elementi centrali della propria narrativa. In Le riforestatrici, però, quel rapporto con la natura viene inserito in una dimensione distopica e proiettato nel futuro.


Il risultato è un romanzo che può essere letto su più livelli. In superficie troviamo una storia ambientata in una società tecnologica e fortemente controllata, una ragazza che oltrepassa i confini del proprio mondo e una comunità di donne impegnate a far rinascere la foresta. Più in profondità, invece, emerge una riflessione sulla libertà e sul prezzo che siamo disposti a pagare per sentirci protetti.


La domanda che il libro lascia non è soltanto: che cosa succederà alla natura se continueremo a distruggerla?


È anche: che cosa succederà agli esseri umani se, per proteggerli, arriveremo a controllare ogni aspetto della loro esistenza?


Ed è qui che, secondo me, questo romanzo trova il suo equilibrio migliore. La crisi ecologica non viene raccontata separatamente dalla crisi della libertà. Le due cose procedono insieme e mostrano quanto sia fragile una società che pretende di eliminare ogni rischio eliminando, contemporaneamente, la possibilità di scegliere.


Il libro non offre risposte semplici e non propone una soluzione definitiva. Preferisce mostrare persone che provano a vivere diversamente, anche quando il mondo intorno a loro sembra già compromesso.


Alla fine della lettura, ciò che rimane più impresso non è soltanto la distopia, ma l'immagine delle donne che lavorano nella foresta. La loro attività è lenta, faticosa e apparentemente piccola rispetto alla grandezza della crisi che devono affrontare. Eppure è proprio quella lentezza a diventare significativa.


Un albero non risolve una catastrofe ambientale. Un gruppo di donne non può cancellare le conseguenze di un intero sistema. Ma piantare significa comunque scegliere di credere che quel futuro possa esistere.


Per questo ho trovato Le riforestatrici un romanzo interessante soprattutto quando smette di essere soltanto una distopia ecologica e diventa una storia sulla possibilità di resistere attraverso la cura, la solidarietà e il rapporto con il territorio.


Non è una lettura che punta esclusivamente sull'azione o sulla costruzione di un universo fantascientifico complesso. Il suo centro sono i personaggi, le loro relazioni e il rapporto tra individuo, società e natura. Ed è proprio questo che, personalmente, rende il romanzo più vicino a una distopia umana che a un semplice romanzo di fantascienza.


Lo consiglio a chi ama le distopie ambientali, i romanzi di formazione e le storie in cui la crisi climatica si intreccia con temi come libertà, controllo, solidarietà e rapporto con la natura. È una lettura particolarmente adatta a chi apprezza una narrativa attenta ai personaggi e alle relazioni umane, oltre che alle grandi questioni sociali e ambientali. Può invece risultare meno adatto a chi cerca una distopia costruita soprattutto sull'azione, sul ritmo o sugli elementi fantascientifici.



Alcune note su Gabrielle Filteau-Chiba

Gabrielle Filteau-Chiba è romanziera, poeta e attivista canadese, nel 2013 si è trasferita in una capanna di legno vicino a Kamouraska, in Québec, dove ha trascorso anni nel profondo della foresta, senza acqua corrente, elettricità e connessione internet. Tradotta in otto lingue, la sua trilogia di Kamouraska (La terra che ci scorre nelle vene, Prede e Nella tana) è in fase di adattamento cinematografico. Le riforestatrici è il suo nuovo romanzo.


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