RECENSIONE: Macaco (Simone Torino)
- Dalla carta allo schermo

- 4 giorni fa
- Tempo di lettura: 4 min


Autore: Simone Torino
Editore: Einaudi, 2025
Pagine: 224
Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea
Prezzo: € 17.50 (cartaceo), € 9.99 (ebook)
Acquista sito editore: https://www.einaudi.it/catalogo-libri/narrativa-italiana/narrativa-italiana-contemporanea/macaco-simone-torino-9788806267698/
Trama
Macaco vive da solo, chiacchiera con le sue gatte e non riesce a dimenticare la donna che ha amato. Con Bestemmia e lo Zitto, «amici da bullone», muove la terra a mano nel suolo duro della Valle d’Aosta. La domenica, quando la terra riposa, passa dai campi di patate a quelli da basket. «Tu non confondi le parole, tu confondi la vita», gli dice qualcuno. E per confondersi di meno, Macaco comincia a raccontare. Con una lingua viva, che ci fa commuovere e ridere nello stesso giro di frase. I suoi sono pensieri che arrivano al cuore delle cose, che emozionano, svelano, coinvolgono. Perché vengono dalla sua testa speciale e sono calati in un’epica contadina schietta, contemporanea, crudele e potente come la vita. In Macaco c’è un mondo che si potrebbe credere lontano e che invece è più vicino che mai: lo sa bene Simone Torino, che ha fatto il bracciante agricolo per anni. C’è la vita di uomini dalle poche parole ma scelte con cura. Ci sono i covoni di fieno vecchi, quelli che non si staccano, che somigliano a nuvole gialle. C’è la pietà per una gallina presa da un falco e mezza mangiata viva, nel volto di Macaco mentre cala l’accetta. E c’è Bestemmia, che beve come un animale e poi si mette a imparare la lingua dei segni per parlare con lo Zitto, che quando vuole comunicare «muove l’aria su e giù, con un ballo di dita e mani». Lavorando i campi insieme, Macaco, Bestemmia e lo Zitto si sono fatti fratelli. Bestemmia solca meglio del trattore, lo Zitto è maestro del diserbo e sa di dopobarba e sigarette, Macaco sembra sempre camminare in discesa. Ed è con questa vicinanza costruita più sulla presenza che sulle parole che affrontano ogni cosa. I problemi di Bestemmia, l’incidente dello Zitto, il rifiuto di una ragazza o i gesti eterni del raccolto. E poi la vicenda più grande di tutte: quella telefonata, prima dell’anno nuovo, con l’ordine di «concimare chimico, diserbare chimico, antiparassitare chimico». Loro tre sanno che la natura ci somiglia: a volte è accogliente come i solchi per le patate, altre volte meno, come un terreno pietroso. Ma ci guadagni che i covoni sono nuvole, che diventi «schiavo di naso» del vento, il teatro dei gatti nel sonno, e due amici, di quelli che ti sanno pensare.
Recensione
Con questo libro, Simone Torino esplora territori narrativi che gli sono profondamente congeniali: quelli del lavoro manuale, delle vite ai margini del rumore contemporaneo, delle esistenze che sembrano minime solo a uno sguardo distratto. Il romanzo si colloca in una Valle d’Aosta aspra e concreta, fatta di pendii scoscesi, campi coltivati a mano, giornate scandite da gesti ripetuti e necessari. È qui che vive il protagonista, un bracciante quarantenne soprannominato Macaco, uomo solitario, ironico, profondamente legato alla terra che lavora.
Macaco vive da solo, parla con le sue gatte, custodisce il ricordo di un amore passato che continua a riaffiorare senza mai diventare racconto esplicito. La sua vita è fatta di lavoro duro, amicizie essenziali e momenti di sospensione: le domeniche dedicate al basket, ad esempio, non rappresentano una fuga, ma un altro modo di stare nel mondo, di misurare il proprio corpo e il proprio respiro. Accanto a lui ci sono Bestemmia e lo Zitto, figure che incarnano una fratellanza ruvida e sincera, fatta di presenza più che di parole, di condivisione del peso della fatica.
La trama del romanzo non procede per eventi clamorosi o svolte narrative tradizionali. Torino sceglie consapevolmente una struttura che segue il ritmo della vita agricola: ciclica, lenta, apparentemente immobile. È proprio in questa immobilità che il romanzo trova la sua forza. Ogni gesto, zappare, raccogliere, camminare, osservare, diventa carico di senso, perché è lì che si depositano il tempo, la memoria, la perdita. Il passato non viene raccontato frontalmente, ma filtra nei pensieri del protagonista come un’eco costante, mai invadente, mai risolta.
Uno degli elementi più riusciti del libro è senza dubbio la lingua. Simone Torino adotta uno stile essenziale, concreto, spesso asciutto, che rifugge qualsiasi compiacimento lirico. Eppure, proprio in questa apparente durezza, emergono improvvise aperture poetiche: immagini precise, frasi brevi che riescono a trattenere emozioni profonde senza mai nominarle direttamente. È una scrittura che rispetta i personaggi e il mondo che racconta, senza sovrapporsi ad essi, lasciando che siano i dettagli a parlare.
La natura, in Macaco, non è mai un semplice sfondo. È una presenza viva, costante, che modella i corpi e i pensieri, che impone i propri ritmi e costringe a fare i conti con i limiti. L’uomo non domina il paesaggio, ma vi si adatta, lo attraversa, lo ascolta. In questo senso, il romanzo si configura anche come una riflessione silenziosa sul rapporto tra essere umano e lavoro, tra identità e fatica, tra resistenza e accettazione.
Macaco è un libro che parla di solitudine senza drammatizzarla, di amicizia senza idealizzarla, di amore senza raccontarlo fino in fondo. È un romanzo che chiede al lettore di rallentare, di accettare un tempo narrativo diverso, più vicino a quello della terra che a quello della città. Chi cerca una trama serrata o colpi di scena resterà forse spiazzato; chi invece è disposto ad abitare una voce, un ritmo, una vita, troverà in questo libro una profondità rara.
Lo scrittore firma un romanzo sobrio e necessario, che restituisce dignità letteraria a esistenze spesso invisibili. Macaco non urla, non pretende attenzione: resta. Come restano certi lavori, certi silenzi, certi affetti trattenuti. Ed è proprio in questa discrezione che trova la sua forza più autentica.
Un libro consigliato a chi ama la narrativa attenta ai margini, alle vite silenziose e al lavoro manuale e ai lettori che privilegiano l’atmosfera e la voce narrante più della trama tradizionale o dei colpi di scena.
Alcune note su Simone Torino
Simone Torino è nato nel 1979 ad Aosta. Nel corso degli anni ha fatto molti lavori - dal bracciante agricolo all'operaio al postino all'assistente per ragazzi con disturbo dello spettro autistico - senza mai smettere di scrivere, soprattutto racconti e poesie. Nel 2012 ha pubblicato per End edizioni il racconto lungo L'anno delle B. Nel 2024, con Macaco (Einaudi 2025), ha vinto il Premio Italo Calvino.



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