RECENSIONE: Mordi e fuggi. Il romanzo delle BR (Alessandro Bertante)




Autore: Alessandro Bertante

Editore: Baldini+Castoldi, 2022

Pagine: 208

Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea

Prezzo: € 17.00 (cartaceo), € 9.99 (ebook)

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Trama

Milano, 1969. Università occupate, cortei, tensioni nelle fabbriche. Il 12 dicembre la strage di piazza Fontana. Alberto Boscolo ha vent’anni, viene da una famiglia normale, né ricca né povera, è iscritto alla Statale ma vuole di più. Vuole realizzare un proprio progetto politico. Deluso dall’inconcludenza del Movimento Studentesco, si avvicina a quello che di lì a poco sarà il nucleo delle Brigate Rosse. I mesi passano, Alberto partecipa alle azioni dimostrative, alle rapine di autofinanziamento e al primo attentato incendiario, ma il suo senso di insoddisfazione non si placa. Vuole agire sul serio. Il gruppo organizza il sequestro lampo di Idalgo Macchiarini, un dirigente della Sit-Siemens, e lo sottopone al primo processo proletario. «Mordi e fuggi », scrivono i brigatisti. La stampa batte la notizia; nei bar degli operai non si parla d’altro, le Brigate Rosse sono pronte ad alzare il livello dello scontro. In una metropoli nebbiosa, violenta e indimenticabile, Alessandro Bertante dà vita a una vicenda umana tumultuosa e vibrante, nella quale, intrecciando fiction e cronaca, vediamo scorrere i fatti cruciali che innescheranno la tragica stagione degli anni di piombo. Un romanzo duro e avvincente, dal ritmo serrato e incalzante, che non cerca facili risposte ma che apre nuove domande su uno dei periodi più drammatici della recente storia italiana.


Recensione

Vent’anni. Una vita davanti, tanti sogni da rincorrere, tanti progetti da realizzare. Spesso, ideali predefiniti, bramati soprattutto dalle famiglie, dalla società, dal contesto nel quale si vive e a cui si appartiene. Come se non ci potessero essere alternative a quelle aspettative stabilite da altri che indirizzando ciascuno verso un percorso dal quale non si può deviare. Ci si dimentica, però, di fare i conti con la vita, il destino o il fato che a volte ha fantasie bizzarre e riserva ad alcuni vite sorprendentemente fuori dai ranghi, sopra le righe, lontane da qualsiasi fantasia ardita e innovatrice.


Tutto ciò capita ad Alberto Boscolo, protagonista di questo romanzo, che a un certo punto decide di dare uno strappo netto a quell’esistenza che gli appare statica, monotona e priva di passioni. Diplomato al liceo Beccaria con il massimo dei voti, nell’autunno 1968 si iscrive all’università, facoltà di Lettere e Filosofia in Statale. Qui conosce Anita, della quale si innamora profondamente, di un anno più grande di lui e militante nel Movimento Studentesco.


Per Alberto, però, tutto questo è ancora poco. Non si sente ancora sufficientemente appagato; vuole contribuire in tutti i modi a dare una svolta alla Storia e vuole farne parte. Piano piano si avvicina a quel movimento estremista passato, dopo varie evoluzioni, a chiamarsi inizialmente “Brigata Rossa”, che tra le prime operazioni compie un attentato di tipo incendiario ai danni di Giuseppe Leoni, dirigente della Sit-Siemens, capo del personale e democristiano dichiarato, a detta della maggior parte degli operai una carogna arrogante e presuntuosa. L’attentato viene ovviamente rivendicato, e il nome acquisisce il plurale, “Brigate Rosse”, per sottolineare la vastità della lotta.


L’evoluzione dei fatti obbliga i componenti delle BR alla clandestinità e Alberto è costretto a fare i conti con se stesso. Lontano dagli amici, dalla famiglia, dagli studi, da quell’amore che lo ha travolto ma a cui ha dovuto rinunciare proprio in nome della sua ideologia, sprofonda in una sorta di abissale depressione: le sue diventano giornate scandite dall’alcool, dal fumo, dalle eventuali notizie riportate sui giornali relative alle loro azioni rivoluzionarie. Niente riesce più a stimolarlo, a dare il un reale senso ai suoi vent’anni, a trovare la sua giusta collocazione in un mondo che si ritrova a vivere un momento storico delicato, incerto e in continuo cambiamento.


L’autore è riuscito a dar vita a un romanzo che si muove tra cronaca e finzione e che racconta molto bene di quello squarcio di tempo a tutti noto come gli “anni di piombo”, lasciando al protagonista la narrazione in prima persona. La ricostruzione di quei momenti è minuziosa e dettagliata.


In un crescendo di azioni e operazioni della durata di circa due anni, l’autore, con un ritmo serrato, catapulta il lettore in un passato complesso e articolato


Uno scritto che aiuta a riflettere e che rappresenta una buona base per chi a quegli anni vuol avvicinarsi e conoscere. È uno scritto non perfetto, con le sue pecche, con i suoi difetti, con le sue lacune, ma anche con punti forti. Un componimento che talvolta resta troppo in superficie non entrando nel vero profondo, ma che nei suoi intenti vuol spronare alla riflessione e alla curiosità. Per chi già conosce il tema non rappresenta un vero approfondimento, ma una diversa prospettiva di analisi con le dovute annesse considerazioni. Per chi non conosce il periodo può rappresentare una buona base di partenza per poi approfondire con altri scritti. Un lavoro nel complesso interessante.


 

Alcune note su Alessandro Bertante

Alessandro Bertante è nato ad Alessandria nel 1969, vive da sempre a Milano. È autore dei saggi Re Nudo (2005) e Contro il ’68 (2007). Fra i suoi romanzi ricordiamo Al Diavul (2008), vincitore del Premio Chianti, Nina dei lupi (2011, 2019), finalista Premio Strega e vincitore del Premio Rieti, Estate crudele (2013), vincitore del Premio Margherita Hack e Gli ultimi ragazzi del secolo (2016), vincitore del Premio Selezione Campiello, giuria dei letterati. È Course Leader Senior del Trienno di Cinema e Animazione presso NABA, Nuova Accademia di Belle Arti.


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