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RECENSIONE: Shmutz (Felicia Berliner)



Autore: Felicia Berliner

Editore: Mar dei Sargassi, 2023

Pagine: 293

Genere: Narrativa straniera, Narrativa moderna e contemporanea

Prezzo: € 20.00 (cartaceo), € 9.99 (ebook)

Acquista: Libro, Ebook


 

Trama

Raizl ha diciannove anni, una famiglia ebrea chassidica ultraortodossa e un segreto da custodire. Nella comunità, le ragazze della sua età cominciano a uscire con i ragazzi in appuntamenti combinati per sposarsi e mettere al mondo nutrite schiere di figli. Lei naviga le acque del web. Un giorno, dal computer che le hanno dato insieme alla borsa di studio, cerca l’immagine proibita di D-o e, in preda alla voglia di sapere, continua a digitare ciò che il suo mondo cela o censura. Quando approda per la prima volta su un sito porno è sconvolta e incuriosita. Ben presto, però, ne diventa dipendente: solo nell’universo virtuale notturno, dove tutto è esposto, trova riparo dall’occhio vigile della comunità. Brillante e provocatorio, l’esordio di Felicia Berliner è un romanzo di formazione dove la pornografia diventa enciclopedia dei rapporti umani. Anche se i due mondi raccontati sono agli antipodi – in uno il sesso è tabù, nell’altro merce – entrambi si reggono sulla sessualità femminile, su un vocabolario simbolico ricco, comprensibile solo a chi lo conosce già. Il loro sfiorarsi sacrilego si traduce nell’esplorazione approfondita di sé e di una New York altrimenti preclusa.


Recensione

Questo libro è il provocatorio e trasgressivo esordio letterario dell'autrice della quale si hanno solo notizie biografiche essenziali e che spesso ha preferito apparire in pubblico nascondendo il proprio viso dietro una maschera. Il tema principale del romanzo p l'esplorazione di una realtà ignota attraverso la diciannovenne Raizl, cresciuta in una famiglia ebrea chassidica ultraortodossa, che entra in contatto con il mondo della pornografia.


Molto probabilmente vi state chiedendo cosa significa Shmutz. Questa parola è parte di un vocabolario ricostruito dalla stessa protagonista per spiegare ciò che non conosce e di cui, nella sua lingua madre, non ha trovato il suono. Un idioma che sembra cancellare gli estremi, relegando al silenzio il peccato ed il santo Creatore, i cui nomi non vanno mai pronunciati. La scrittrice attribuisce una grande importanza al linguaggio ed alle parole che vengono utilizzate per parlare della pornografia, termini che costringono la giovane a creare una sua nuova via di comunicazione approdando ad una realtà differente, un mondo plasmato attraverso sostantivi mai sentiti e proibiti. In breve tempo, però, le lingue di tutti le voci di Raizl, finiscono per scontrarsi e, accavallandosi, si fondono in sacro e profano nello stesso periodo, richiamando un libero arbitrio, che sa ormai solo di peccato.


Le immagini che riempiono le pagine scuotono, le tematiche trattate sono attuali e complesse, il testo resta scorrevole e meticoloso, a volte leggermente ridondante, ma sempre interessante. La pornografia diventa presto, per la protagonista, la porta di accesso per un mondo che non aveva mai conosciuto, per una libertà ed una consapevolezza che non sapeva le spettassero. Contrapposta tra desiderio e credo, la ragazza prova, ad un certo punto, la necessità addirittura fisica di proteggersi da una condotta peccaminosa alla quale non riesce a sottrarsi, così gli abiti abbondanti, diventano scudo e simbolo di desideri incompatibili, mentre nel buio della notte, il piacere le esplode silenzioso tra le cosce.


Bisogna però precisare che questo non è un libro sulla pornografia, piuttosto sul desiderio di una donna di scoprire l’ignoto, nascondendolo dietro uno schermo. È un romanzo sulla libertà di credo e di peccato, sulle scelte discutibili ed i giudizi inflessibili, sulle fughe e le dipendenze, sui pregiudizi e l’alienazione, sulle norme che ogni società impone e sulle diversità che ognuno traveste.


Molto interessante l’utilizzo di un tema tanto provocante e controverso come strumento per ordire un vero e proprio romanzo di formazione. Qui si misureranno due realtà opposte, ma in qualche modo sempre legate alla sessualità femminile, che oscilla perenne tra voluttà e sacrilegio. Un libro che descrive il passaggio da un mondo fortemente regolato, ad uno convenzionalmente proibito, ed un argomento considerato generalmente “sporco”, se non addirittura perverso, diventa, così, il ponte tra due universi.


L’onestà intellettuale ed il valore del romanzo, si misurano nella totale assenza di giudizio per l’una o per l’altra realtà che si va a descrivere. Se la prima rappresenta, infatti, per la giovane donna, la rigidità e le regole del solo luogo che sa chiamare casa, l’altro veste gli abiti di una curiosa ed ingannevole libertà d’agire. In entrambi, Raizl, da sempre refrattaria alle consuetudini, trova la sua definizione nella diversità.


La protagonista, quindi, impara a distinguere molto bene quel margine netto che divide a lungo la sua esistenza, ma se sceglie di superarlo o meno non ha alcuna importanza. La vera vittoria di Raizl è il rispetto per una linea di confine e per tutte le infinite realtà che essa puù circoscrivere.


Un libro che consiglio a tutti coloro che sono alla ricerca di un messaggio di convivenza e tolleranza di fronte ad una società che alza muri e distrugge vite, che abbandona e affama, che relega oltre una barriera tutto ciò che non ha voglia di capire.


 

Alcune note su Felicia Berliner

Di Felicia Berliner si sa poco. Vive a New York, è laureata alla Columbia in discipline artistiche e tiene corsi di formazione per creativi. A leggere gliel’ha insegnato sua madre prima di cominciare la scuola. Ha frequentato una yeshiva a Los Angeles. Felicia afferma che, sin da subito, è stata attratta dal fascino dei libri, soprattutto dall’idea di far provare qualcosa alle persone con le parole. A lei è successo per la prima volta con L’urlo e il furore di Faulkner, letto quando era troppo piccola per assorbirne la trama ma non così piccola da non essere investita da emozioni potenti. Fra le sue influenze letterarie cita la Torah e Toni Morrison, Bernard Malamud e Clarice Lispector, dichiarandosi alla ricerca di una sorta di realismo magico ebraico.


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