RECENSIONE: Un panda estinto. Il mestiere dell'inviato speciale (Vittorio Monti)

Aggiornamento: 17 mar




Autore: Vittorio Monti

Editore: Giraldi Editore, 2021

Pagine: 140

Genere: Biografie

Prezzo: € 15.00 (cartaceo), € 6.49 (ebook)

Acquista: Libro, Ebook


 

Trama

Una vita da giornalista: che vuole dire una vita dentro mille altre. Il mestiere di raccontare il mondo prima dei social e del gsm. Un “inviato speciale” in missione non stop, dentro la cronaca di fatti e misfatti che ormai sono storia, esploratore del giornalismo eroico, quando i telefoni andavano a gettone. Viandante in una carovana di carta popolata di “firme” più che di volti, tipi strambi, a volte scapigliati e alternativi, ma sempre creativi e al servizio del lettore. Gente che lottava, anche con colpi bassi, per scrivere l’articolo vincente, ma soprattutto per trasmetterlo al giornale. Perché, prima dell’odierno tutti connessi, vigeva una regola ferrea: un mediocre resoconto in tempo utile è meglio della Divina Commedia in ritardo. Non un manuale di giornalismo, ma una lettura per capire che il mestiere di oggi deve ritrovare lo spirito del passato. Un lungo e sorprendente racconto, che comincia dal sogno di un bambino che a dieci anni decise di fare il giornalista. E di tutta la fatica per riuscirci. Da “abusivo” in redazione fino al premio Saint Vincent, il più ambito dalla categoria. Dalle piccole collaborazioni anonime ai grandi servizi come “inviato” del Corriere della Sera. Un album popolato da personaggi famosi della politica, del giornalismo e della cronaca, raccontati da una personalissima e sorprendente candid camera.

Un percorso dentro la memoria emotiva, non ripescato dagli archivi, utile a chi vuole entrare nel pianeta comunicazione. Non bastano scuole e master per abitarlo: serve conoscere tecniche, strategie e perfino i trucchi del cronista spericolato e romantico, al tempo della vecchia lira. Ma anche confessioni a sorpresa di un collezionista di vite altrui, diventate a caro prezzo la sua. Non un manuale. Semmai un romanzo di in/formazione.


Recensione

L’autore e protagonista del libro è un giornalista professionista del Corriere della sera sempre in viaggio per l’Italia e per il mondo come inviato speciale. Qui racconta il sé stesso segreto e il mestiere che svolge con grande passione sempre mettendo al cento il lettore.


Si percepisce fina dalle prime pagine che l’autore è innamorato di ciò che fa. Esso è stato uno precursore dello smart working: ha sempre scritto dove capitava. La sua vita da giornalista, poco uguale alle altre, è passata stilando articoli senza bisogno di passare dalla redazione. Le stanze del giornale gli hanno sempre messo soggezione, soprattutto il salone Albertini. Anche se in Via Solferino gli vogliono tutti bene.


La qualità principiale di un buon giornalista è saper sopportare stress e solitudine. Vittorio non ha mai passato le feste in famiglia e anche se la bravura non ha sesso e genere, ai suoi tempi, le donne inviate erano davvero poche.

Un bravo giornalista non deve inventare ma trovare quel che non c’è nei verbali e non smette mai d’imparare. In questo mestiere sono ancora indispensabili i testardi esploratori dell’umanità.


L’autore è figlio dell’Olivetti 22. Se scrivi a mano non sei in grado di contare le righe e stabilire la lunghezza del testo. E l’incipit è importante. Chi ben comincia deve essere incisivo. L’intervista deve essere una sfida, occorre scavare nella storia. In ogni articolo ti giochi tutto nelle prime cinque righe. Quando cominci devi avere già in mente tutto quello che scriverai e lo devi fare senza truccare la notizia e mentre segui l’avvenimento devi subito impadronirti delle parole. Oggi purtroppo tutte le cronache si assomigliano. Peccato, perché cronaca e sport a volte possono trasformarsi in vera narrativa. È una questione di penna e l’autore è veramente abile.


Il lettore è sacro. Se i giornali non accendono la fantasia e non arrivano al cuore perdono lettori. Per Vittorio il giudizio più temibile resta sempre quello del lettore.

La storia dell’autore comincia negli anni ‘60 con piccole collaborazioni con L’Avvenire d’Italia, la voce più autorevole dell’informazione religiosa. Un’esperienza preziosa. Una carriera partita a piccoli passi che l’ha portato fino al premio Saint Vincent, il premio più ambito della categoria.


Un libro che non è un manuale di giornalismo, ma una dichiarazione per comprendere che il mestiere di oggi dovrebbe ritrovare lo spirito del passato.

Libro che parla dei compagni d’avventura del protagonista, con ricordi di altri giornalisti e interviste a personaggi noti come all’ultima regina Maria José, a una Patty Smith che se la prende comoda e che mentre parla non lesina in rutti, alla conversione di Lola Falana, al capodanno con Alba Parietti, passando per direttori e politici.


Una bella testimonianza da non perdere e sono d’accordo con l’autore quando sostiene che leggere su carta sia sempre la cosa più smart.


 

Alcune note su Vittorio Monti

Vittorio Monti, giornalista professionista forever. Una vita al Corriere della Sera, con un singolare record: mai un giorno in redazione, sempre in viaggio come “inviato speciale” per scrivere sull’Italia e il mondo. Qui racconta il sé stesso segreto, con ciò che non ha mai scritto in migliaia di articoli. L’altra faccia di una lunga storia. Dall’autore di La bella gente e Il Maremaldo, adesso una sorta di reality, costruito dall’amore per un mestiere esaltante, prima degli stravolgimenti generati da internet. Nel curriculum, il Premio Saint Vincent (miglior articolo di cronaca nazionale) e il Guidarello (racconto sulla terra di Romagna). La medaglia più gratificante? Nessuna tessera di partito, dunque soltanto dalla parte del lettore.


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