RECENSIONE: Vite di coppia (Joris-Karl Huysmans)




Autore: Joris-Karl Huysmans

Traduttore: Filippo D'Angelo

Editore: Prehistorica Editore, 2022

Pagine: 247

Genere: Narrativa straniera, Classici

Prezzo: € 18.00

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Trama

"Controcorrente" del resto, lo è sempre Huysmans, soprattutto in questo romanzo del 1881 che esaspera i principi del Naturalismo di Zola fino a incrinarli, dall'interno. Prendendo le distanze dall'ingenuità degli ideali Romantici così come dall'ipocrisia della società borghese positivista. "Vite di coppia" mette in scena le figure di due artisti parigini (un pittore e uno scrittore) messe ai margini della società e posti di fronte al dramma della crisi coniugale.


Recensione

L’autore è noto in Italia quasi esclusivamente per i suoi due libri più famosi: À rebours (Controcorrente) del 1884 e Là-bas (L’abisso) del 1891. Il primo è un punto di riferimento per il Decadentismo. Il secondo, frutto degli interessi occultistici e dell’autore e della frequentazione dell’ex prete eretico Joseph-Antoine Boullan, percorre le torbide vie del satanismo attraverso una Parigi esoterica e negromantica, ricostruendo le nefandezze di Gilles de Rais, il barbablù, luogotenente di Giovanna d’Arco, stupratore e assassino seriale di fanciulli e descrive minuziosamente una messa nera.


Lo scrittore ha però mosso i suoi primi passi letterari nel pieno del naturalismo, compagno di strada e intimo amico di Émile Zola, Guy de Maupassant e Gustave Flaubert. Questo romanzo però è l’ultimo addio a quel realismo, a quella pretesa di oggettività che i naturalisti ricercano.


Nei due protagonisti, lo scrittore André Javant e il pittore Cyprien Tibaille, amici e artisti mediocri e perdenti, l’autore già anticipa, una delle figure principali del futuro decadentismo. Questi personaggi non hanno grandi sentimenti né grandi passioni, solo meccanismi e bisogni. Il bisogno di confort e di sesso detta il percorso che è l’unica linea narrativa del romanzo che è costruito tutto su vivide descrizioni della Parigi del tardo Ottocento. Il tema dell’adulterio che conduce André dalla scoperta in flagrante del tradimento della moglie, il conseguente abbandono e la nuova vita da solo, in castità o con amanti saltuarie fino alla decisione, per comodo, di perdonare l’adultera e riprenderla con sé, è vissuto senza dramma e senza pathos. Nella scena iniziale il cornuto non uccide né la traditrice, né l’amante, ma con imbarazzata gentilezza riaccompagna lo sconosciuto giù per le scale dell’appartamento, fino in strada. E quando confessa la brutta esperienza all’amico Cyprien, più preoccupato dei pettegolezzi che del fatto in sé, viene preso da un forte attacco di diarrea. Mai si parlerà di amore, la misoginia di dell’autore è all’apice: l’amore è puro soddisfacimento di bisogni, la donna ideale è metà domestica e metà prostituta, per il resto la femminilità è detestabile. Per Cyprien bisogna ritrovare il conforto del matrimonio, ma senza la moglie. Costui alla fine si prende una compagna brutta e volgare, ma gentile e sottomessa e rinuncia al sesso in nome del confort. Analogamente anche ad André riprende la moglie fedifraga alla quale per altro conviene a sua volta farsi riprendere. L’ultimo deprimente incontro fra i due amici, André e Cyprien, ormai definitivamente separati dalla presenza delle rispettive mogli, si conclude con la comune consapevolezza di aver ormai ceduto in tutto.


Questo libro è un grande classico, un testo che parla ancora oggi alla morale, al cinismo e alla disillusione di ciascuno di noi. Sono passati più di cento anni eppure chiunque conosce almeno una coppia che sta insieme per noia e per paura. Il matrimonio o la convivenza come anestetico per la voragine che abbiamo dentro di noi. Una sorta di psicofarmaco a buon mercato, essere in due per non dover sopportare la solitudine.


Un libro questo per non smettere mai di riflettere, un testo per uscire dalla storia degli altri e seminarne una tutta propria.


 

Alcune note su Joris-Karl Huysmans

Joris-Karl Huysmans è nato a Parigi nel 1848 da una famiglia di origine olandese, ed è per richiamare queste sue origini nordiche che germanizzò il suo nome George-Charles in Joris-Karl. Frequenta studi piuttosto irregolari e per vivere diviene funzionario del Ministero degli INterni, mentre il suo amore per la Letteratura lo induce a scrivere fin dal 1876 romanzi di impronta Naturalista. Nel 1880 entra a far parte dell’esclusivo Gruppo di Medan, a cui fa da capo Zola che lo considera il suo allievo prediletto. Nel corso di pochi anni si sente attratto dagli atteggiamenti estetizzanti dei simbolisti che finisce per codificare nel romanzo Controcorrente del 1884, prima di attraversare una profonda crisi mistica e abbracciare la religione cattolica, fino alla morte sopraggiunta nel 1907 (Parigi). Vite di coppia segna precisamente il passaggio dall’estetica Naturalista a quella Decadente.


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