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RECENSIONE: Camminare il silenzio. Itinerari religiosi e civili in Italia (Marianna Napolitano)




Autore: Marianna Napolitano (a cura di)

Editore: EDB, 2026

Pagine: 246

Genere: Spiritualità

Prezzo: € 22.00

Acquista: Libro



Trama

Camminare il silenzio è una guida in 39 itinerari che si snodano in ogni regione d'Italia, per camminatori esperti o principianti. I cammini conducono ai luoghi delle diverse fedi che oggi disegnano il profilo religioso del paese e a quelli delle memorie che ne rinsaldano il sentimento civile e democratico. Dalle coste alle cime più alte, attraverso sentieri, parchi e riserve, la bellezza del patrimonio materiale e immateriale accompagna il viandante lungo vie che si trasformano passo dopo passo in paesaggi interiori, dove la scelta del silenzio regala spazi alla riflessione in un tempo sempre più frastornato dai rumori di un mondo inquieto. Introduzione di Alberto Melloni.


Recensione

Questo libro si presenta come un’opera che invita il lettore a entrare in una dimensione duplice: quella del viaggio fisico e quella della ricerca interiore. Già dal titolo si comprende l’intenzione di fondo del volume: non si tratta semplicemente di una guida ai percorsi, ma di una riflessione sul cammino come esperienza di ascolto, sottrazione del rumore e riscoperta del rapporto tra paesaggio, memoria e spiritualità.


Il libro si colloca idealmente all’incrocio tra la tradizione degli itinerari culturali e religiosi italiani e una sensibilità contemporanea che tende a leggere il camminare non solo come pratica escursionistica, ma come gesto simbolico e conoscitivo. Il “silenzio” evocato nel titolo non è assenza, bensì spazio attivo in cui il pensiero si chiarisce e il territorio si rivela in una forma più essenziale. In questa prospettiva, il cammino diventa un dispositivo narrativo e insieme esperienziale: attraversare luoghi significa anche attraversare stratificazioni di storia, fede e vita civile.


L’impianto del volume, per come si configura, sembra muoversi lungo una linea che intreccia due dimensioni solo apparentemente distinte: quella religiosa e quella civile. Da un lato, infatti, il riferimento ai percorsi spirituali richiama una lunga tradizione di pellegrinaggi e itinerari devozionali che hanno segnato profondamente il territorio italiano, con le sue abbazie, i santuari, le vie storiche e le testimonianze della fede popolare. Dall’altro, la dimensione civile suggerisce un’attenzione ai luoghi della memoria collettiva, alle strade della storia sociale e politica, ai paesaggi che raccontano identità comunitarie e trasformazioni culturali.


Questa doppia prospettiva permette di leggere il territorio non come semplice sfondo, ma come protagonista attivo. Il paesaggio italiano, nella sua complessità, diventa così un archivio diffuso in cui convivono tracce religiose, segni artistici, memorie storiche e stratificazioni quotidiane. Il cammino, in questo senso, non è mai neutro: ogni passo si confronta con una densità di significati che il libro invita a riconoscere e a interrogare.


Uno degli aspetti più interessanti dell’opera è proprio la centralità dell’esperienza del camminare come pratica di attenzione. In un’epoca dominata dalla velocità e dalla sovrabbondanza di stimoli, il libro sembra proporre un controcanto: rallentare, sostare, osservare. Il silenzio non viene inteso come vuoto, ma come condizione necessaria per accedere a una percezione più profonda dei luoghi. È nel rallentamento che il dettaglio emerge, che il paesaggio si scompone e si ricompone in nuove connessioni.


La scrittura, coerente con questa impostazione, appare orientata a sostenere un ritmo riflessivo, più che descrittivo in senso puramente informativo. L’obiettivo non sembra essere quello di fornire una guida tecnica ai percorsi, quanto piuttosto quello di accompagnare il lettore in una disposizione mentale diversa, in cui il viaggio esteriore si intreccia con una forma di meditazione laica o spirituale.


Particolarmente significativa è anche la possibile attenzione alla dimensione comunitaria del cammino. I percorsi, infatti, non sono mai esperienze esclusivamente individuali: anche quando si cammina da soli, si attraversano spazi condivisi, segnati da generazioni di passaggi, racconti e pratiche collettive. In questo senso, il libro suggerisce implicitamente che il camminare è anche un modo per riconnettersi a una memoria comune, per riconoscere la continuità tra passato e presente.


La struttura complessiva del volume, pur mantenendo un carattere unitario, sembra quindi aprirsi a una pluralità di livelli di lettura. Può essere letto come una guida ispirazionale per chi ama il turismo lento e i cammini, ma anche come un testo di riflessione sul rapporto tra uomo e territorio, tra spiritualità e quotidianità, tra storia e contemporaneità. Questa ambivalenza è probabilmente uno dei suoi punti di forza, perché consente a pubblici diversi di trovare una propria chiave di accesso.


Dal punto di vista del lettore, l’esperienza che il libro propone è quella di una progressiva decantazione: si parte da un’idea di viaggio e si arriva a una dimensione più interiore, in cui il movimento fisico diventa anche movimento mentale. Il silenzio, in questo percorso, non è mai isolamento, ma apertura: uno spazio in cui si riorganizzano le percezioni e si ridefinisce il senso del paesaggio attraversato.


In conclusione, Camminare il silenzio. Itinerari religiosi e civili in Italia appare come un’opera capace di dialogare con sensibilità diverse, offrendo al lettore non solo spunti di itinerario, ma soprattutto una postura mentale e culturale nei confronti del viaggio. È un libro che si rivolge a chi cerca nel cammino qualcosa che vada oltre l’escursione o la visita turistica, e che sia disposto a considerare il paesaggio come spazio di ascolto e trasformazione.


Consigliato a lettori interessati ai cammini, alla spiritualità laica o religiosa, alla geografia culturale e alla riflessione sul rapporto tra uomo e territorio, ma anche a chi desidera riscoprire il valore del rallentare e dell’osservazione attenta dei luoghi.



Alcune note su Marianna Napolitano

Marianna Napolitano è ricercatrice a tempo determinato (Rtd - tipoA) dal 2023 presso il Desu - Dipartimento di Educazione e scienze umane Unimore - Università degli studi di Modena e Reggio Emilia. I suoi interessi di ricerca sono rivolti in particolare alle relazioni stato-chiesa in Russia e in Ucraina e alla storia delle chiese in Ucraina. Attualmente la sua ricerca si concentra sull'analisi dell'autocefalia della chiesa ucraina, sulle traduzioni slave del Credo Niceno-Costantinopolitano e sulle revisioni apportate al testo nell'ambito della riforma liturgica del patriarca Nikon. 


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