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RECENSIONE: Quattro testimonianze sul fiume Erinnio (Angela Dimitrakaki)




Autore: Angela Dimitrakaki

Traduttore: Elisabetta Garieri

Editore: Voland, 2026

Pagine: 104

Genere: Narrativa straniera, Narrativa moderna e contemporanea

Prezzo: € 15.00 (cartaceo), € 6.49 (ebook)

Acquista: Libro, Ebook



Trama

Anni ’80 del secolo scorso. Cresciute in periferia, Ioanna, Katerina, Sofia e Rahil condividono un’adolescenza tormentata: si vestono di nero, dichiarano guerra alle famiglie e ascoltano punk. Quando la loro insegnante di storia, femminista che sperimenta nuovi metodi pedagogici, parla loro per la prima volta degli antichi fiumi di Atene, rimangono incantate dall’idea di andare alla scoperta del fiume Erinnio, sepolto da tempo… A distanza di anni una giovane antropologa che fa ricerca sui “miti urbani” incontra le ragazze, ormai quasi quarantenni, per raccogliere la loro testimonianza. Si disvela così la drammatica vicenda accaduta decenni prima e la vita segreta di una città eternamente inquieta.


Recensione

Con Quattro testimonianze sul fiume Erinnio, Angela Dimitrakaki costruisce un romanzo breve ma sorprendentemente denso, capace di unire il romanzo di formazione, la riflessione sulla memoria e il ritratto di una generazione cresciuta nella Grecia degli anni Ottanta. Il libro si sviluppa attraverso una struttura narrativa particolare, nella quale le testimonianze delle protagoniste diventano il mezzo per riportare alla luce un episodio rimasto sepolto nel tempo, proprio come il misterioso fiume Erinnio che dà il titolo all'opera.


La vicenda prende forma quando una giovane antropologa, impegnata in una ricerca sui miti urbani, incontra quattro donne ormai adulte per raccogliere le loro testimonianze. Da questo espediente narrativo emerge lentamente il ricordo della loro adolescenza condivisa: Ioanna, Katerina, Sofia e Rahil erano ragazze insofferenti alle regole, cresciute nella periferia ateniese, accomunate dalla passione per la musica punk, dall'abbigliamento nero e da un desiderio quasi viscerale di opporsi ai modelli imposti dalle famiglie e dalla società. L'incontro con un'insegnante di storia dai metodi anticonvenzionali rappresenta una svolta fondamentale. È lei a raccontare dell'esistenza degli antichi fiumi nascosti sotto Atene, risvegliando nelle ragazze un'immaginazione che presto si trasforma in un progetto concreto: cercare il fiume Erinnio, ormai sepolto sotto la città, e raggiungerlo.


Quella che potrebbe sembrare un'avventura adolescenziale assume ben presto un significato molto più profondo. Il fiume diventa infatti il simbolo di tutto ciò che è stato nascosto, dimenticato o sacrificato in nome del progresso urbano e sociale. Allo stesso modo, anche i sogni delle protagoniste finiscono lentamente per essere sommersi dal peso della realtà. Dimitrakaki utilizza questo parallelismo con grande intelligenza, evitando qualsiasi retorica e lasciando che siano i ricordi, le omissioni e persino le contraddizioni delle diverse testimonianze a raccontare il vero cuore della storia.


Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è proprio la costruzione della memoria. Ogni voce aggiunge dettagli, corregge impressioni, modifica prospettive, dimostrando come il passato non sia mai un racconto oggettivo ma una continua ricostruzione personale. Le quattro testimonianze non cercano di fornire una verità assoluta; al contrario, mostrano come ogni individuo elabori il dolore, il rimpianto e la perdita in maniera diversa. Questa scelta rende il romanzo estremamente coinvolgente, perché il lettore è chiamato a partecipare attivamente alla ricomposizione degli eventi.


L'amicizia rappresenta il centro emotivo dell'opera. Non viene idealizzata né trasformata in un sentimento perfetto, ma raccontata nella sua complessità, fatta di slanci, incomprensioni, entusiasmi e fragilità. Le protagoniste condividono un'età in cui tutto sembra possibile e ogni scoperta appare destinata a cambiare il mondo. Proprio per questo motivo il tragico evento che segna le loro vite assume una forza ancora maggiore, diventando il momento in cui l'innocenza lascia definitivamente spazio alla consapevolezza.


Parallelamente, il romanzo offre anche un ritratto molto efficace dell'Atene degli anni Ottanta. La città non costituisce soltanto lo sfondo della vicenda, ma diventa un organismo vivente, attraversato da trasformazioni urbanistiche, tensioni politiche e cambiamenti culturali. La modernizzazione della capitale greca procede insieme alla cancellazione di parti della sua storia, e il fiume sotterraneo finisce per incarnare proprio quella memoria che continua a scorrere invisibile sotto la superficie della città e delle esistenze dei suoi abitanti.


Lo stile di Angela Dimitrakaki è essenziale ma ricco di immagini evocative. Pur trattandosi di un romanzo di poco più di cento pagine, la scrittura riesce a creare una notevole densità emotiva. L'autrice evita spiegazioni superflue e lascia spesso che siano i silenzi, le pause e i dettagli apparentemente marginali a suggerire i significati più profondi. Questa scelta richiede una lettura attenta, ma viene ampiamente ricompensata dalla ricchezza delle suggestioni che il testo riesce a trasmettere.


Particolarmente interessante è anche il modo in cui il romanzo affronta il passaggio dall'adolescenza all'età adulta. Le protagoniste non perdono soltanto una parte della loro spensieratezza, ma vedono progressivamente incrinarsi quell'idea di futuro che sembrava inevitabilmente destinata a realizzare i loro desideri. La ribellione giovanile, il sogno di una società diversa e la ricerca di uno spazio autentico nel mondo vengono messi alla prova dalla realtà, lasciando dietro di sé un senso di malinconia che accompagna tutta la narrazione.


Quattro testimonianze sul fiume Erinnio è quindi molto più di un romanzo sull'amicizia. È una riflessione sulla memoria individuale e collettiva, sul rapporto tra passato e presente e su ciò che continua a vivere anche quando sembra essere stato cancellato. Dimitrakaki riesce a trasformare una vicenda intima in una metafora più ampia, parlando della perdita delle illusioni senza mai rinunciare alla delicatezza dello sguardo umano.


È un libro che conquista soprattutto per la sua capacità di lasciare spazio alla riflessione anche dopo l'ultima pagina. Non punta ai grandi colpi di scena, ma costruisce lentamente un'atmosfera di nostalgia, inquietudine e tenerezza che accompagna il lettore fino alla conclusione. Pur nella sua brevità, riesce a suggerire molto più di quanto espliciti, dimostrando come anche un romanzo contenuto nelle dimensioni possa avere una notevole profondità letteraria.


Consigliato chi ama la narrativa contemporanea di qualità, i romanzi sulla memoria, sulle amicizie che segnano una vita e sulle storie di formazione raccontate con sensibilità psicologica. È una lettura ideale anche per chi apprezza libri in cui la città diventa parte integrante del racconto e per chi predilige opere che lasciano spazio all'interpretazione piuttosto che offrire risposte immediate.



Alcune note su Angela Dimitrakaki

Angela Dimitrakaki è nata nel 1968 a Mitilene, sull’isola di Lesbo, è scrittrice, saggista e professoressa di Storia dell’arte moderna e contemporanea all’Università di Edimburgo, dove indaga come le trasformazioni del paesaggio urbano impattino sulle soggettività. La sua produzione narrativa comprende una raccolta di racconti e sei romanzi. È molto presente nell’attuale dibattito culturale greco ed europeo.


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