RECENSIONE: Fedeltà (Marco Missiroli)

Aggiornato il: feb 19


Voto: 3/5

Autore: Marco Missiroli

Editore: Einaudi, 2019

Pagine: 232

Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea

Prezzo: € 17.00 (copertina), € 9.99 (ebook)

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Trama

"Il malinteso", cosí Carlo e Margherita chiamano il dubbio che ha incrinato la superficie del loro matrimonio. Carlo è stato visto nel bagno dell'università insieme a una studentessa: "si è sentita male, l'ho soccorsa", racconta al rettore, ai colleghi, alla moglie, e Sofia conferma la sua versione. Margherita e Carlo non sono una coppia in crisi, la loro intesa è tenace, la confidenza il gioco pericoloso tra le lenzuola. Le parole fra loro ardono ancora, cosí come i gesti. Si definirebbero felici. Ma quel presunto tradimento per lui si trasforma in un'ossessione, e diventa un alibi potente per le fantasie di sua moglie. La verità è che Sofia ha la giovinezza, la libertà, e forse anche il talento che Carlo insegue per sé. Lui vorrebbe scrivere, non ci è mai riuscito, e il posto da professore l'ha ottenuto grazie all'influenza del padre. La porta dell'ambizione, invece, Margherita l'ha chiusa scambiando la carriera di architetto con la stabilità di un'agenzia immobiliare. Per lei tutto si complica una mattina qualunque, durante una seduta di fisioterapia. Andrea è la leggerezza che la distoglie dai suoi progetti familiari e che innesca l'interrogativo di questa storia: se siamo fedeli a noi stessi quanto siamo infedeli agli altri? La risposta si insinua nella forza quieta dei legami, tenuti insieme in queste pagine da Anna, la madre di Margherita, il faro illuminante del romanzo, uno di quei personaggi capaci di trasmettere il senso dell'esistenza. In una Milano vivissima, tra le vecchie vie raccontate da Buzzati e i nuovi grattacieli che tagliano l'orizzonte, e una Rimini in cui sopravvive il sentimento poetico dei nostri tempi, il racconto si fa talmente intimo da non lasciare scampo.


Recensione

Si può essere fedeli per sempre ad un’unica persona? E a se stessi?

Queste sono le domande alle quali Marco Missiroli tenta di dare una risposta con il questo romanzo attraverso le vicende dei personaggi che prendono vita nel racconto. Il romanzo si compone di due parti, lungo le quali si snoda la storia dei protagonisti Carlo e Margherita che, se nella prima parte sono giovani trentenni pieni di buone speranze, nella seconda si ritrovano già quarantenni che hanno visto sfumare buona parte di esse.

Carlo e Margherita si conoscono da diversi anni, hanno fatto le cose per bene, passando attraverso un lungo fidanzamento, l’acquisto di una casa, il matrimonio e infine l’arrivo di un figlio.

Carlo proviene da una famiglia borghese dalla quale vorrebbe prendere le distanze senza riuscirci perché senza l’aiuto del padre non avrebbe mai ottenuto la cattedra di lettere presso l’università. Integra il lavoro di insegnante con quello di correzione di cataloghi viaggi per una casa editrice. E’ innamorato della moglie ma nutre il desiderio di evadere dalla realtà coniugale e sogna di farlo con la sua promettente studentessa Sofia. Anche Margherita, pur amando Carlo, è attratta dal suo giovane fisioterapista Andrea e, da quando nella sua testa si è insinuato il dubbio che il marito l’abbia tradita dopo quello che lei definisce “il malinteso” ( Carlo è stato visto nel bagno dell’università abbracciato a Sofia), si abbandona nelle braccia di Andrea.


"E ora che si faceva toccare dal suo fisioterapista con un’intensità giusta in una zona di confine, nell'attesa di comunicargli dove fosse il punto esatto del dolore, Margherita tornò lì: suo marito, la porta del bagno, edificio 5 dell’università, piano terra, toilette femminile. Era quello il punto esatto che le doleva da mesi."


Carlo e Margherita, però, non sono i soli protagonisti di quello che potremmo definire un romanzo corale per la capacità dell'autore di raccontare intimamente personaggi, che in un primo momento potrebbero apparire secondari, mettendoli sullo stesso piano dei due protagonisti principali. Il lettore quindi percepisce il rilievo attribuito alla figura di Anna, la mamma di Margherita, che si dimostra essere l’unico personaggio in grado di evolversi da se stesso e dagli schemi sociali nei quali ha vissuto nei lunghi anni trascorsi con il marito. Lo stesso non è possibile sostenere per Andrea e Sofia che sceglieranno, invece, per la paura di un eventuale fallimento, di rimanere imbrigliati negli ambiti a loro familiari, pur desiderando spesso di evaderne.

A fare da sfondo alle vicende dei personaggi del libro troviamo due città, Milano e Rimini, che più diverse non potrebbero essere. La prima una grande città, che offre molte opportunità, dove non sei immediatamente riconoscibile e ognuno è libero di essere veramente se stesso al di là delle sovrastrutture che intervengono invece in una realtà piccola e familiare come Rimini, dove il fatto di conoscersi quasi tutti, spesso spinge a omologarsi all'immagine che gli altri hanno di te finendo per non essere fedele a se stessi e alla propria natura.

Nel romanzo però avviene esattamente l’opposto: se Rimini, quindi, consentirà a Sofia, dopo la breve parentesi nella città ambrosiana e l’audacia del tentativo fallito di un piccolo salto nel vuoto che però non ha avuto il coraggio di portare a termine, di ritrovare il rapporto con il padre; Milano, con i suoi quartieri diversi per sostanza e colori vedrà contrapporsi la catarsi di Anna all'incapacità di Andrea, Carlo e Margherita di accettare i loro fallimenti e di essere realmente loro stessi perché incapaci di liberarsi delle strutture che si sono costruiti intorno.

Nella storia però manca quel pathos, quell'emozione che permette al lettore di mettersi nei panni dei protagonisti e di vivere la loro storia come se fosse la propria.

I tanti personaggi vengono raccontati per accenni veloci, che non lasciano poi molto al lettore. Di Margherita e Carlo sappiamo poco, alla fine. Qualche informazione lanciata così, al volo, mentre si sta raccontando altro. Come a non voler distogliere l’attenzione, in un certo senso, senza però capire che è proprio il loro passato a creare ciò che sono e a determinare le loro scelte. Allo stesso modo ho notato una mancanza di analisi dei sentimenti dei personaggi, che vengono raccontati con velocità e superficialità anche in quello che sentono.


"Ma lei un ventiseienne lo aveva già avuto, e tuttora era il ricordo che tentava di non perdere. Con lui aveva intuito che l’infedeltà poteva significare fedeltà verso se stessa."


In conclusione Fedeltà è sicuramente un libro che offre spunti di riflessione sulla fedeltà ai propri sentimenti e desideri, ma si tratta pur comunque di una lettura semplice e poco articolata.



Alcune note su Marco Missiroli

Marco Missiroli è nato a Rimini nel 1981 e vive e lavora a Milano. Con il suo primo romanzo, Senza coda (Fanucci,2005), ha vinto il Premio Campiello Opera Prima.

Guanda ha pubblicato i romanzi Il buio addosso (2007), Bianco (2009) e Il senso dell'elefante (2012; premio Selezione Campiello 2012, premio Vigevano e premio Bergamo). Per Feltrineli ha pubblicato Atti osceni in luogo privato (2015; Premio Mondello 2015). Scrive per il «Corriere della Sera».

Nel 2019 ha vinto il Premio Strega Giovani con il romanzo Fedeltà (Einaudi).


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