RECENSIONE: Gioia mia (Margherita Spampinato)
- Dalla carta allo schermo

- 10 ore fa
- Tempo di lettura: 4 min


Regista: Margherita Spampinato
Interpreti: Aurora Quattrocchi, Marco Fiore, Camille Dugay Comencini, Martina Ziami, Clara Salvo, Renata Sajeva, Concetta Ingrassia, Giuseppina Cardella, Giuseppina Cammareri, Gaspare Gruppuso
Anno: 2025
Durata: 90 minuti
Genere: Drammatico
Trama
Nico è un bambino che deve trascorrere l'estate dall'anziana zia siciliana Gela perché la sua tata Violetta deve sposarsi e non può occuparsi più di lui. La zia lo accoglie al suo arrivo all'aeroporto e durante il tragitto Nico e Gela cominciano a relazionarsi, dando vita a un rapporto difficoltoso basato su differenze d'età e abitudini. Quando il bambino arriva in casa della zia, in un antico palazzo, la sua prima preoccupazione è quella di sapere se c'è il wi-fi per il suo telefono ma in quell'appartamento, ancorato al passato, non c'è. Nico deve adattarsi piano piano a vivere in una nuova dimensione circondato dai tanti simboli religiosi presenti nella casa della zia e a seguire le regole ferree imposte da lei ma anche abituarsi a nuovi sapori e cibi. Stringe controvoglia amicizia con Rosa, una sua coetanea, che lo inserisce nel gruppo dei bambini che vivono in quel palazzo e con cui comincia a trascorrere i pomeriggi giocando insieme a loro o facendo delle incursioni negli appartamenti rimasti vuoti, alla ricerca degli spiriti che li abitano, in base a credenze e superstizioni dei residenti di quell'edificio. Nico e Gela riescono a conquistare, nel frattempo, la fiducia reciproca e la zia si lascia andare a confidenze personali sulla sua giovinezza.
Recensione
Tra le opere prime italiane più interessanti degli ultimi anni, Gioia mia di Margherita Spampinato sceglie di raccontare una storia semplice solo in apparenza, trasformando un'estate forzata in un percorso di crescita capace di parlare con delicatezza sia ai più giovani sia agli adulti. Il film evita qualsiasi artificio narrativo e costruisce il proprio racconto attraverso piccoli gesti, silenzi, incomprensioni e una lenta trasformazione dei suoi protagonisti, regalando un'opera che conquista soprattutto per la sua autenticità.
Il protagonista è Nico, un bambino abituato a vivere immerso nella tecnologia, costretto a trascorrere le vacanze estive in Sicilia dalla zia Gela, una donna anziana, profondamente religiosa e legata a un mondo fatto di tradizioni, superstizioni e rituali quotidiani. L'antico palazzo in cui vive sembra appartenere a un tempo sospeso, lontanissimo dalla modernità: niente wi-fi, niente comfort contemporanei, ma una comunità di persone che custodisce racconti, credenze popolari e ricordi che sembrano impregnare ogni angolo dell'edificio. Per Nico il cambiamento è inizialmente traumatico e il rapporto con la zia appare destinato allo scontro continuo.
Ed è proprio su questo conflitto che il film costruisce la propria forza narrativa. Non cerca mai scorciatoie emotive né esaspera i toni della commedia o del dramma. Preferisce invece osservare con pazienza come due persone appartenenti a generazioni completamente diverse imparino lentamente a conoscersi, abbattendo diffidenze e pregiudizi reciproci. La relazione tra Nico e Gela cresce senza forzature, trovando credibilità nei piccoli dettagli quotidiani, nei litigi, nelle reciproche provocazioni e nei momenti di sincera fragilità.
Margherita Spampinato dirige con uno sguardo delicato, mantenendo sempre il punto di vista del bambino. Lo spettatore scopre insieme a Nico quel microcosmo popolato da racconti di spiriti, simboli religiosi e superstizioni che convivono senza mai trasformare il film in un racconto fantastico. Gli elementi misteriosi diventano piuttosto il linguaggio attraverso cui una comunità conserva la propria memoria e affronta il dolore, lasciando spazio a un'ambiguità narrativa che accompagna il percorso di crescita del protagonista senza fornire risposte troppo semplici.
La Sicilia non rappresenta soltanto un'ambientazione suggestiva, ma diventa un personaggio vero e proprio. Le sue strade assolate, il ritmo lento delle giornate, gli antichi palazzi e le tradizioni popolari contribuiscono a creare un'atmosfera sospesa, quasi fuori dal tempo. In questo contesto Nico è costretto, forse per la prima volta, a rallentare davvero. Privato degli schermi e delle continue distrazioni tecnologiche, comincia gradualmente ad osservare ciò che lo circonda, a stringere amicizia con gli altri bambini del palazzo e ad aprirsi a un modo completamente diverso di vivere il quotidiano.
Uno degli aspetti più riusciti del film è proprio il modo in cui affronta il tema del confronto tra passato e presente. Non esiste una contrapposizione netta tra il mondo moderno e quello delle tradizioni: il racconto evita accuratamente di stabilire chi abbia ragione. La tecnologia non viene demonizzata così come la religione e le superstizioni non vengono ridicolizzate. Entrambi gli universi mostrano limiti e possibilità, e il percorso dei protagonisti consiste proprio nell'imparare ad ascoltare ciò che inizialmente sembrava incomprensibile.
Le interpretazioni contribuiscono in maniera decisiva alla riuscita dell'opera. Marco Fiore restituisce un Nico credibile, impulsivo, ironico e spesso incapace di gestire le proprie emozioni, senza mai risultare costruito. Aurora Quattrocchi offre invece una prova di grande sensibilità nei panni di Gela, evitando qualsiasi stereotipo della classica anziana burbera. Dietro la sua severità emergono progressivamente una profonda solitudine, un passato doloroso e un bisogno d'affetto che rendono il personaggio estremamente umano.
Il ritmo narrativo è volutamente pacato e potrebbe sorprendere chi è abituato a storie più dinamiche. Gioia mia preferisce lasciare spazio ai silenzi, agli sguardi e ai tempi della vita quotidiana, affidando alle emozioni più che ai colpi di scena il compito di coinvolgere lo spettatore. È una scelta coerente con il tono del racconto e che permette ai personaggi di evolversi con naturalezza, senza accelerazioni artificiali.
Anche dal punto di vista visivo il film dimostra una notevole personalità. La fotografia valorizza la luce estiva della Sicilia senza trasformarla in una cartolina, mentre gli ambienti del vecchio palazzo comunicano costantemente il senso di una memoria che continua a vivere attraverso gli oggetti, le stanze e le storie raccontate dai suoi abitanti. Tutto contribuisce a creare un'atmosfera malinconica ma mai pesante, nella quale convivono leggerezza, ironia e riflessione.
Nel complesso Gioia mia è un racconto di formazione delicato e sincero, che parla di crescita, di ascolto reciproco e della capacità di superare le distanze generazionali. È un film che non cerca facili emozioni, ma le costruisce con pazienza, lasciando che siano i personaggi e le loro trasformazioni a conquistare lentamente lo spettatore. La sua forza risiede proprio nella semplicità con cui affronta temi universali come la famiglia, la memoria, il bisogno di appartenenza e il valore dell'incontro con chi è diverso da noi.
Consigliato a chi ama il cinema italiano d'autore, i racconti di formazione, le storie che mettono al centro i rapporti umani e i film dal ritmo contemplativo, capaci di emozionare attraverso piccoli gesti più che con grandi eventi.
TAG: #drammatico, #aurora_quattrocchi, #marco_fiore, #camille_dugay_comencini, #martina_ziami, #clara_salvo, #renata_sajeva, #concetta_ingrassia, #giuseppina_cardella, #giuseppina_cammareri, #gaspare_gruppuso, #voto_quattro



Commenti