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RECENSIONE: Il casalese di Dio. Don Peppe Diana. Storia. Omicidio. Verità (Antonio Mattone)




Autore: Antonio Mattone

Editore: EDB, 2026

Pagine: 280

Genere: Biografie

Prezzo: € 18.00

Acquista: Libro



Trama

La mattina del 19 marzo 1994 a Casal di Principe, mentre si preparava per celebrare messa nella sua chiesa, la parrocchia di San Nicola, don Giuseppe Diana fu barbaramente assassinato con quattro colpi di pistola. Aveva 35 anni. Dopo oltre trent'anni e un processo che da tempo ha scritto la verità giudiziaria sul caso, e mentre è stato annunciato l'avvio del cammino verso l'apertura dell'inchiesta diocesana per il riconoscimento del martirio del parroco casalese, Antonio Mattone è ripartito proprio da Casal di Principe con l'obiettivo di rispondere a una domanda: perché don Peppe Diana è stato ucciso? Nel difficile viaggio per arrivare a una risposta, Mattone ha incontrato decine di persone, quelle a cui don Peppe fu più intimamente caro e alcune di quelle che a vario titolo sono state coinvolte nel suo omicidio, è entrato con delicatezza nelle case, nelle chiese e nelle carceri e a tutti ha posto domande vecchie e nuove. Il risultato è un libro coraggioso e necessario, da cui emerge il ritratto finalmente a tutto tondo di una personalità complessa, spesso sopra le righe, per la quale l'etichetta di “prete anticamorra” si è da subito rivelata troppo piccola e sbiadita, sia per sostenere una verità ancora confusa sia, soprattutto, per mostrare quello che realmente è stato don Peppe Diana: un prete leale alla missione della chiesa e un uomo votato al bene della sua gente. Prefazione di Andrea Riccardi. Postfazione di Angelo Spinillo.


Recensione

Esistono figure che, anche a distanza di molti anni dalla loro morte, continuano a interrogare la coscienza collettiva. Don Giuseppe Diana è una di queste. Con Il casalese di Dio, Antonio Mattone affronta una vicenda che appartiene ormai alla storia italiana, ma che conserva ancora molti interrogativi e una forza morale sorprendentemente attuale. Il risultato è un libro che va ben oltre la semplice ricostruzione biografica: è un'indagine rigorosa, un viaggio nella memoria e, soprattutto, un tentativo di comprendere fino in fondo chi fosse davvero don Peppe Diana e perché la sua presenza risultasse tanto scomoda da essere eliminata.


Il volume prende le mosse dall'assassinio del sacerdote, avvenuto il 19 marzo 1994 nella chiesa di San Nicola a Casal di Principe, proprio mentre stava per celebrare la Messa. È un episodio noto, ma Mattone evita accuratamente di trasformarlo nell'unico centro della narrazione. Al contrario, sceglie di risalire alle radici della sua storia personale e pastorale, ricostruendo il contesto umano, sociale ed ecclesiale nel quale don Peppe ha operato. In questo modo il lettore comprende progressivamente che la definizione di "prete anticamorra", pur essendo corretta, è insufficiente a descrivere la complessità della sua figura.


Uno degli aspetti più convincenti del libro è proprio la volontà dell'autore di restituire un ritratto completo del sacerdote. Don Peppe emerge come un uomo profondamente legato alla propria comunità, animato da una fede concreta e vissuta quotidianamente, lontana da qualsiasi forma di protagonismo. Il suo impegno contro il potere criminale non nasce infatti da una vocazione politica, ma dalla convinzione che il Vangelo imponga di difendere la dignità delle persone, soprattutto dei più deboli e dei giovani, sottraendoli alla cultura della violenza e della sopraffazione.


Antonio Mattone costruisce questo ritratto attraverso un lungo lavoro di ricerca. L'autore incontra numerose persone che hanno conosciuto don Peppe da vicino, raccoglie testimonianze di amici, collaboratori e familiari, ma ascolta anche persone che, a vario titolo, sono state coinvolte nella vicenda del suo omicidio. Entra nelle case, nelle chiese e perfino nelle carceri, cercando di mettere insieme tasselli diversi di una storia che, pur avendo trovato una verità processuale, continua a suscitare domande. Questo metodo conferisce alla narrazione una notevole credibilità e permette di cogliere sfumature che una semplice cronaca giudiziaria non sarebbe mai riuscita a raccontare.


L'elemento investigativo è presente, ma non soffoca mai la dimensione umana. Mattone non rincorre il sensazionalismo né costruisce ipotesi gratuite. Al contrario, affronta la materia con equilibrio, mostrando rispetto sia per la complessità della vicenda sia per le persone coinvolte. Le nuove testimonianze e gli episodi riportati non vengono utilizzati per alimentare il mistero, bensì per invitare il lettore a riflettere su quanto sia difficile ricostruire pienamente la verità quando si intrecciano criminalità organizzata, istituzioni e memoria collettiva.


Dal punto di vista stilistico, il libro mantiene un tono sobrio ma coinvolgente. La scrittura giornalistica dell'autore rende la lettura scorrevole anche quando affronta passaggi delicati o ricostruzioni processuali. Non manca una forte componente emotiva, ma questa nasce dai fatti raccontati e dalle parole dei testimoni, mai da artifici retorici. È una scelta che aumenta l'efficacia del racconto e lascia spazio al lettore per maturare un proprio giudizio.


Un altro merito dell'opera consiste nel restituire tutta la dimensione spirituale di don Peppe Diana. La sua testimonianza non viene separata dall'impegno civile, ma ne rappresenta il fondamento. La lotta contro la camorra appare così come una conseguenza naturale della sua missione sacerdotale, non un'attività parallela. È probabilmente questo il messaggio più importante del libro: comprendere che il coraggio di don Peppe nasceva prima di tutto dalla fedeltà al Vangelo e dalla responsabilità verso la sua gente.


Naturalmente il volume richiede attenzione. Non è una lettura costruita per intrattenere, né un semplice saggio storico. È un libro che invita continuamente a interrogarsi sul significato della giustizia, del servizio, della responsabilità personale e del valore della memoria. Alcuni passaggi dedicati agli aspetti giudiziari possono risultare più impegnativi, ma sono funzionali alla ricostruzione complessiva e non interrompono il ritmo della narrazione.


Il casalese di Dio riesce quindi nell'obiettivo più difficile: sottrarre don Peppe Diana alle semplificazioni. Il sacerdote non viene trasformato in un'icona distante né in un eroe privo di sfumature, ma rimane un uomo autentico, con una personalità complessa, profondamente radicato nella sua terra e nella sua fede. Proprio questa umanità rende ancora più forte il significato della sua testimonianza e spiega perché, dopo oltre trent'anni dalla sua morte, continui a rappresentare un punto di riferimento per chi crede che il cambiamento passi anche attraverso il coraggio delle scelte quotidiane.


Questo libro è particolarmente indicato agli appassionati di saggistica civile, ai lettori interessati alla storia contemporanea italiana, a chi desidera approfondire la figura di don Peppe Diana oltre gli stereotipi, e a quanti cercano opere capaci di coniugare ricerca storica, testimonianza umana e riflessione etica. È una lettura preziosa anche per educatori, insegnanti e operatori pastorali che vogliono proporre un esempio concreto di impegno civile fondato sulla fede.



Alcune note su Antonio Mattone

Antonio Mattone è editorialista de Il Mattino, saggista, volontario attivo e portavoce della Comunità di Sant’Egidio nella città di Napoli. Da vent’anni visita regolarmente i detenuti del carcere di Poggioreale e di altri penitenziari italiani. Per Guida ha pubblicato E adesso la palla passa a me. Malavita, solitudine e riscatto nel carcere (2017) e La vendetta del boss. L’omicidio di Giuseppe Salvia (2021). Fra gli altri, gli sono stati riconosciuti i premi Carlo Pisacane nel 2020, Giancarlo Siani nel 2021 e, nell’anno della sua istituzione, quello intitolato a Massimo Milone, per la sezione Comunicazione, nel 2025.


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