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RECENSIONE: Il mio posto. Ediz. Illustrata (Daniele Bergesio)




Autore: Daniele Bergesio

Editore: Uovonero, 2026

Pagine: 208

Genere: Narrativa italiana, Narrativa per ragazzi

Prezzo: € 16.00

Acquista: Libro



Trama

Un viaggio di formazione, un racconto di crescita personale e di ricerca di un luogo dove sentirsi a casa. Attraverso le difficoltà, le scoperte e le relazioni umane, un ragazzo impara a conoscere se stesso e a trovare il coraggio di affrontare il futuro... Il romanzo narra la storia di un giovane di diciassette anni che decide di fuggire dalla sua casa, una cascina dominata dalla figura tirannica del padre, il Pescecane, e dai suoi fratelli crudeli. La sua fuga lo porta a intraprendere un viaggio lungo il corso del Po, alla ricerca di un luogo dove sentirsi finalmente libero e accettato... Età di lettura: dai 12 anni.


Recensione

Chiudere Il mio posto non dà davvero la sensazione di aver finito una storia. È uno di quei libri che restano addosso, come se il viaggio del protagonista continuasse da qualche parte fuori dalla pagina. Non perché ci siano effetti speciali o colpi di scena, ma perché quello che racconta è qualcosa di profondamente umano: la fatica di liberarsi da un passato violento e il bisogno, quasi ostinato, di trovare un luogo in cui sentirsi al sicuro.


La storia si apre nel 1961 e ci porta in una cascina del Polesine che, per il protagonista diciassettenne, non ha mai avuto davvero il sapore di casa. Il padre, soprannominato il “Pescecane”, domina la famiglia con una violenza che non lascia spazio ad alternative. In quel contesto, crescere significa imparare a stare in silenzio, a sopportare, a sopravvivere più che a vivere. Quando il ragazzo decide di andarsene, non è una scelta romantica: è una fuga necessaria, quasi inevitabile.


Da lì inizia un viaggio lungo il Po che, almeno all’inizio, sembra solo uno spostamento fisico. Ma pagina dopo pagina diventa chiaro che il fiume è anche qualcos’altro: una linea di confine tra ciò che è stato e ciò che potrebbe essere. Il protagonista si muove nello spazio, ma soprattutto dentro sé stesso, anche se non sempre ne è consapevole.


Quello che mi ha colpito di più, leggendo, è la qualità degli incontri che costellano questo cammino. L’Arrotino, il Becchino, frate Lucio, Primo, la Cerbiatta, e poi ancora Tromlìn, Giorgia, una coppia di istriani, suor Luisa: ognuno di loro entra nella storia con un’apparente leggerezza, ma lascia una traccia precisa. Nessuno sembra messo lì per caso. Anche quando il loro passaggio è breve, resta qualcosa. È come se il protagonista, attraverso queste persone, iniziasse lentamente a immaginare che il mondo non sia fatto solo di violenza e paura.


Eppure la diffidenza non scompare. Ed è forse questa la parte più riuscita del romanzo. Il protagonista non diventa mai “un altro” da un giorno all’altro. Porta con sé ciò che ha vissuto, e questo pesa in ogni scelta, in ogni relazione. Anche quando qualcuno lo aiuta, anche quando qualcuno gli offre lavoro o semplicemente ascolto, la sua prima reazione è spesso il sospetto. E questo lo rende incredibilmente vero.


Quando arriva a Torino e inizia a lavorare nel locale di Tromlìn e Giorgia, il romanzo cambia ritmo, quasi respirazione. Non c’è una svolta magica, ma una graduale possibilità di stabilità. Per la prima volta il protagonista si trova in un ambiente che non lo schiaccia, che non lo minaccia continuamente. E questa normalità, che per altri sarebbe scontata, per lui è qualcosa di completamente nuovo.


Il titolo, a questo punto, smette di essere solo una domanda e diventa quasi un percorso. “Il mio posto” non è un luogo preciso che si trova alla fine del viaggio, ma qualcosa che si costruisce lentamente, anche attraverso errori, esitazioni e passi indietro. E soprattutto attraverso le persone che si incontrano.


Un aspetto che ho trovato particolarmente forte è il modo in cui il passato non viene mai “chiuso fuori”. Non c’è mai l’illusione che basti cambiare città o vita per lasciarsi tutto alle spalle. La storia precedente continua a esistere, riaffiora, interferisce. C’è un momento, legato all’incontro con una figura proveniente dal passato del protagonista, che rompe l’equilibrio costruito fino a quel punto e riporta tutto in discussione. È un passaggio che ricorda quanto sia difficile, se non impossibile, cancellare ciò che ha segnato così profondamente.


Lo stile di Bergesio è diretto, quasi trasparente. Non cerca mai di abbellire ciò che racconta, e proprio per questo alcune scene arrivano con più forza. Quando il dolore c’è, si sente, ma non viene mai trasformato in spettacolo. Allo stesso tempo, anche i momenti più leggeri non risultano forzati: sembrano guadagnati, non concessi.


Finita la lettura, resta una sensazione difficile da mettere a fuoco con precisione. Più che una conclusione, sembra un’apertura. Come se il protagonista avesse trovato non una soluzione definitiva, ma una possibilità. E forse è questo il punto: non esiste un posto perfetto, esiste un posto che si costruisce, e che cambia insieme a noi.


Lo consiglio a chi ama i romanzi di formazione realistici, a chi cerca storie che non semplificano la crescita personale ma la mostrano nella sua complessità, e a chi apprezza i libri che parlano di fragilità senza trasformarle in retorica. È adatto sia a lettori giovani sia adulti, soprattutto a chi è interessato ai temi dell’identità, dell’appartenenza e della possibilità di ricominciare dopo esperienze difficili.



Alcune note su Daniele Bergesio

Daniele Bergesio è nato a Pordenone nel 1979, è uno scrittore per l'infanzia e professionista della comunicazione, attivo a Torino dal 2002. Dopo un’esperienza come giornalista musicale, si è specializzato nella comunicazione in ambito editoriale. Dal 2016 pubblica con diverse case editrici albi illustrati e romanzi per bambini e ragazzi. Tra le sue opere: Una partita in ballo (Giralangolo, 2017), vincitore del Premio Internazionale Narrare la Parità, e L’ascensore (VerbaVolant, 2019), finalista al Premio Malerba 2020, Il cuoco delle emozioni (SetteNove), la serie del Mostro Arturo (BukBuk) e i romanzi Il compito di Natale e Una nuova band in città.Tiene laboratori in scuole e librerie, focalizzati sulle tematiche degli stereotipi di genere, del razzismo e dell'intolleranza. Con Uovonero ha pubblicato il romanzo Il mio posto.


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