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RECENSIONE: In punta di penna (Yukio Mishima)

Aggiornamento: 17 set 2023




Autore: Yukio Mishima

Traduttore: Alessandro Clementi degli Albizzi

Editore: Feltrinelli, 2023

Pagine: 176

Genere: Narrativa straniera, Narrativa moderna e contemporanea

Prezzo: € 16.50 (cartaceo), € 11.99 (ebook)

Acquista: Libro, Ebook


 

Trama

Mishima Yukio sale in cattedra per dare consigli di scrittura, ma è solo un’espediente per farci gustare la storia di due coppie, una di adulti (o di non più giovani, come a loro piace sottolineare) e una di giovani destinati a innamorarsi. Ma l’amore segue vie complesse, e le pulsioni dei quattro si intrecceranno in un garbuglio reso ancora più intricato dal fatto che se è vero che la bellezza sfiorisce con l’età, è vero anche che l’orgoglio ha un andamento opposto, e nutre il gusto della macchinazione. In quello che appare come una rivisitazione giocosa delle Relazioni pericolose, con il guizzo dell’intuizione Mishima aggiunge una quinta figura, quella del giullare che scompiglia le carte, rigorosamente sopra le righe, incapace per natura a seguire i dettami della norma. Sarà il suo comportamento imprevedibile ma in realtà più assennato di chiunque altro a riportare ordine e pace in un gruppo che però (ci suggerisce l’autore) era forse più attraente quando ancora si lasciava lacerare dalle sue passioni. Il romanzo che in Giappone ha avviato la riscoperta delle straordinarie qualità di intrattenitore di Mishima Yukio, riavvicinandolo sia al grande pubblico che a quello di nicchia, accomunati entrambi dalla felice conferma di qualcosa che già si sospettava da tempo: che di Mishima si è ancora ben lontani dall’aver detto tutto.


Recensione

Fin dalle prime pagine l’autore dichiara che questo libro sono una serie di lezioni di scrittura con un formato particolare, l’idea è quella di proporre delle lettere scritte da cinque personaggi che forniscono spunti da prendere ad esempio.


Che questo testo, finora inedito in Italia, sia qualcosa di diverso e di più di alcune lezioni di scrittura, lo si capisce fin dall'entrata in scena dei cinque protagonisti. I quali, più che un escamotage metodologico, sono attori in una pièce, che appaiono e scompaiono dal palcoscenico aprendo e chiudendo i cassetti della trama.


Si sigilla una lettera, con la piccola o grande vicenda in essa racchiusa e se ne spalanca un'altra, con un altro mondo in cui spiare. Le lettere, come il teatro, in questo libro hanno il potere della vita. Questo libro è molto più che un semplice passatempo letterario, anche se può ricordare certi divertissement settecenteschi.


In queste lettere non ci si può fidare di nessuno, i cinque protagonisti mentono spudoratamente nello scriverle e, peggio ancora, a volte le scrivono con l'intento maligno di ingannare o di provocare danno e, quando la menzogna non è intenzionale, continuano a indossare la maschera dell'apparenza, se non altro per conservare la propria dignità. Infatti, al centro di tutto, come sempre, ci sono due faccende: cuore e soldi. Su questi due punti, i cinque si arrovellano, si uniscono, bisticciano, si blandiscono, si insultano e si dividono quanto e come avviene nella realtà. Ovvero, continuamente.


Le lettere trasudano gelosia, invidia, avidità, meschinità, cinismo e prepotenza quanto qualsiasi chat fra amanti, o aspiranti tali. Solo che, a differenza della chat, sono scritte da un maestro: quindi sono anche piene di ironia, giudizi taglienti e di una umanità di fondo, nell'osservare le minuzie dei nostri cuori così indecisi, fragili, sempre paurosi di aprirsi e di confessare la verità. Sono lettere piene di umorismo e di cattiveria, di buoni sentimenti e di malvagità. Sotto il velo delle menzogne, insomma, raccontano moltissime verità su di noi.


Un libro che consiglio a tutti coloro che cercano una lettura non convenzionale, che non annoia mai e che risulta solo apparentemente giocoso.


 

Alcune note su Yukio Mishima

Yukio Mishima, pseudonimo di Hiraoka Kimitake è stato uno scrittore giapponese. Autore in particolare di romanzi incentrati sulla dicotomia fra i valori della tradizione e l'aridità spirituale del mondo contemporaneo. La sua prima opera, Confessioni di una maschera (1949), parzialmente autobiografica, gli diede subito fama e successo. La popolarità andò ulteriormente consolidandosi con La voce delle onde (1954), Il padiglione d'oro (1956) e Il sapore della gloria (1963). In seguito, con la tetralogia Il mare della fertilità (1965-1971) Mishima affermò il valore della cultura del Giappone imperiale, criticando gli esiti del processo di modernizzazione del paese. Temi ricorrenti della sua produzione sono il mito della forza e dell'eroismo, l'erotismo, il legame inscindibile fra sensualità e violenza, tra bellezza e morte. Nella vita, Mishima volle incarnare questi ideali: nazionalista e conservatore, fondò la setta militare Tatenokai (Società dello scudo), basata sull'esaltazione della cultura fisica e delle arti marziali e pose fine ai suoi giorni con un clamoroso harakiri, ultima protesta contro la perdita di valori del Giappone moderno. Alla sua figura e alla sua opera è dedicato il film Mishima (1985) di Paul Schrader.


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