RECENSIONE: L'eremo dei folli (Agnese Messina)


Autore: Agnese Messina
Editore: Garzanti, 2026
Pagine: 320
Genere: Narrativa italiani, Gialli
Prezzo: € 19.00 (cartaceo), € 9.99 (ebook)
Acquista sito editore: https://www.garzanti.it/libri/agnese-messina-leremo-dei-folli-9788811016496/
Trama
Mi chiamo June McFlynn e sono un’entomologa forense. La scienza non è soltanto il mio lavoro: è il mio modo di stare al mondo. Garantisce ordine e giustizia, tutto ciò che la vita intorno a me non possiede. Lo studio delle cose piccole mi permette di tenere a bada un mondo troppo grande per me, a cominciare dalla Sicilia assolata e tormentata che mi circonda, dove ancora mi chiamano «l’americana», come se non fossi nata e cresciuta qui. Nel mio lavoro non ho paura di sporcarmi le mani: ho imparato fin da bambina che il nostro destino non si decide nelle grandi imprese, ma nei dettagli. E so che la natura nasconde le risposte che cerco: terriccio, insetti, foglie, frammenti di vita che si fanno prove. Essere una donna in questo campo non è semplice. Ogni giorno devo dimostrare di meritare il ruolo di consulente del tribunale di Catania, espormi in prima persona, sfidare i pregiudizi. Ho sempre creduto che la scienza bastasse a tenermi al sicuro. Ma questa indagine è diversa da tutte le altre. Una madre e sua figlia scomparse nel nulla. Nessuna traccia, soltanto lo sgomento dell’assenza. E in quest’assenza riconosco qualcosa che credevo sepolto e che mi riempie d’angoscia. Io sono June McFlynn. Sono una donna di scienza e per me la verità è tutto. Eppure, ho un segreto inconfessabile. E dovrò affrontarlo.
Recensione
La cosa che colpisce fin dalle prime pagine di questo romanzo è il modo in cui Agnese Messina riesce a trasformare ciò che normalmente rimane ai margini in qualcosa di decisivo. Piccoli dettagli, tracce quasi invisibili, elementi della natura che potrebbero sembrare insignificanti diventano invece strumenti attraverso cui cercare una verità. E non è un caso che al centro della storia ci sia un’entomologa forense: June McFlynn ha fatto dell’osservazione la propria professione, ma soprattutto il proprio modo di affrontare il mondo.
June è una protagonista interessante proprio perché non viene costruita come un’eroina invulnerabile. È una donna di scienza, abituata a fidarsi dei fatti, delle prove, di ciò che può essere analizzato e dimostrato. Nel suo lavoro di consulente del tribunale di Catania si occupa di quegli elementi minimi che possono contribuire a ricostruire una storia: insetti, terriccio, foglie, frammenti di vita. La sua capacità di leggere ciò che gli altri non vedono è una delle caratteristiche più affascinanti del personaggio.
Ma la scienza, che per June rappresenta una sorta di rifugio dall'imprevedibilità dell'esistenza, a un certo punto non è più sufficiente.
La scomparsa di una madre e di sua figlia rappresenta infatti qualcosa di molto più complesso di una semplice indagine. Non ci sono soltanto delle persone che sembrano essere svanite nel nulla, ma soprattutto un'assenza che costringe June a confrontarsi con qualcosa che appartiene al suo passato e che avrebbe preferito lasciare sepolto. È qui che il romanzo cambia progressivamente prospettiva: la ricerca della verità all'esterno finisce inevitabilmente per trasformarsi in una ricerca dentro se stessi.
Ed è proprio questo, a mio parere, uno degli aspetti più riusciti del libro.
L’indagine non serve soltanto a risolvere un mistero, ma diventa lo strumento attraverso cui June è costretta a mettere in discussione le proprie certezze. La donna che crede di poter trovare risposte attraverso la razionalità e la precisione scientifica scopre che esistono zone dell'esistenza nelle quali le prove non bastano. Ci sono ferite che non possono essere osservate al microscopio e segreti che, per quanto a lungo nascosti, continuano a esercitare la loro influenza.
Agnese Messina costruisce così un thriller che non punta esclusivamente sulla domanda "chi è stato?", ma anche e soprattutto su una domanda più inquietante: quanto possiamo davvero conoscere le persone che ci circondano e, soprattutto, quanto possiamo conoscere noi stessi?
La Sicilia nella quale si muove June contribuisce a dare al romanzo una dimensione particolare. Non è semplicemente uno sfondo geografico, ma un ambiente con cui la protagonista ha un rapporto complesso. June è nata e cresciuta in Sicilia, eppure continua a essere chiamata "l'americana", come se appartenesse contemporaneamente a quel luogo e ne fosse, almeno agli occhi degli altri, una presenza estranea. Anche questo elemento contribuisce a definire il suo carattere: June sembra vivere costantemente in una posizione di osservatrice, come se dovesse prendere le distanze dalle cose per riuscire a comprenderle.
Essere una donna che lavora in un ambiente nel quale deve continuamente dimostrare il proprio valore aggiunge poi un ulteriore livello alla sua caratterizzazione. La competenza scientifica non le viene semplicemente riconosciuta: deve conquistarsela ogni giorno, confrontandosi con pregiudizi e diffidenze. La sua determinazione non nasce quindi dal desiderio di apparire forte, ma dalla necessità di essere creduta e ascoltata.
Questa dimensione rende June una protagonista con la quale è facile entrare in sintonia, anche nei suoi momenti più fragili.
Il romanzo funziona particolarmente bene quando mette in relazione l'attività investigativa e la dimensione psicologica. Da una parte c'è la June che osserva, analizza, raccoglie indizi e cerca spiegazioni razionali; dall'altra c'è la donna che deve fare i conti con una verità personale che non può essere affrontata con gli stessi strumenti utilizzati nel lavoro.
Il contrasto è interessante perché permette alla tensione narrativa di svilupparsi su due livelli. Vogliamo capire che cosa è successo alla madre e alla figlia, ma contemporaneamente vogliamo comprendere che cosa si nasconde dietro quella particolare reazione di June, perché quella scomparsa riesca a toccare una parte così profonda della sua memoria.
Ed è proprio il segreto di June a diventare uno dei motori emotivi della storia.
Senza entrare nei dettagli che rischierebbero di rovinare la lettura, il passato della protagonista non è un semplice elemento aggiunto alla trama per creare suspense. È qualcosa che condiziona il suo modo di guardare la realtà e che finisce per intrecciarsi con l'indagine. La verità che June cerca non è quindi soltanto quella necessaria a ricostruire una vicenda, ma anche quella che riguarda se stessa.
Mi è piaciuto particolarmente questo gioco tra visibile e invisibile. Nel lavoro di June, infatti, la verità si nasconde spesso proprio nei dettagli che nessuno considera importanti. E la stessa cosa sembra accadere sul piano umano: ciò che viene taciuto, rimosso o nascosto può essere molto più significativo di ciò che viene raccontato apertamente.
Il titolo acquista così un significato che va oltre la semplice dimensione narrativa. L'"eremo" suggerisce un luogo di isolamento, mentre i "folli" richiamano tutte quelle persone che, per ferite, paure, colpe o scelte, si ritrovano ai margini di ciò che consideriamo normale. Il romanzo sembra interrogarsi proprio su questo confine: chi stabilisce cosa sia normale? E quanto è sottile la distanza tra ciò che giudichiamo negli altri e ciò che potremmo arrivare a comprendere se conoscessimo davvero le loro storie?
Agnese Messina, al suo esordio, dimostra inoltre di avere una particolare attenzione per la componente scientifica della storia. L'entomologia forense non viene utilizzata soltanto come caratteristica originale della protagonista, ma diventa parte integrante del suo modo di ragionare. È un elemento che contribuisce a distinguere il romanzo da molti thriller costruiti intorno alle figure investigative più tradizionali.
Anche il ritmo contribuisce alla leggibilità del libro. La narrazione procede attraverso capitoli che accompagnano gradualmente il lettore verso le risposte, lasciando spazio tanto all'indagine quanto alla dimensione personale della protagonista. Non è quindi un thriller fondato esclusivamente sull'azione: la tensione nasce soprattutto dalle domande che si accumulano e dalla consapevolezza che, dietro quello che sta accadendo, esiste qualcosa che riguarda direttamente June.
Quello che resta, alla fine, è soprattutto la sensazione di aver letto una storia nella quale il mistero è soltanto una delle componenti. L'eremo dei folli parla di verità, di colpa, di memoria e di quelle parti della nostra vita che vorremmo poter cancellare ma che, prima o poi, tornano a chiedere di essere guardate.
E forse è proprio qui che il romanzo trova la sua dimensione più interessante: nella consapevolezza che comprendere la realtà non significa necessariamente riuscire a controllarla. June ha costruito la propria vita sulla convinzione che la scienza possa mettere ordine nel caos. Ma alcune verità non arrivano attraverso una prova scientifica. Richiedono il coraggio di affrontare ciò che fa paura.
Ho trovato quindi L’eremo dei folli un esordio interessante, soprattutto per la scelta di affidare il ruolo centrale a una protagonista insolita e per il modo in cui la componente investigativa viene intrecciata alla sua storia personale. È un romanzo che riesce a mantenere la curiosità tipica del thriller, ma allo stesso tempo invita a guardare oltre il caso da risolvere.
Non tutto ruota attorno al mistero: al centro ci sono soprattutto le persone, con le loro fragilità, i loro errori e i segreti che cercano di proteggere.
Consiglierei L’eremo dei folli a chi ama i thriller psicologici nei quali l'indagine non è separata dalla vita dei protagonisti, a chi apprezza personaggi femminili complessi e non stereotipati e a chi cerca una storia capace di unire mistero e componente scientifica. È una lettura particolarmente adatta anche a chi è incuriosito dall'entomologia forense e vuole trovare in un thriller un'ambientazione investigativa meno convenzionale.
Un esordio che lascia spazio alla suspense, ma soprattutto a una protagonista che ha ancora molto da raccontare.
Alcune note su Agnese Messina
Agnese Messina è nata a Catania il 9 ottobre 1989. Dopo il diploma all’Istituto Tecnico Aeronautico e la laurea in Biologia, durante la quale ha seguito un master e scritto la tesi in Entomologia forense, ha intrapreso gli studi in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Catania. Vive nella sua città natale, dove si divide tra la scrittura, la ricerca e l’amore per la musica classica.




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