RECENSIONE: La confetteria dei sogni. La storia di una piccola bottega e tre grandi famiglie (Cristina Zagaria)


Autore: Cristina Zagaria
Editore: Sperling & Kupfer, 2026
Pagine: 576
Genere: Narrativa italiana, Biografie
Prezzo: € 19.90 (cartaceo), € 11.99 (ebook)
Acquista sito editore: https://www.sperling.it/libri/la-confetteria-dei-sogni-cristina-zagaria
Trama
Neive, 1857. Luigi Leone ha cinque anni e una curiosità difficile da tenere a bada. Così, un giorno, mentre si trova in farmacia con la madre, si sporge per vedere che cosa succede dietro al bancone. Approfittando di un momento di distrazione degli adulti, allunga la lingua e assaggia la polverina che la farmacista sta lavorando nel mortaio. Zucchero, erbe, aromi. Poi la miscela prende forma e diventa una piccola pastiglia. Lui ancora non lo sa, ma quell'esatto istante sarà l'inizio di un'avventura destinata ad attraversare quasi due secoli. Questo non è solo il racconto di una grande azienda, quella delle Pastiglie Leone, ma è ancor di più una vicenda umana, un intreccio di vite, sogni e destini. Questa è la storia di Luigi Leone; di Giselda Balla, la visionaria Leonessa che riesce a immaginare il futuro; di Duccio Monero, che cresce con un'insaziabile fame di sapere, e dei suoi figli Daniela ed Emanuele. E di generazioni di uomini e donne che imparano una cosa semplice e difficile al tempo stesso: un'impresa può crescere soltanto se qualcuno se ne prende cura.
Recensione
Vi sono storie imprenditoriali che, a prima vista, sembrano appartenere soltanto al mondo del lavoro, del commercio e dell'economia, ma che, se osservate più da vicino, rivelano qualcosa di molto più profondo: raccontano persone, sacrifici, intuizioni, ambizioni e soprattutto la capacità di custodire un sogno attraverso il passare del tempo. È proprio in questa dimensione che si colloca il libro di Cristina Zagaria, un'opera che prende le mosse da una piccola attività nata nelle Langhe e la trasforma in un racconto capace di attraversare quasi due secoli di storia italiana.
La vicenda narrata è quella delle pastiglie Leone, un marchio che appartiene alla memoria e all'immaginario di generazioni di italiani. Ma ridurre questo libro alla semplice ricostruzione della nascita e dello sviluppo di un'azienda sarebbe limitante. La confetteria evocata dal titolo diventa infatti il punto di partenza per una narrazione più ampia, nella quale la storia di un'impresa si intreccia con quella delle famiglie che l'hanno fatta crescere, delle persone che ne hanno raccolto l'eredità e di un Paese che, nel frattempo, cambiava volto.
L'autrice sceglie di cominciare nel 1857, a Neive, nel cuore delle Langhe. È qui che incontriamo Luigi Leone, ancora bambino, protagonista di un episodio apparentemente insignificante, ma destinato ad assumere un valore simbolico. Durante una visita in farmacia insieme alla madre, Luigi, spinto dalla curiosità, assaggia una polverina che la farmacista sta lavorando nel mortaio. Zucchero, erbe e aromi: pochi ingredienti che, attraverso una lavorazione attenta, diventano una piccola pastiglia.
È un momento semplice, quasi domestico, eppure rappresenta l'inizio di una storia destinata a superare i confini di quella piccola realtà. In questo gesto di curiosità si può già riconoscere uno degli elementi che attraversano l'intero racconto: la capacità di vedere una possibilità là dove altri vedrebbero soltanto qualcosa di ordinario.
La nascita delle Pastiglie Leone non viene quindi presentata come un successo improvviso, ma come il risultato di un percorso nel quale un'intuizione iniziale deve trovare spazio, organizzazione e soprattutto persone disposte a crederci.
Il percorso, tuttavia, non si esaurisce nella figura del fondatore. Uno degli aspetti più interessanti della storia è proprio il passaggio da un'iniziativa individuale a una realtà capace di sopravvivere ai cambiamenti e alle trasformazioni generazionali. Un'impresa, per continuare a esistere, non può affidarsi soltanto all'intuizione di chi l'ha fondata: ha bisogno di qualcuno che sappia riconoscerne il valore, proteggerne l'identità e, allo stesso tempo, immaginare nuove possibilità.
In questo senso, una figura centrale del racconto è Giselda Balla, ricordata con il soprannome di Leonessa. Dopo la morte di Luigi Leone, è lei a raccogliere la sfida, acquistare la confetteria e trasformarla progressivamente in una realtà imprenditoriale più grande. La sua presenza introduce una prospettiva particolarmente significativa: quella di una donna capace di assumersi responsabilità importanti, di guardare oltre le difficoltà del proprio tempo e di costruire qualcosa che non si limiti a conservare il passato.
La Leonessa rappresenta uno dei personaggi più interessanti dell'intera vicenda proprio perché dimostra quanto il destino di un'impresa possa dipendere dalla determinazione e dalla capacità di guardare avanti di chi ne assume la guida. Non è soltanto una questione di gestione economica, ma di visione, coraggio e consapevolezza. La sua storia restituisce inoltre spazio a una dimensione dell'imprenditoria femminile che merita di essere ricordata, soprattutto considerando il contesto storico nel quale si sviluppa.
Accanto a lei, Cristina Zagaria ricostruisce le vicende di altre persone che hanno contribuito a mantenere viva questa eredità. Tra queste troviamo Duccio Monero, animato da una grande curiosità e da un'insaziabile voglia di conoscere, e i suoi figli Daniela ed Emanuele. Le loro esperienze si inseriscono in una successione di passaggi generazionali nei quali ogni famiglia è chiamata a confrontarsi con problemi differenti, nuove esigenze e responsabilità che non sempre è facile raccogliere.
È proprio questa dimensione familiare a rendere il libro particolarmente interessante. Dietro il nome di un marchio conosciuto si nascondono infatti persone che hanno investito una parte importante della propria esistenza in un progetto comune. Ci sono le aspettative di chi eredita un'attività, le difficoltà di chi deve mantenerla competitiva, il peso delle decisioni e la necessità di trovare un equilibrio tra rispetto della tradizione e cambiamento.
La storia delle Pastiglie Leone diventa così anche una riflessione sul significato dell'eredità. Ricevere qualcosa da chi è venuto prima non significa semplicemente conservarlo intatto. Significa comprenderne il valore, riconoscere ciò che merita di essere preservato e avere il coraggio di modificarlo quando le circostanze lo richiedono. È un processo tutt'altro che scontato, soprattutto quando ciò che si eredita rappresenta il risultato del lavoro e dei sacrifici di più generazioni.
Un altro elemento importante è il rapporto tra la storia dell'azienda e quella dell'Italia. Partendo dal 1857, la narrazione attraversa un periodo lunghissimo, durante il quale cambiano profondamente la società, il mercato, le abitudini di consumo e il modo stesso di concepire il lavoro.
La piccola confetteria delle Langhe si trasforma progressivamente in una realtà che entra in relazione con la storia economica e sociale del Paese. Il rapporto con la Real Casa sabauda, le trasformazioni industriali, le guerre, le crisi e il successivo sviluppo economico costituiscono lo sfondo di un percorso nel quale l'azienda deve continuamente trovare il proprio posto.
Particolarmente significativo è anche il legame con Torino, città che diventa un punto di riferimento fondamentale per la crescita delle Pastiglie Leone. Il passaggio dalla piccola bottega alla struttura produttiva di corso Regina Margherita rappresenta una tappa importante di questa evoluzione. Non si tratta soltanto di un trasferimento geografico, ma del passaggio a una dimensione imprenditoriale differente, nella quale la produzione e l'organizzazione assumono un'importanza sempre maggiore.
La vicenda arriva poi fino al nuovo stabilimento di Collegno, dove la storia dell'azienda continua a svilupparsi in una realtà produttiva contemporanea.
È interessante osservare come, attraverso questi cambiamenti, il marchio mantenga un'identità riconoscibile. Le Pastiglie Leone non sono soltanto un prodotto dolciario: sono diventate nel tempo un piccolo elemento della memoria collettiva italiana. Le loro confezioni, i colori, le forme e i sapori richiamano un immaginario che va oltre il semplice consumo. Per molte persone rappresentano un ricordo legato all'infanzia, alle abitudini familiari, alle piccole cose capaci di accompagnare la quotidianità.
Ed è probabilmente proprio questa componente affettiva a rendere la storia ancora più interessante. Un prodotto può diventare familiare a tal punto da sembrare sempre esistito, quasi fosse una presenza naturale nella vita delle persone. Eppure, dietro ogni oggetto che attraversa le generazioni, esiste una storia fatta di lavoro, intuizioni, tentativi e trasformazioni.
Cristina Zagaria sembra voler riportare l'attenzione proprio su questo aspetto: dietro una semplice scatolina di pastiglie si nasconde un patrimonio di esperienze umane e imprenditoriali che rischierebbe altrimenti di rimanere invisibile.
La parte più vicina alla contemporaneità introduce un ulteriore passaggio, con l'arrivo di Luca Barilla e Michela Petronio, che portano nuove energie e prospettive nella gestione del marchio. Anche qui ritorna il tema centrale del libro: il futuro non può essere costruito cancellando ciò che è venuto prima, ma deve trovare un modo per dialogare con la propria storia.
L'apertura, nel 2026, della Fabbrica della Felicità, vicino a Torino, rappresenta simbolicamente questa nuova fase. La tradizione non viene considerata soltanto qualcosa da ricordare, ma un patrimonio da valorizzare e rendere accessibile anche alle generazioni future.
Il vero protagonista di questo libro, in fondo, non è soltanto un'azienda, ma il tempo. Il tempo che passa, che modifica le persone e le circostanze, che mette alla prova le attività economiche e che costringe ogni generazione a confrontarsi con un'eredità ricevuta. Un tempo che, nonostante tutto, non riesce a cancellare completamente il valore delle intuizioni originarie.
Ho trovato particolarmente interessante questa prospettiva perché permette di guardare al mondo imprenditoriale da un'angolazione diversa. Siamo abituati a misurare il successo attraverso i risultati, la crescita, i numeri e la capacità di conquistare nuovi mercati. Ma una storia come quella delle Pastiglie Leone invita a considerare anche altri aspetti: la continuità, la memoria, il senso di appartenenza e la responsabilità nei confronti di ciò che è stato costruito.
Un'impresa familiare, soprattutto quando attraversa quasi due secoli, non è mai soltanto una questione di proprietà. È anche un insieme di relazioni, aspettative e scelte che si trasmettono nel tempo. Ogni passaggio generazionale porta con sé la possibilità di proseguire un cammino, ma anche il rischio di non riuscire a conservarne lo spirito originario.
È questo il filo che rende la vicenda di Luigi Leone, della Leonessa Giselda e delle generazioni successive qualcosa di più di una semplice ricostruzione aziendale.
Il titolo La confetteria dei sogni richiama perfettamente questa dimensione. La confetteria è il luogo concreto da cui tutto prende forma, mentre i sogni rappresentano quella componente immateriale che permette a un progetto di superare i limiti del proprio tempo. Un sogno, però, non basta immaginarlo: bisogna lavorarci, affrontare gli ostacoli e trovare qualcuno disposto a raccoglierlo quando chi lo ha iniziato non può più proseguire.
La scrittura dell'autrice si inserisce in questa prospettiva narrativa, trasformando una storia imprenditoriale in un racconto che coinvolge anche la dimensione umana e familiare. La scelta di seguire le persone e le generazioni, anziché limitarsi alla cronologia degli avvenimenti aziendali, permette di cogliere il significato più ampio di questa vicenda.
Naturalmente, chi cerca un romanzo tradizionale, costruito attorno a una trama di pura invenzione, potrebbe trovare un'impostazione differente da quella che si aspetta. Il cuore del libro è infatti una storia d'impresa, con il suo sviluppo storico e i suoi protagonisti reali. Ma è proprio questa caratteristica a rappresentarne l'interesse: scoprire che una realtà conosciuta attraverso i suoi prodotti può nascondere una vicenda ricca di passaggi, cambiamenti e persone.
Personalmente, considero particolarmente preziosi quei libri che riescono a recuperare storie apparentemente lontane dalla grande Storia e a mostrarne il valore. Non sempre sono i grandi eventi politici o le vicende dei personaggi più celebri a raccontarci meglio un Paese. A volte sono le storie di una bottega, di una famiglia e di un'attività nata quasi per caso a restituirci un'immagine più concreta delle trasformazioni attraversate dalla società.
La confetteria dei sogni ci ricorda che dietro ogni tradizione esiste qualcuno che, a un certo punto, ha avuto il coraggio di cominciare. E che dietro ogni realtà capace di durare nel tempo ci sono altre persone che hanno scelto di non lasciarla scomparire.
È una storia di dolcezza, certamente, ma anche di determinazione, lavoro e capacità di rinnovarsi. Una storia che dimostra come un piccolo progetto possa diventare parte della memoria di un'intera comunità e, con il passare degli anni, di un Paese.
Consiglio questo libro a chi ama le storie vere, le saghe familiari e le ricostruzioni storiche capaci di intrecciare vicende personali e trasformazioni sociali. È una lettura particolarmente indicata per chi è interessato alla storia dell'imprenditoria italiana, alle aziende familiari, al mondo del lavoro e alle figure femminili che hanno saputo distinguersi in epoche nelle quali assumere ruoli di responsabilità era tutt'altro che semplice.
Alcune note su Cristina Zagaria
Ombretta Cecchini è analista Junghiana, sessuologa ed esperta di relazioni. Da oltre quindici anni lavora nell’ambito della crescita personale e della divulgazione: ha pubblicato diversi articoli per riviste specialistiche, è stata TEDx Speaker nel 2020 e organizza percorsi di gruppo e varie attività di formazione per l’imprenditoria. Con Sonzogno ha pubblicato anche Il viaggio di Eros e Psiche (2022) e Perché capitano tutti a me (2023). Seguitissima su Instagram, TikTok e Facebook, insieme a Gianluca Vitiello e Nicola Vitiello ha condotto il podcast Amore non è amare.




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