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RECENSIONE: L'antagonista. Il demone di Poveglia (Luca Arnaù, Valentino Meynet)

10 minuti fa
Tempo di lettura: 8 min



Autore: Luza Arnaù, Valentino Meynet

Editore: Mursia, 2026

Pagine: 342

Genere: Narrativa italiana, Gialli

Prezzo:  € 19.00

Acquista: Libro



Trama

Nella nebbia della laguna di Venezia, passato e presente si intrecciano: la melodia di un antico carillon risveglia un Male vecchio come il mondo e scatena un potere che la scienza non è in grado di spiegare. La musica diventa un’arma, la storia una trappola. E nessuno è più al sicuro. Un male antico si risveglia nella laguna di Venezia, legando due epoche in un vortice di sangue e mistero. Nel 1525, un'indagine su un omicidio a Poveglia porta alla luce una setta occulta e un’oscura creatura demoniaca. Cinquecento anni dopo, la stessa ombra torna a colpire sull’isola, costringendo la polizia a sfidare ogni logica razionale. Tra indizi esoterici e segreti millenari, l’unica chiave per fermare la strage sembra nascosta nella melodia di un antico carillon. Un thriller storico dalle forti tinte gotiche, dove il passato ritorna per dare forma agli incubi più profondi.


Recensione

La paura più autentica non sempre nasce da ciò che vediamo, ma da quello che intuiamo possa nascondersi appena oltre il nostro sguardo. È una presenza difficile da definire, qualcosa che sfugge alle spiegazioni razionali e che, proprio per questo, riesce a insinuarsi nella mente con maggiore forza. In un luogo come Poveglia, un'isola della laguna veneziana avvolta da una fama sinistra e da una storia profondamente legata alla sofferenza umana, questa sensazione diventa il punto di partenza ideale per una narrazione in cui il passato non è mai veramente passato e il male sembra avere la capacità di attraversare i secoli.


Con L'antagonista. Il demone di Poveglia, Luca Arnaù e Valentino Meynet costruiscono un romanzo che si muove tra thriller storico, investigazione e horror soprannaturale. Una storia nella quale due epoche lontane, separate da circa cinquecento anni, finiscono per intrecciarsi attorno allo stesso luogo e a una presenza oscura che sembra non conoscere il trascorrere del tempo.


La vicenda si sviluppa infatti attraverso due piani temporali. Siamo nel 1525 quando l'avogador Adonai Contarini viene coinvolto in un'indagine relativa a un omicidio sull'isola di Poveglia. Un'indagine che, progressivamente, porta alla luce elementi inquietanti, legami con una setta occulta e una realtà che sembra andare ben oltre la normale comprensione degli avvenimenti. Cinquecento anni dopo, nel 2025, la stessa isola torna a essere teatro di fatti altrettanto inquietanti. L'ispettore Riccardo Tersiveri e il sovrintendente Thomas Bandinelli si trovano ad affrontare un caso che presenta collegamenti inquietanti con quanto accaduto nel passato.


Due indagini, due coppie di investigatori, due epoche profondamente diverse, ma un unico filo conduttore. Gli avvenimenti sembrano ripetersi, come se qualcosa fosse rimasto in attesa per secoli, pronto a manifestarsi nuovamente.


È proprio questa struttura narrativa uno degli aspetti più interessanti del romanzo. L'alternanza tra passato e presente permette agli autori di costruire progressivamente un quadro più ampio, nel quale gli elementi delle due indagini si richiamano e acquistano significati differenti. Il lettore è chiamato a seguire entrambe le vicende, a prestare attenzione ai particolari e a cercare collegamenti tra ciò che accade nel Cinquecento e quello che si manifesta nel mondo contemporaneo.


Non si tratta semplicemente di raccontare due storie parallele, ma di mostrare quanto il tempo possa essere meno capace di cancellare il passato di quanto siamo abituati a pensare. Gli anni trascorrono, cambiano le conoscenze, le tecnologie e gli strumenti investigativi, ma alcune presenze sembrano sottrarsi a qualsiasi processo di trasformazione.

E qui entra in gioco uno degli elementi centrali del romanzo: il rapporto tra razionalità e soprannaturale.


Da una parte troviamo uomini abituati a indagare, raccogliere prove, osservare i particolari e cercare spiegazioni coerenti. Dall'altra una minaccia che sembra appartenere a una dimensione completamente diversa, qualcosa che non può essere facilmente ricondotto alle categorie attraverso le quali gli esseri umani interpretano la realtà.


È una contrapposizione particolarmente efficace perché permette alla componente investigativa di convivere con quella horror senza che una finisca necessariamente per annullare l'altra. Il mistero deve essere affrontato attraverso gli indizi, ma gli indizi conducono progressivamente verso qualcosa che mette in discussione le certezze dei protagonisti.


Il personaggio di Adonai Contarini appartiene a un mondo nel quale la conoscenza, le credenze religiose e le concezioni scientifiche sono profondamente differenti da quelle contemporanee. Riccardo Tersiveri, invece, rappresenta una sensibilità investigativa moderna, più abituata a cercare riscontri concreti e spiegazioni razionali. Il confronto tra queste due prospettive contribuisce a dare spessore alla struttura del racconto.


Anche i personaggi che accompagnano le indagini hanno una funzione importante nell'equilibrio della narrazione. In particolare, il rapporto tra Tersiveri e Bandinelli introduce momenti di ironia e scambi più leggeri, che interrompono opportunamente la tensione senza compromettere l'atmosfera inquietante della vicenda.


Ma il vero protagonista, almeno sul piano ambientale e simbolico, è Poveglia.

L'isola non rappresenta soltanto il luogo nel quale si verificano gli avvenimenti. È uno spazio carico di memoria, un territorio nel quale le tracce della storia sembrano convivere con una dimensione oscura e difficilmente comprensibile. La presenza del convento, del lazzaretto e dello Spitale degli Ossessi contribuisce a costruire un'ambientazione nella quale la sofferenza umana e l'orrore soprannaturale finiscono per incontrarsi.


Particolarmente significativa è proprio la rappresentazione dello Spitale degli Ossessi, un luogo che nella narrazione assume una dimensione profondamente inquietante. Qui il romanzo introduce anche una riflessione sulla condizione delle donne considerate isteriche, ossesse o indemoniate e sulle conseguenze di una società che poteva trasformare la diversità, il dissenso e persino le questioni familiari o patrimoniali in motivi per emarginare e rinchiudere.


È un aspetto che merita attenzione perché sposta, almeno in alcuni momenti, l'orrore dal piano fantastico a quello storico e umano. Non sempre il male ha bisogno di manifestarsi attraverso creature mostruose. Talvolta assume forme molto più riconoscibili, nascondendosi dietro il potere, il pregiudizio e l'incapacità di riconoscere la sofferenza altrui.

Questa componente aggiunge un ulteriore livello alla lettura. Il soprannaturale inquieta perché sfugge alla comprensione, ma la violenza esercitata dagli uomini è altrettanto disturbante proprio perché appartiene alla realtà della storia.


Tra gli elementi più suggestivi del romanzo troviamo inoltre la musica, rappresentata soprattutto attraverso un antico carillon. Un oggetto apparentemente innocuo, associato a un immaginario infantile e familiare, che qui assume progressivamente una funzione inquietante.


La sua melodia non è un semplice dettaglio atmosferico: diventa un elemento fondamentale del mistero, collegato a un male antico e a una filastrocca che attraversa il tempo. Le parole, tramandate di generazione in generazione, sembrano aver perso il loro significato originario, trasformandosi in qualcosa che sopravvive nella memoria collettiva senza che chi lo ripete ne comprenda necessariamente l'origine.


È un'intuizione narrativa particolarmente interessante. Una filastrocca, normalmente associata all'infanzia, può trasformarsi in qualcosa di profondamente sinistro quando il suo significato viene ricondotto a eventi dimenticati. La ripetizione delle parole e il ritorno della melodia creano un contrasto efficace tra innocenza apparente e minaccia.


La musica, in questo contesto, diventa quasi un linguaggio attraverso il quale il passato riesce a comunicare con il presente. Non è necessario che ogni cosa venga spiegata immediatamente: a volte è sufficiente riconoscere una nota, ascoltare una melodia o ricordare una frase per comprendere che dietro ciò che sembra familiare si nasconde qualcosa di molto più oscuro.


Anche la componente gotica trova nella scelta dell'ambientazione un terreno particolarmente favorevole. Gli edifici legati alla storia di Poveglia, gli spazi chiusi, i corridoi, il buio e la sensazione di isolamento contribuiscono a creare un'atmosfera nella quale il lettore avverte costantemente la presenza di qualcosa che non riesce a identificare completamente.


Il soprannaturale, inoltre, non viene trattato soltanto come un elemento destinato a provocare paura attraverso manifestazioni improvvise. L'Antagonista rappresenta una minaccia che sembra appartenere a una dimensione molto più antica dell'esperienza umana. Una presenza che mette in crisi la distinzione tra ciò che può essere spiegato e ciò che, almeno apparentemente, non può esserlo.


È proprio questa componente a rendere il romanzo interessante per chi ama l'horror che non si limita alla spettacolarizzazione della paura, ma cerca di costruire un'atmosfera e un senso di inquietudine progressivo.


La collaborazione tra Luca Arnaù e Valentino Meynet dà vita a una narrazione nella quale il meccanismo del thriller si combina con suggestioni storiche e soprannaturali. Il ritmo è sostenuto e l'alternanza delle epoche contribuisce a mantenere viva la curiosità, perché ogni passaggio temporale aggiunge nuovi elementi alla comprensione del mistero.


La scrittura privilegia la scorrevolezza e accompagna il lettore attraverso le diverse situazioni senza appesantire eccessivamente il racconto. Le descrizioni degli ambienti sono importanti soprattutto per la costruzione dell'atmosfera, mentre gli elementi investigativi permettono alla storia di conservare una dimensione dinamica.


Ho apprezzato soprattutto la scelta di utilizzare un luogo realmente esistente e storicamente stratificato come centro di una vicenda nella quale la fantasia horror si intreccia con riferimenti alla storia e alla memoria. Poveglia possiede già un immaginario particolarmente forte e gli autori riescono a sfruttarne le potenzialità senza limitarsi a utilizzare l'isola come una semplice ambientazione da brivido.


Il risultato è un romanzo che gioca continuamente sul confine tra ciò che conosciamo e ciò che temiamo, tra la memoria e l'oblio, tra la ragione e l'impossibile.


Naturalmente, chi si avvicina a queste pagine aspettandosi esclusivamente un giallo tradizionale potrebbe trovare spiazzante la presenza così marcata del soprannaturale. Allo stesso modo, chi cerca un horror esclusivamente psicologico potrebbe essere interessato soprattutto alla componente investigativa e storica. È proprio l'incontro tra questi generi, però, a definire l'identità dell'opera.


L'antagonista. Il demone di Poveglia è una lettura che trova la propria forza nell'intreccio tra epoche, nell'ambientazione e nell'idea che il male possa sopravvivere al tempo, nascondendosi nelle storie tramandate, nei luoghi abbandonati e persino in una melodia apparentemente innocente.


Alla fine, ciò che rimane non è soltanto il ricordo di un'indagine o di una presenza demoniaca, ma soprattutto la suggestione di un luogo nel quale la storia sembra non aver mai smesso di respirare. Poveglia diventa così il punto d'incontro tra memoria e paura, tra le atrocità commesse dagli uomini e qualcosa che sembra appartenere a un'oscurità ancora più profonda.


Perché il tempo può cambiare il mondo, cancellare le tracce e modificare il significato delle parole. Ma non sempre riesce a liberare i luoghi e le persone da ciò che li ha segnati.

E forse è proprio questo il pensiero più inquietante che accompagna la conclusione della lettura: alcune storie non finiscono davvero. Aspettano soltanto che qualcuno torni ad ascoltarle.


Consiglio L'antagonista. Il demone di Poveglia a chi ama i gialli storici contaminati dall'horror, le storie nelle quali passato e presente si intrecciano e le ambientazioni cariche di mistero. È particolarmente indicato per chi apprezza le atmosfere gotiche, le indagini che conducono verso territori apparentemente inspiegabili e le narrazioni nelle quali la storia, le credenze popolari e il soprannaturale convivono. Una lettura interessante anche per chi è attratto dai luoghi abbandonati, dai misteri legati alla memoria collettiva e dalle storie capaci di trasformare un oggetto quotidiano, come un carillon, in una fonte di inquietudine.



Alcune note su Luca Arnaù

Luca Arnaù, genovese di nascita e milanese d’adozione, è giornalista, sceneggiatore e scrittore. Per la televisione ha firmato la serie Italians (2021), e ha debuttato al cinema con la sceneggiatura del film La Banda del Buffardello e il manoscritto di Leonardo (2022). Autore di thriller storici, con Mursia ha pubblicato Vlad, il Figlio del Drago (2025).


Alcune note su Valentino Meynet

Valentino Meynet è nato e vive in Val d’Aosta, dove alterna al lavoro in cucina la sua passione per la scrittura. Un giorno sì è trovato tra le mani una penna e alcuni fogli: invece di disegnare, si è messo a scrivere romanzi gialli e di avventura e non vuole smetterla.


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