RECENSIONE: La curvatura dell'orizzonte (Michele Del Vecchio)
- Dalla carta allo schermo

- 22 ore fa
- Tempo di lettura: 3 min


Autore: Michele Del Vecchio
Editore: Nutrimenti, 2026
Pagine: 272
Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea
Prezzo: € 19.00 (cartaceo), € 9.99 (ebook)
Acquista sito editore: https://www.nutrimenti.net/libro/narrativa/narrativa-greenwich/greenwich-extra/la-curvatura-dellorizzonte-di-michele-del-vecchio/
Trama
Leda ha tredici anni, vive su una piccola isola del Mediterraneo e il suo nome è una dichiarazione d’intenti. Intrattabile e solitaria come una gatta randagia, è stata registrata all’anagrafe per sposare un destino: distruggere. O almeno, è questo ciò che le ripete suo padre, l’aspirante sindaco dell’isola, sbucato dal passato dopo anni di assenza per imporle il marchio del proprio cognome. Da allora Gemma, madre di Leda, si è rifugiata nel silenzio e la ragazza, smarrita, ha trovato i suoi punti di riferimento in Giosuè, figlio del maresciallo, e Saverio, bullo della scuola. Ma su quella loro isola, luogo sospeso tra mito e realtà, un giorno come tanti accade l’incredibile. E cambia tutto. Chi è la ragazza che Leda e Giosuè trovano in spiaggia, nuda e confusa? Tra fari abbandonati e notti d’estate piene di presagi, i ragazzi inseguono una verità che gli adulti hanno troppo a lungo nascosto.
Recensione
Questo romanzo d'esordio affonda subito nelle crepe dell’esperienza umana. Si tratta di un romanzo di formazione che non cerca di addolcire il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, ma lo racconta nella sua dimensione più fragile, inquieta e spesso dolorosa.
La protagonista, Leda, ha tredici anni e vive su un’isola che sembra sospesa nel tempo, un luogo in cui la luce abbagliante del mare convive con zone d’ombra profonde. L’isola non è soltanto uno sfondo, ma una presenza viva, quasi un organismo che riflette e amplifica le tensioni interiori della protagonista. In questo spazio liminale, tra apertura e chiusura, tra protezione e isolamento, si consuma il suo percorso di crescita.
Leda è un personaggio complesso, difficile da racchiudere in definizioni semplici: è inquieta, istintiva, attraversata da una sensibilità che la espone continuamente al mondo. Il suo sguardo è quello di chi percepisce più di quanto riesca a comprendere, e proprio in questa frattura si inserisce il cuore del romanzo. L'autore riesce a restituire con grande precisione quella fase dell’esistenza in cui le emozioni sono assolute, totalizzanti, e ogni esperienza ha il peso di una rivelazione.
La narrazione procede per accumulo di atmosfere, più che per eventi: estati luminose, giornate sospese, silenzi carichi di significato. Tuttavia, è proprio all’interno di questa apparente quiete che si inserisce l’elemento perturbante: l’incontro con una figura misteriosa, una ragazza trovata sulla spiaggia, che agisce come detonatore narrativo e simbolico. Da quel momento, la realtà si incrina e il percorso di Leda assume contorni più oscuri, segnando un punto di non ritorno.
Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è la capacità di mantenere un equilibrio sottile tra realismo e suggestione. La scrittura risulta al tempo stesso concreta ed evocativa: da un lato radicata nei dettagli sensoriali, il mare, la luce, i corpi, dall’altro attraversata da una tensione quasi simbolica, che trasforma gli elementi naturali in specchi dell’interiorità. Il mare, in particolare, diventa una presenza ambivalente: rifugio e minaccia, spazio di libertà e di smarrimento.
Accanto al percorso individuale della protagonista, emerge con forza anche il tema del silenzio degli adulti. Il mondo adulto appare distante, incapace di offrire strumenti di comprensione o protezione. Questo vuoto relazionale contribuisce a rendere ancora più radicale l’esperienza di crescita di Leda, che si trova a dover interpretare da sola ciò che accade, senza mediazioni.
Questo è un romanzo che parla di trasformazione, ma lo fa evitando ogni forma di retorica. Non c’è consolazione, né una vera ricomposizione finale: ciò che resta è piuttosto una sensazione di spostamento, come se qualcosa si fosse definitivamente alterato nello sguardo della protagonista e, di riflesso, in quello del lettore.
Il titolo stesso suggerisce questa idea: l’orizzonte, che per definizione dovrebbe essere una linea stabile, qui si curva, si deforma, perde la sua funzione rassicurante. È una metafora potente del momento in cui la realtà smette di essere leggibile secondo categorie semplici e diventa qualcosa di più complesso, ambiguo, difficile da afferrare.
Un libro consigliato a chi ama le storie di formazione intense e non convenzionali, a chi cerca nella letteratura non tanto una trama lineare quanto un’esperienza emotiva e immersiva. È una lettura ideale per chi apprezza le atmosfere sospese, i personaggi irrequieti e le narrazioni che esplorano il lato più fragile e inquieto dell’adolescenza.
Alcune note su Michele Del Vecchio
Michele Del Vecchio è nato a Palermo nel 1994. Ha trascorso l’infanzia su un’isola, per poi trasferirsi in Molise. Oggi vive a Torino, e insegna Lettere al liceo. Dal 2012 cura il blog letterario Diario di una dipendenza. Con questo romanzo, il suo esordio, è stato finalista nella Sezione Giovani del Premio Neri Pozza 2021.



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