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RECENSIONE: Le radici del buio (Jeff Mariotte)




Autore: Jeff Mariotte

Traduttore: Gianni La Corte

Editore: La Corte Editore, 2026

Pagine: 376

Genere: Narrativa straniera, Thriller

Prezzo: € 20.00 (cartaceo), € 9.99 (ebook)

Acquista: Libro, Ebook



Trama

Sossaman, Arizona. Il passato non muore mai, resta sepolto in attesa di fiorire nel sangue. Daniel Mansfield Jr. ha trascorso la vita cercando di emulare un mito: suo padre, il leggendario capo della polizia che pose fine al regno di terrore del "Rilegatore", un serial killer che usava la carne delle sue vittime per rilegare i propri libri. Ora che Daniel è diventato capo del dipartimento, l’ombra di quell'eredità si trasforma in un incubo a occhi aperti. Quando una giovane donna viene trovata morta con la macabra firma del Rilegatore, il dubbio squarcia la memoria storica della città. Brian Quintana, l'uomo arrestato dal padre, è in carcere da quasi quarant’anni: chi è dunque il mostro che è tornato a colpire? Daniel si ritrova prigioniero di una verità devastante: e se suo padre, per diventare un eroe, avesse incastrato l'uomo sbagliato? Tra messaggi minacciosi, rapimenti e segreti sepolti nel deserto, Daniel dovrà decidere se proteggere il nome dei Mansfield o servire una giustizia che minaccia di distruggere tutto ciò che ama. Le radici del male affondano nel buio più profondo. Solo il sangue potrà estirparle.


Recensione

A Sossaman, in Arizona, il passato non è qualcosa che appartiene davvero al passato. Può essere rimasto nascosto per decenni, sepolto sotto la reputazione di una famiglia, sotto la memoria collettiva di una cittadina o dietro una verità che tutti hanno preferito accettare perché più semplice da sopportare. È proprio da questa idea inquietante che Jeff Mariotte costruisce Le radici del buio, un thriller cupo e serrato nel quale un vecchio caso di omicidi torna a proiettare la propria ombra sul presente.


Al centro della vicenda c'è Daniel Mansfield Jr., da poco diventato capo della polizia di Sossaman. La sua posizione, però, non rappresenta soltanto un incarico professionale: Daniel è il figlio dell'uomo che, molti anni prima, aveva conquistato lo status di eroe catturando il famigerato Rilegatore, un serial killer responsabile di delitti particolarmente efferati e riconoscibile per una firma macabra: utilizzare la carne delle proprie vittime per rilegare i suoi libri. Quella storia appartiene alla memoria della città, ma anche all'identità della famiglia Mansfield. Daniel è cresciuto all'ombra di quel padre e, in qualche modo, ha costruito la propria vita cercando di essere all'altezza di quell'eredità.


Il problema è che le vecchie storie, quando tornano a galla, raramente lo fanno senza portarsi dietro qualcosa di nuovo.


Il ritrovamento del corpo di una giovane donna, infatti, presenta proprio quella firma che sembrava appartenere a un assassino ormai consegnato alla storia. Il Rilegatore è tornato? La domanda diventa immediatamente molto più complessa di quanto potrebbe sembrare, perché esiste già un uomo che sta pagando da quasi quarant'anni per quei crimini: Brian Quintana, arrestato dal padre di Daniel e ancora in carcere.


Ed è qui che il romanzo comincia a lavorare davvero sul tema della verità.

Mariotte non si limita a costruire un'indagine basata sulla domanda più immediata, chi sta uccidendo?, ma introduce un dubbio molto più destabilizzante: e se la storia che tutti hanno sempre creduto vera fosse costruita su una menzogna? E se l'eroe della città avesse commesso un errore imperdonabile? O, peggio ancora, se avesse deliberatamente incastrato la persona sbagliata?


Per Daniel questa possibilità non rappresenta soltanto un problema investigativo. Significa mettere in discussione il padre, la propria famiglia e il ruolo che lui stesso ricopre. La ricerca della verità diventa quindi anche un confronto con un'eredità ingombrante, con quella necessità quasi dolorosa di scegliere se difendere il nome dei Mansfield oppure accettare che la giustizia venga prima della famiglia.


È uno degli aspetti che ho trovato più interessanti del romanzo: il vero conflitto non nasce esclusivamente dalla presenza di un assassino, ma dalla difficoltà di distinguere ciò che è realmente accaduto da ciò che una comunità ha deciso di ricordare.

Il titolo assume così un significato che va ben oltre l'oscurità dei delitti. Le “radici” sono quelle del male, naturalmente, ma anche quelle della memoria, delle colpe ereditate e delle verità nascoste. Sono radici che penetrano nella storia di Sossaman e nella famiglia Mansfield, rendendo praticamente impossibile affrontare il presente senza tornare a scavare nel passato.


L'autore costruisce attorno a questo nucleo una storia che alterna tensione investigativa e atmosfere fortemente inquietanti. Messaggi minacciosi, rapimenti e segreti sepolti nel deserto contribuiscono a creare una sensazione di pericolo costante, mentre il confine tra il caso del passato e i nuovi delitti diventa sempre più sottile. La componente più disturbante non è soltanto la brutalità del Rilegatore, ma la consapevolezza che dietro un caso apparentemente risolto possono nascondersi conseguenze capaci di attraversare generazioni.


Proprio il deserto dell'Arizona diventa uno sfondo particolarmente efficace. È un ambiente che sembra fatto apposta per custodire ciò che non si vuole vedere: qualcosa può essere nascosto, dimenticato, lasciato marcire lontano dagli occhi di tutti. Ma ciò che viene sepolto non necessariamente scompare. Prima o poi può tornare in superficie.

La figura di Daniel è fondamentale perché permette al lettore di vivere questa scoperta non soltanto come un'indagine criminale, ma come una crisi personale. Il protagonista non deve semplicemente individuare un assassino: deve capire fino a che punto può fidarsi della versione della storia che gli è stata consegnata. E soprattutto deve stabilire quanto è disposto a sacrificare per arrivare alla verità.


Da questo punto di vista, questo romanzo parla anche del peso delle aspettative familiari. Essere figlio di un uomo considerato un eroe significa ricevere un'eredità che può sembrare un privilegio, ma che rischia di trasformarsi in una prigione. Daniel ha trascorso la vita cercando di emulare il padre e proprio quando raggiunge la posizione che dovrebbe rappresentare la realizzazione di quel percorso, si trova costretto a chiedersi se il modello sul quale ha costruito la propria esistenza sia davvero degno di essere seguito.


È una domanda potente, perché coinvolge non soltanto Daniel, ma anche il lettore: quanto siamo disposti a mettere in discussione le persone che amiamo quando la verità entra in conflitto con l'immagine che abbiamo costruito di loro?


Mariotte riesce inoltre a dare alla vicenda una dimensione che supera il semplice gioco dell'assassino e dell'investigatore. Sullo sfondo ci sono infatti le tensioni sociali e razziali dell'America contemporanea, insieme alle dinamiche interne a un dipartimento di polizia che non necessariamente guarda con favore alle scelte del nuovo capo. La ricerca della verità si trova quindi a fare i conti anche con le resistenze di un ambiente nel quale il passato può essere diventato parte del potere e della reputazione di alcune persone.

Questo elemento rende il romanzo più interessante di un thriller costruito esclusivamente sull'identità del colpevole. La domanda non è soltanto “chi è il Rilegatore?”, ma anche chi ha interesse a mantenere in piedi una determinata versione dei fatti? Ed è proprio questo che mantiene alta la tensione.


La scrittura di Mariotte punta sulla costruzione progressiva dell'inquietudine, senza rinunciare alla componente più cruda del thriller. Il Rilegatore è un antagonista particolarmente disturbante non soltanto per i suoi omicidi, ma per la natura rituale della sua firma: trasformare i corpi delle vittime in qualcosa di legato alla conservazione delle storie. È un'immagine che crea un cortocircuito inquietante tra morte e memoria, tra ciò che dovrebbe essere conservato e ciò che invece dovrebbe essere dimenticato.


Il libro, inoltre, gioca molto bene con l'idea che ogni storia possa avere più di una versione. Il passato viene continuamente riletto alla luce delle nuove informazioni e ciò che sembrava definitivo comincia a perdere consistenza. La tensione nasce proprio da questa instabilità: il lettore non può dare per scontato che le certezze iniziali siano realmente tali.


Personalmente, ho apprezzato soprattutto questa dimensione del romanzo. Al di là dell'elemento più macabro e delle dinamiche tipiche del thriller, quello che rimane è il tema della verità quando questa diventa scomoda, quando scoprirla significa mettere in discussione persone, istituzioni e persino la propria identità.


Si tratta quindi un thriller che utilizza un caso criminale per parlare di eredità, colpa e memoria. La violenza è presente e alcune immagini sono inevitabilmente forti, ma il cuore della storia sta altrove: nella necessità di Daniel di scegliere tra la fedeltà al padre e la fedeltà alla giustizia.


E forse è proprio questa la parte più inquietante del romanzo: scoprire che il male non sempre arriva dall'esterno. A volte è già presente nella storia che ci è stata raccontata, nelle persone che abbiamo trasformato in eroi, nelle verità che abbiamo accettato senza fare domande.


Jeff Mariotte costruisce così un thriller oscuro, dal respiro cinematografico e dalla forte componente investigativa, capace di alternare mistero, violenza e conflitti personali. Non cerca soltanto di sorprendere attraverso il mistero del Rilegatore, ma porta il lettore a interrogarsi continuamente sul rapporto tra verità e memoria.


Una lettura particolarmente adatta a chi ama i thriller investigativi dalle atmosfere cupe, i serial killer con una firma riconoscibile e le storie nelle quali l'indagine sul presente costringe a riaprire ferite molto antiche. Lo consiglio soprattutto a chi apprezza i romanzi in cui il mistero criminale è accompagnato da un forte conflitto familiare e morale e a chi non ha problemi con scene crude e disturbanti.



Alcune note su Jeff Mariotte

Jeff Mariotte è autore pluripremiato di decine di romanzi che hanno conquistato milioni di lettori. Ha lavorato praticamente in ogni settore del mondo dell’editoria. Vive in Arizona con la moglie, l’autrice Marsheila Rockwell, con cui ha firmato alcuni romanzi. Con La Corte ha pubblicato NARCOS, il libro spin-off della serie tv Netflix, con cui ha vinto il prestigioso Scribe Award.


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