RECENSIONE: Il cuore di Salomone (Andreina Dasi)
- Dalla carta allo schermo

- 26 minuti fa
- Tempo di lettura: 7 min


Autore: Andreina Dasi
Editore: Lindau, 2026
Pagine: 350
Genere: Narrativa italiana, Thriller
Prezzo: € 19.50 (cartaceo), € 12.99 (ebook)
Acquista sito editore: https://www.lindau.it/Libri/Il-cuore-di-Salomone
Trama
Mantova, 1612. Sul letto di morte, il medico ebreo Abraham Portaleone affida all’amico Alessandro Gonzaga un quaderno che rivela l’esistenza del Cuore di Salomone: un disco d’oro custodito per secoli e capace di evocare, attraverso un rituale antico, un sapere tanto potente da trascendere i confini tra ebraismo, cristianesimo e islam. Mantova, oggi. L’esperto di manoscritti Iacopo Aldrovandi rinviene il quaderno nella biblioteca di un nobile morto in circostanze poco chiare e comprende di trovarsi di fronte a una scoperta destinata a riscrivere la storia. La ricerca del manufatto trascina con sé anche Agata, una donna inquieta legata a Iacopo da una relazione fragile e intensa, che finirà col trovare in sé stessa una determinazione che ignorava di possedere. Tra frontespizi cifrati, enigmi cabalistici e lastre di piombo seicentesche, quella che sembrava un’indagine erudita si trasforma presto in un’avventura sconcertante. Da Mantova a Oxford, da Venezia a Granada, emerge un segreto che attraversa i secoli, su cui si allunga l’ombra minacciosa dei Figli di Sacromonte e che ha decretato la morte di chiunque vi si sia avvicinato. Il Cuore di Salomone è un thriller storico che parla del fascino irresistibile dei libri antichi, di tradizioni remote e misteriose e del confine sottile che separa il desiderio e l’ossessione per la conoscenza.
Recensione
Un quaderno antico, un oggetto avvolto nel mistero e una conoscenza capace di attraversare secoli e tradizioni religiose diverse. È questo il punto di partenza de Il cuore di Salomone, romanzo d'esordio di Andreina Dasi pubblicato da Lindau nel 2026, un thriller storico che costruisce la propria tensione intorno al fascino dei manoscritti, degli enigmi e di quelle verità che sembrano destinate a rimanere nascoste.
La storia prende avvio nella Mantova del 1612. Abraham Portaleone, medico ebreo realmente vissuto in quell'epoca, è sul letto di morte quando affida all'amico Alessandro Gonzaga un quaderno destinato a custodire un segreto straordinario: quello del Cuore di Salomone. Al centro del mistero c'è un disco d'oro, legato a un antico rituale e a un sapere che, nella finzione narrativa del romanzo, supera i confini tra ebraismo, cristianesimo e islam.
È un'apertura che mette immediatamente in campo alcuni degli elementi più importanti del libro: la storia, la religione, la ricerca erudita e soprattutto il rapporto tra conoscenza e mistero. Dasi non presenta il passato come un semplice sfondo, ma lo utilizza come il luogo nel quale sono state seminate le tracce che i protagonisti del presente dovranno imparare a riconoscere.
Il salto temporale ci porta infatti a Mantova nel 2025, dove entra in scena Iacopo Aldrovandi, esperto di manoscritti. Il ritrovamento del quaderno nella biblioteca di un nobile morto in circostanze poco chiare sembra offrirgli l'occasione di una scoperta capace di dare una svolta alla sua carriera. La ricerca del Cuore di Salomone nasce quindi inizialmente come un'indagine erudita, legata a documenti e testimonianze del passato, ma ben presto assume una dimensione molto più inquietante.
Ed è proprio questo passaggio, secondo me, uno degli aspetti più interessanti del romanzo. La curiosità intellettuale di Iacopo si trasforma progressivamente in qualcosa che non può più essere considerato una semplice ricerca accademica. La promessa della scoperta diventa sempre più difficile da distinguere dal pericolo e il desiderio di arrivare alla verità comincia a presentare un prezzo.
A ricostruire il percorso della vicenda troviamo Agata, compagna di studi e amante di Iacopo. Il suo coinvolgimento permette alla storia di allargarsi oltre il semplice ritrovamento del manoscritto. Agata si trova infatti a seguire le tracce lasciate dalla ricerca, muovendosi tra Oxford, Venezia e Granada e confrontandosi con frontespizi cifrati, enigmi cabalistici e reperti seicenteschi. Il viaggio geografico diventa così anche un viaggio attraverso una rete di indizi che collega epoche e luoghi differenti.
Ho trovato particolarmente interessante proprio questa dimensione itinerante del romanzo. Mantova, Oxford, Venezia e Granada non sono semplicemente luoghi nei quali ambientare le diverse fasi della storia: rappresentano tappe di una ricerca che porta i protagonisti sempre più lontano dal punto di partenza e, contemporaneamente, sempre più vicino a un segreto che sembra avere conseguenze molto concrete nel presente.
Il fascino di Il cuore di Salomone nasce in buona parte dalla centralità dei libri e dei documenti. Qui il manoscritto non è un semplice espediente narrativo utilizzato per dare il via all'avventura: è la porta attraverso la quale il passato irrompe nel presente. Frontespizi da decifrare, enigmi cabalistici e lastre di piombo seicentesche diventano tasselli di un'indagine nella quale leggere significa anche interpretare, mettere in relazione, dubitare e cercare.
E proprio il rapporto con la conoscenza è uno dei temi che più mi hanno colpito. Il romanzo sembra chiedersi fino a che punto sia giusto spingersi per ottenere una risposta e cosa accada quando il desiderio di sapere smette di essere semplice curiosità. La conoscenza può liberare, ma può anche diventare un'ossessione; può permettere di comprendere il passato, ma può contemporaneamente trascinare chi la ricerca verso conseguenze che non aveva previsto.
Questa ambivalenza dà alla storia una dimensione che va oltre il semplice meccanismo del thriller. Il mistero del Cuore di Salomone non serve soltanto a costruire suspense: diventa il centro di una riflessione sul rapporto dell'uomo con ciò che non conosce e con la tentazione di possedere una verità considerata perduta o inaccessibile.
Un altro elemento che contribuisce alla tensione è la presenza dei Figli di Sacromonte, attorno ai quali si allunga un'ombra minacciosa. La ricerca del misterioso manufatto non è infatti priva di conseguenze: il segreto che Iacopo e Agata stanno cercando di ricostruire è legato a una scia di morte e al destino di coloro che, prima di loro, hanno cercato di avvicinarsi alla verità.
È qui che il romanzo modifica definitivamente la propria natura. Quella che sembrava essere una ricerca condotta tra biblioteche e documenti diventa un'avventura nella quale il passato non è affatto morto e ciò che è stato nascosto può ancora rappresentare una minaccia nel presente.
Ho apprezzato anche la componente legata al rapporto tra Iacopo e Agata. La loro relazione, descritta come fragile e intensa, si inserisce nella vicenda senza essere completamente separata dal mistero centrale. Agata, soprattutto, non rimane soltanto la persona che accompagna Iacopo nella ricerca: il percorso che intraprende la porta a confrontarsi con una determinazione che, secondo la presentazione del romanzo, lei stessa non sapeva di possedere.
Il risultato è un thriller storico che cerca il proprio equilibrio tra ricerca documentaria, mistero e avventura. Non è soltanto la domanda "dove si trova il Cuore di Salomone?" a spingere il lettore avanti, ma anche una serie di interrogativi più ampi: che cosa contiene realmente quel segreto? Perché è stato custodito per così tanto tempo? E soprattutto, perché la sua ricerca sembra avere conseguenze così drammatiche?
Quello che mi ha convinto maggiormente è il modo in cui il romanzo costruisce il mistero attorno alla materialità dei suoi indizi. In un'epoca nella quale siamo abituati ad avere immediatamente accesso a una quantità enorme di informazioni, seguire personaggi che devono invece interpretare manoscritti, decifrare frontespizi e mettere insieme frammenti antichi restituisce alla ricerca un fascino particolare. La verità non è immediatamente disponibile: deve essere conquistata.
Anche l'idea di un sapere capace di attraversare le tradizioni ebraica, cristiana e islamica aggiunge un ulteriore livello alla storia. Il Cuore di Salomone diventa così qualcosa di più di un semplice oggetto misterioso: rappresenta simbolicamente la possibilità di mettere in relazione mondi, tradizioni e conoscenze differenti, proprio mentre intorno a questo sapere si sviluppano conflitti e minacce.
Il cuore di Salomone mi è sembrato quindi un romanzo particolarmente adatto a chi ama le storie nelle quali il mistero nasce dalla carta, dagli archivi e dalle tracce lasciate dal passato. È una lettura che punta molto sul piacere della scoperta e sulla progressiva ricostruzione di un enigma, accompagnando il lettore attraverso luoghi e periodi storici differenti.
La componente thriller acquista forza soprattutto quando la ricerca di Iacopo e Agata comincia a mostrare il proprio lato oscuro. Il romanzo mette così in contrapposizione due impulsi: da una parte il desiderio di conoscere e comprendere, dall'altra la necessità di fermarsi davanti a ciò che potrebbe essere troppo pericoloso da scoprire.
È questa, alla fine, la domanda che mi ha lasciato maggiormente la lettura: quanto siamo disposti a rischiare pur di conoscere la verità? Una domanda che si adatta perfettamente a una storia costruita attorno a un sapere antico e a un segreto che, per secoli, ha continuato a sopravvivere attraverso le sue tracce.
Si tratta dunque un thriller storico che ho trovato interessante soprattutto per l'intreccio tra mistero, libri antichi e ricerca della conoscenza. Andreina Dasi sceglie un terreno narrativo affascinante e costruisce una vicenda nella quale il passato continua a esercitare una forte influenza sul presente. Un romanzo che può incontrare in particolare il gusto di chi ama i misteri storici, i manoscritti, gli enigmi e le storie nelle quali una scoperta apparentemente destinata agli studiosi finisce per trasformarsi in qualcosa di molto più grande e pericoloso.
Lo consiglio soprattutto a chi ama i thriller storici, le storie costruite attorno a manoscritti e documenti antichi, gli enigmi cabalistici, i misteri legati alla storia delle religioni e le narrazioni che alternano passato e presente.
È una lettura interessante anche per chi apprezza i romanzi nei quali il viaggio non è soltanto geografico, ma diventa un percorso alla ricerca di una verità nascosta. Se vi affascinano biblioteche antiche, codici da decifrare, reperti misteriosi e segreti capaci di attraversare i secoli, questo è un titolo che potrebbe fare al caso vostro.
Alcune note su Andreina Dasi
Andreina Dasi vive a Rimini, dove insegna inglese. Tra letteratura e cinema ha maturato un immaginario narrativo che trova espressione nel suo romanzo d’esordio, Il Cuore di Salomone. Il libro nasce anche dal dialogo con il marito, docente universitario, che da anni condivide con lei episodi, aneddoti e ricerche legati al Mediterraneo e al mondo ebraico.



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