RECENSIONE: Il regno di vetro (Lawrence Osborne)




Autore: Lawrence Osborne

Traduttore: Mariagrazia Gini

Editore: Adelphi, 2022

Pagine: 265

Genere: Narrativa straniera, Thriller

Prezzo: € 20.00 (cartaceo), € 9.99 (ebook)

Acquista: Libro, Ebook


 

Trama

Sarah è in fuga dagli Stati Uniti. Con sé ha un malloppo di 200.000 dollari che scottano. Sbarcata a Bangkok, si sistema in un fantomatico complesso residenziale, il Kingdom, quattro torri di ventuno piani, ciascuna collegata alle altre per mezzo di passaggi chiusi da porte di vetro che solo la chiave di sicurezza in possesso di ogni residente può aprire. Ma dietro un vetro, specchio delle nostre paranoie, si è sempre sotto stretta sorveglianza – e il rifugio può rivelarsi una prigione. Fuori tira aria di sommossa: anche il regime che domina il paese è di vetro. In quello spazio chiuso, di un lusso e un edonismo avvelenati, la protagonista farà conoscenza con tre altre donne: una cilena che prepara manicaretti, un'inglese con uno strano marito e una domestica più strana ancora, e una specie di prostituta eurasiatica d'alto bordo. Siamo tra i farang, gli stranieri viziati e viziosi, malvisti dalla popolazione locale e da sempre sottoposti all'impietosa indagine radiologica dell'autore, che con questi elementi miscela un cocktail torbido e insinuante. Si procede così, con tutti i sensi tesi e un po' alterati, nei meandri infidi e pieni di pericoli del Regno, fino alle ultime pagine dove Osborne, erede accreditato di Graham Greene, sfodera a sorpresa un finale degno di Ballard. E il lettore, che credeva di avere a che fare col più classico dei thriller esotici, si trova immerso con sgomento in una imprevedibile ghost-story.


Recensione

A Bangkok dove tradizione e storia sono soverchiate dai cambiamenti della contemporaneità e dove è possibile trovare truffatori, forestieri e girovaghi di professione c’è un luogo non luogo, il Kingdom, fulcro di questo romanzo, un complesso lussuoso covo di residenti stranieri e famiglie dell’alta società.


Quattro torri di ventun piani, separate da porte di vetro, inaccessibili dall’esterno, rifugio di misteri e paure, un mondo di spiriti in cui immaginare lusso e discrezione, chiedendosi chi sono i propri vicini e chi si nasconde dietro i semplici conoscenti.


L’americana Sarah è in fuga da New York con duecentomila dollari indebitamente sottratti a una scrittrice di fama di cui è stata la segretaria. È appena arrivata a Bangkok, un crocevia di perdizioni molto diverse tra loro, in cui thailandesi, eleganti giapponesi e maldestri farang, come sono noti lì gli occidentali, si mescolano, incrociando le loro traiettorie fino a produrre gli esiti più impensabili. Sarah si sveglia all’alba, sudata, nel suo appartamento, in questo condominio che è un po’ storico e un po’ moderno, e un po’ un regno a sé stante, il Kingdom appunto. Una mattina, mentre fa un tuffo nella piscina condominiale, Sarah incontra Mali, una donna dai tratti sia orientali che europei, che ha circa trent’anni, la sua età. È lei a introdurla nella sua piccola e variegata compagnia, che abita l’anomalo palazzo: Ximena, una chef cilena piuttosto scostante e Natalie, direttrice d’albergo di origine britannica con marito alcolizzato al seguito. Sarah sembra sul punto di rifarsi una vita in questa nuova città, ma le sue nuove amiche, la sua padrona di casa, il personale del suo condominio e persino l’intera società thailandese sembrano avere altri progetti per lei.


Ciascuno, a modo suo, inscena una trama personale, dichiara di essere quello che non è, un gioco fragile di incastri destinato a crollare al primo soffio di vento. Presto le menzogne costruite collassano, verità e fantasia si fondono, alcuni protagonisti si dissolvono mentre altri rimangono con un’idea di fuga. Il tutto mentre un nemico invisibile tesse la propria trama nell’ombra.


Romanzo avvincente nello stile e ricco nei dettagli. L’autore riesce a creare atmosfere evocative e a rendere avvincente la descrizione del regno di vetro, l'enorme condominio di quattro torri dove si svolgono gli eventi principali e dove la povera Sarah in fuga, con le idee alquanto confuse, è coinvolta in surreali vicende. Nonostante ciò la costruzione dei personaggi non è sempre efficace e la trama risulta statica in più punti.


 

Alcune note su Lawrence Osborne

Lawrence Osborne è nato in Inghilterra e ha studiato lingue moderne a Cambridge e Harvard. Ha vissuto a Parigi per dieci anni dove ha scritto il suo primo romanzo Ania Malina e successivamente il diario di viaggi Paris Dreambook.

Si è poi spostato a New York dove vive dal 1992 alternando l'attività nella Grande Mela con lunghi soggiorni nel lontano Oriente.

Ha scritto per il New York Times, Salon, New Yorker, Financial Times, New York Observer, New York Magazine, Forbes, Conde Nast Traveler, Gourmet e Men's Vogue.

Oltre ad Ania Malina e Paris Dreambook, ha scritto la collezione di saggi The Poisoned Embrace (1993) e un controverso libro sull'autismo intitolato American Normal (2002).

In Italia ha pubblicato per Adelphi Il turista nudo (2006), Shangri-la (2008), Bangkok (2009) e Nella polvere (2021).


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