RECENSIONE: Il Signore di Notte (Gustavo Vitali)

Aggiornato il: feb 18



Voto: 4/5

Autore: Gustavo Vitali

Editore: Autopubblicato, 2020

Pagine: 517

Genere: Gialli, Gialli storici

Prezzo: € 19.76 (copertina), € 9.99 (ebook)

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Trama

Venezia, 16 aprile 1605.

Viene rinvenuto nella sua modesta dimora il cadavere di un nobile caduto in miseria, primo delitto di un giallo fitto fitto che ha come sfondo la Venezia alle soglie del Barocco.

Sul luogo si precipita il protagonista del racconto, Francesco Barbarigo. Come “Il Signore di Notte”, dà il titolo al racconto e richiama espressamente la magistratura incaricata dell’ordine pubblico, sei giudici e insieme capi della polizia. Si tratta di una persona realmente vissuta ai tempi così come i principali personaggi della storia che, al contrario, è di pura invenzione. Questo particolare ha comportato un copioso lavoro di ricerca come documentato nella bibliografia del libro.

È solo il primo dei delitti che affiorano in una trama intensa ed intrigante. Sono coinvolte le figure più varie, da quelle di primo piano, a quelle defilate nei contorni. L’autore apre così un’ampia carrellata su aristocratici ricconi e quelli che vivacchiano malamente, mercanti, usurai, bari, prostitute e altri. Nella vicenda tutti recitano i rispettivi ruoli e la contestualizzano in quella società veneziana che si era appena lasciata alle spalle un secolo di splendore per infilarsi in un lento declino. Compaiono anche personaggi sgradevoli, come i “bravi”, perché il tempo del declino è anche il loro, accomunati agli sgherri da una violenza sordida e sopraffattrice.

Sempre nell’ottica di addentrare il libro nella sua epoca, ecco l’aggiunta di brevi divagazioni su curiosità, usi e costumi, aneddoti, fatti e fatterelli. Costituiscono un bagaglio di informazioni sulla storia della Serenissima, senza interrompere la narrazione e senza che gli attori si defilino da questa.

Un discorso a parte merita la figura del protagonista. Se qualcuno spera nello stereotipo dell’eroe positivo, resterà deluso. Il Barbarigo è un uomo contorto che affronta le indagini con una superficialità pari solo alla sua spocchia. Vorrebbe passare come chi sa il fatto suo, spargere sicurezza, ma nel suo intimo covano ansie e antichi dolori. Non sa come cavarsi dagli impicci, cambia idea e umore da un momento all’altro, insegue ipotesi stravaganti e indaga su persone del tutto estranee al delitto. Il linguaggio è spiccio, crudo, spesso beffardo e dissacratorio, mette in ridicolo difetti e difettucci del protagonista e insieme quelli della società del tempo.

Sull’onda dell’improvvisazione e di una acclarata incapacità non si fa mancare nulla, nemmeno una relazione disinvolta, o quella che lui vorrebbe tale, con una dama tanto bella, quanto indecifrabile. Non capisce nulla neppure di questo strambo amore che gli causa presto nuovi turbamenti.

Cosicché nelle indagini, come pure nel letto, finisce con il collezionare una serie di disfatte clamorose fino a quando in suo aiuto accorre un capitano delle guardie che ha tutta l’esperienza e l’astuzia che mancano al magistrato. Tuttavia i due dovranno faticare ancora un bel pezzo per scrivere la parola fine a tutto il giallo che nel frattempo si è infittito di colpi di scena, agguati e delitti, compresi quelli che riemergono dal passato. Il finale sarà inaspettato e sorprendente.


Recensione

Occasione ghiotta per gli amanti del giallo storico è questo romanzo. Di storia ce n’è tanta ed è ambientata nella Venezia del Seicento. Opera prima di Gustavo Vitali. Lo scrittore si definisce esordiente, tuttavia rivela la stoffa di un narratore navigato.

Ancora nel pieno del suo fulgore, dopo i fasti dei secoli precedenti che l’avevano consacrata potenza commerciale, e non solo, del Mediterraneo, la Repubblica di Venezia nel XVII secolo vanta il suo dominio politico su tutto l’Adriatico orientale e quello commerciale su territori molto più ampi. Questo è il quadro storico che offre la scena al misterioso delitto del patrizio Nicolo Duolo, di cui Francesco Barbarigo, il Signore di Notte al Criminal, uno dei sei magistrati capi della polizia incaricati di tutelare l’ordine pubblico nel territorio urbano, è deciso a trovare a tutti i costi il colpevole, assumendo in prima persona il ruolo di investigatore.

Ancora nel pieno del suo fulgore, dopo i fasti dei secoli precedenti che l’avevano consacrata potenza commerciale, e non solo, del Mediterraneo, la Repubblica di Venezia nel XVII secolo vanta il suo dominio politico su tutto l’Adriatico orientale e quello commerciale su territori molto più ampi. Questo è il quadro storico che offre la scena al misterioso delitto del patrizio Nicolo Duolo, di cui Francesco Barbarigo, il Signore di Notte al Criminal, uno dei sei magistrati capi della polizia incaricati di tutelare l’ordine pubblico nel territorio urbano, è deciso a trovare a tutti i costi il colpevole, assumendo in prima persona il ruolo di investigatore. Barbarigo, personaggio realmente esistito, ma la cui descrizione è frutto della fantasia dell’autore, è combattuto tra la sua naturale indecisione e la ferma volitività che compete al suo rango e al ruolo che ricopre. Patrizio veneziano di famiglia elencata nel Libro d’Oro della Serenissima, Barbarigo conduce una indagine lunga e tortuosa a caccia dell’assassino e lo fa scavando nella vita del povero Duolo, nobile ma ridotto al limite dell’indigenza, assassinato nella sua abitazione su Corte Loredan, nel sestriere di Cannaregio. Francesco è diverso dagli altri Officiali di Notte, qualcosa dentro di lui lo spinge a farsi avanti, a cercare l’avventura, ma lo fa in modo istintuale, finendo per mettersi nei guai o per tuffarsi a seguire false piste senza riflettere troppo. Si spinge fuori dalla legge, evitando di seguire le procedure, rischiando in prima persona, quasi sempre senza un piano preciso e precipita nella disperazione non appena si rende conto che le indagini non portano da nessuna parte. La personalità complessa dell’uomo viene ben disegnata dallo scrittore, niente affatto indulgente nei confronti del protagonista. Ad affiancare Francesco Barbarigo nell’indagine, però, giunge il capitano Domenico Stella, investigatore esperto, uomo dotato di intuito e di misura, pronto a porre rimedio alle intemperanze del suo superiore.

Sulle orme di Walter Scott, padre del romanzo storico, Vitali indugia nel racconto e nella meticolosa descrizione di usi, mode, attività produttive e commerciali, vita comune, cibo e religione di una delle epoche più interessanti della nostra storia, in una delle città più intriganti e misteriose di quel tempo e non solo. E questo l’autore lo fa connotando fortemente il genere storico del romanzo e fornendo utili indicazioni sulla storia di Venezia, manifestando doti di vero studioso.

Tra calli e campielli, lungo le fondamenta su cui si affacciano le abitazioni di una Venezia complicata e disobbediente, libera nel pensiero e capace di tener testa finanche al controllo politico e morale dello Stato Pontificio, anche gli affari di letto e di cuore di “missier” Barbarigo arricchiscono il racconto concorrendo a dare una immagine della vera natura dei veneziani.

Anche alle donne è dato ampio spazio nel racconto, che siano fanciulle destinate al matrimonio anziché al convento o donne in grado di scegliere il proprio futuro o che si tratti di mogli protette negli averi dalla legge della Repubblica o anche di prostitute, di cui erano chiari diritti e doveri verso la società e la legge.

La società descritta da Vitali è consapevole della sua unicità. Sia il ricco che il povero, il patrizio o l’umile pescatore, si sentono parte di un sistema che tutela ruoli e diritti, finendo per concedere agli artigiani del vetro di Murano uno status privilegiato, paragonabile in certe occasioni a quello dei patrizi, in virtù dell’importanza economica della loro arte. Ma questa potenza commerciale tutela le proprie ricchezze, imponendo ai suoi maestri vetrai l’obbligo di rimanere a Venezia e di non esportare i propri segreti all’estero. Tuttavia la corruzione non è assente, come la delinquenza comune sulla quale in alcune occasioni bisogna chiudere un occhio e in altre anche due.

Per quanto riguarda la scrittura del romanzo, lo stile di Gustavo Vitali è particolarmente pulito e corretto nella forma e il linguaggio è adatto al contesto narrativo, oltre che storico, in cui l’autore si muove con disinvoltura e sicurezza. Il giallo è avvincente e la costruzione funziona molto bene.

Il materiale storico consegnato al lettore soddisferà anche i non addetti ai lavori, per la semplicità con cui l’autore descrive ogni minuzia, senza lasciare niente di incompreso.



Alcune note su Gustavo Vitali

Gustavo Vitali è originario di Milano, città con la quale ha conservato alcuni legami.

Da oltre trent’anni anni vive nella bergamasca dove si è appassionato di volo libero in parapendio.

Nella FIVL (Associazione Nazionale Italiana Volo Libero – parapendio e deltaplano) ricopre da tempo il ruolo di addetto stampa. Ha fondato ed edito per una dozzina di anni una rivista di settore e lavorato come grafico.

Il Signore di Notte è il suo primo romanzo e svela quelle che sono le sue altre passioni, pur tanto distanti dall'esplorazione del cielo: la storia e Venezia.

Sito: https://www.gustavovitali.it/


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