RECENSIONE: La notte arriva sempre (Willy Vlautin)



Voto: 4/5

Autore: Willy Vlautin

Editore: Jimenez, 2021

Pagine: 208

Genere: Narrativa straniera, Narrativa moderna e contemporanea

Prezzo: € 18.00 (cartaceo), € 9.99 (ebook)

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Trama

Lynette ha poco tempo per non cedere alla sconfitta. Ad appena trent'anni, è già esausta. Eppure il suo sogno è modesto: comprare la casa in cui vive con la madre e il fratello e procurare loro quella sicurezza che non hanno mai avuto. Nella sua città, una Portland sempre più alla moda, i prezzi delle abitazioni in pochi anni sono più che raddoppiati, le case popolari sono state convertite in condomini prestigiosi, i negozi a gestione familiare rimpiazzati da boutique di lusso. È l'illusione del sogno americano: benessere per tutti. Ma c'è un prezzo da pagare, ed è un prezzo che non tutti possono permettersi. A Lynette sono serviti una miriade di lavori e l'aiuto della madre per poter trovare i soldi necessari all'acquisto. E quando la madre le nega i soldi promessi, è costretta a spingersi oltre i propri limiti per ottenere il denaro di cui ha bisogno. Ambientato nell'arco di due giorni e due notti, "La notte arriva sempre" segue la frenetica odissea di Lynette, una spirale di impotenza e speranza che la porta ad affrontare avidi riccastri e ambigui trafficanti, in una città nel pieno di un boom economico che la sta trasformando radicalmente. Mentre cresce l'angoscia e le sue richieste di aiuto rimangono inascoltate, Lynette fa una scelta pericolosa. Nel tentativo di salvare il futuro della famiglia, è costretta a immergersi nelle zone più oscure del proprio passato e a confrontarsi con la vera realtà della sua vita.


Recensione

Willy Vlautin, cinque libri al suo attivo di cui l'ultimo di quest'anno appena pubblicato in Italia è quello che sto per recensire. Esso è ambientato nella metropoli dell'Oregon che, nel romanzo di questo autore, è un agglomerato di edifici in piena trasformazione. Le agenzie immobiliari sono cuori pulsanti dentro un macchinario in piena fibrillazione. La protagonista si chiama Lynette, indimenticabile nella sua incrollabile determinazione a sopravvivere in mezzo alle intemperie. La donna abita alla periferia della città insieme alla madre alcolizzata e a Kenny, fratello cerebroleso, bisognoso di tutto. Se non ci fosse lei ogni cosa andrebbe in malora. Dal momento in cui decide di trovare i soldi per comprare la casa in cui vive fronteggiando la madre che le rema contro, a Lynette gliene accadono di tutti i colori; l’intrepida fanciulla ne esce sempre a testa alta, anche se con le ossa rotte. Mentre si agita alla ricerca spasmodica del denaro, entrando in contatto con la feccia della società, di cui lei stessa fa parte, il lettore scopre a poco a poco il suo triste passato: uomini che l’hanno sfruttata quand’era piccola, amiche pronte a spingerla sulla strada della perdizione, rapinatori che vogliono ingannarla, ricettatori senza scrupoli. Quest’umanità sfatta e tracotante viene peraltro ritratta nella medesima fragilità del personaggio principale. Memorabile il ritratto di Cody, psicopatico tossicomane, con la bottiglietta di Jägermeister sempre a portata di mano, gli orecchini, le braccia ossute, magro e smunto, che fuma una Marlboro dietro l’altra. A lui Lynette si rivolge per farsi aiutare ad aprire una cassaforte trafugata nella casa della sua migliore amica. Sembra il peggiore dei possibili interlocutori, eppure quando meno te lo aspetti, magari di notte, seduto in auto davanti al ristorante cinese, ti rivela da dove viene e perché è diventato ciò che è. In tutto ciò non bisogna dimenticare JJ Benada, ex protettore di Lynette.

Nel racconto di questo questo sfacelo umano e sociale Willy Vlaudin però non si accontenta di narrare un evento o descrivere un paesaggio, ma inserisce qualcosa di più. Storie di passioni mortificate sullo sfondo di un nucleo urbano squallido e fatiscente, file di case al termine di strade asfaltate, al cui interno s’intravedono pensionati seduti sul divano sfondato davanti al televisore con le lattine di birra sparse sul pavimento e la coperta elettrica sui fianchi, parcheggi semiabbandonati nel retro dei ristoranti, fra immondizia e cartacce, officine dove loschi figuri trafficano su auto rubate.

Non ci sono personaggi positivi in questo romanzo e la stessa Lynette non ispira simpatia eppure la sua storia, due notti e due giorni in una Portland piovigginosa e glaciale, ha il ritmo del thriller e il lettore non può far altro che seguire il suo folle percorso alla ricerca di giustizia. Un libro con una trama forte, a tratti violenta, personaggi al limite, capaci di tutto per ottenere ciò che vogliono. Non sappiamo cosa ne sarà di Lynette, l’ultima immagine è lei che sale sulla macchina per andare via, ma la speranza ardente del lettore che l’ha accompagnata lungo un percorso infernale di rabbia, dolore e prevaricazione è che possa farcela davvero ad iniziare una vita nuova.

Quello che è presente in questo libro è senz'altro l'attenzione che l'autore ha per le classi sociali più deboli, costrette a lottare per una vita dignitosa.

Con poche parole e grazie a dei dialoghi ben scritti, Vlautin riesce a caratterizzare ottimamente i personaggi e crea nella mente del lettore delle immagini difficili da dimenticare.


Alcune note su Willy Vlautin

Nato e cresciuto a Reno, in Nevada, è uno scrittore e musicista (leader dei Richmond Fontaine, ora membro dei Delines). È autore di sei romanzi: Motel Life (Jimenez 2020), Verso Nord (di prossima pubblicazione per Jimenez), La ballata di Charley Thompson (Mondadori 2014), Io sarò qualcuno (Jimenez 2018), The Free e La notte arriva sempre (Jimenez 2019 e 2021).

Da La ballata di Charley Thompson è stato tratto il film Lean on Pete di Andrew Haigh, uscito negli Stati Uniti nel 2017; da The Motel Life è stato tratto il film omonimo (2012) diretto dai fratelli Alan e Gabe Polsky, con protagonisti Emile Hirsch e Stephen Dorff. Il film è stato presentato in concorso al Festival Internazionale del Film di Roma 2012, dove ha vinto il Premio del pubblico e il Premio per la miglior sceneggiatura.

Nel 2019, con Io sarò qualcuno, è stato finalista al Pen/Faulkner Award, uno dei più prestigiosi premi letterari degli Stati Uniti.


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