RECENSIONE: Storia della criminologia e dei metodi investigativi (Massimo Centini)

Aggiornamento: 2 giorni fa




Autore: Massimo Centini

Editore: DIARKOS, 2022

Pagine: 331

Genere: Saggi, Criminologia

Prezzo: € 19.00 (cartaceo), € 9.99 (ebook)

Acquista: Libro, Ebook

 

Trama

Di fronte a un delitto o fatto criminoso compiuto in società l'uomo è spinto alla ricerca di indizi, tracce e prove per risalire a un colpevole certo. La questione è ben più complessa di come sembra apparire, anche se la dinamica, nella storia, è sempre rimasta quella di rispondere, al di là di ogni ragionevole dubbio, a delle semplici domande: chi? Come? Perché? Da queste stesse domande inizia l'itinerario conoscitivo proposto nelle pagine di questo libro, al fine di rendere conto delle fasi che hanno caratterizzato l'evoluzione della moderna criminologia, la cui missione non è quella di scoprire il colpevole, come spesso accade nei romanzi e al cinema, ma di risalire alle cause che sono alla base del comportamento criminale. Lo sviluppo della criminologia poggia su una mole di studi, tesi e applicazioni molto elaborata, che in questo saggio si è cercato di proporre unendo la ricerca della conoscenza all'imprescindibile piacere della lettura.


Recensione

Avendo già apprezzato una precedente opera di questo antropologo e scrittore, mi sono approcciato con grande curiosità a questo volume.


L’autore, in modo molto generale, parte dal principio. Quando nasce, nella storia umana, l’idea di crimine? Le società umane ben presto realizzarono, nella pratica quotidiana, che il concetto di crimine non esiste senza il concetto di legge; è criminale ciò che è proibito dalla legge. Come è facile intuire, dunque, il concetto di crimine è un concetto relativo alla società e alla cultura che ha prodotto la legge o l’usanza comune. Stabilito questo, perché alcuni uomini, allora, commettevano azioni proibite? Vi era in loro una qualche predisposizione naturale? Oppure erano espressione del Male, inteso in senso religioso? Per lungo tempo non vi fu un’elaborazione cosciente e “laica” del fenomeno criminale; ma quando ciò accadde, a partire dall’Illuminismo e ancor di più nel XIX con il Positivismo, essa fu sempre un prodotto della propria epoca, con tutti i limiti che ciò comporta.


Dopo queste considerazioni, l’autore distingue tra criminologia e criminalistica che, per quanto simili sul piano pratico e percepiti come tali dai profani, sono diverse: la prima è lo studio del delitto nella sua realtà oggettiva e nelle sue cause, in particolare riguardo all’autore del crimine e ha dunque il ruolo di fornire dei mezzi per prevenire il crimine; la seconda, invece, studia i metodi per l’accertamento di un reato e per la scoperta del suo autore. La criminologia è dunque una disciplina deduttiva, mentre la criminalista è induttiva. Al di là di queste considerazioni c’è una parola che caratterizza entrambe: interdisciplinarità nei metodi, negli strumenti e nelle teorie, che investono ogni campo del sapere: da quelli prettamente scientifici a quello sociologici e culturali.


L’autore adotta anche un approccio storico all’argomento. La riflessione intorno al crimine è iniziata sin dall’epoca antica e non si è interrotta neanche in epoca medievale e rinascimentale. L’autore riporta diversi casi di omicidi seriali ed altre efferatezze compiute tra ‘500 e ‘700 e che furono, con la mentalità dell’epoca, interpretati come manifestazioni del Male, mancando ovviamente una possibilità di analisi razionale.


Il cuore del libro è pero occupato dall’analisi del crimine svolta nell’800. I primi vagiti della scienza moderna videro anche il nascere di discipline che oggi non sono più considerate scientifiche, come la fisiognomica (ovvero studiare i lineamenti del volto per dedurre il carattere di una persona) e la frenologia (ovvero lo studio della forma cranica per dedurre il maggior o minor sviluppo di certe aree psichiche e quindi del comportamento di una persona). Tra le tante emerge ovviamente quella di Cesare Lombroso, medico, antropologo e padre di fatto della moderna criminologia; di Lombroso, l’autore, ripercorrere vita, carriera e opere, nonché il pensiero, determinante per la storia del crimine e della cosiddetta “antropologia criminale”, scienza vera e propria che cercava di predire i comportamenti di una persona studiandone la fisiognomica e altri fattori. Scienza influente che determinò la legislazione e l’atteggiamento della società verso il crimine per molti decenni.


Un’altra parte importante del volume riguarda l’evoluzione della tecnica criminalistica. Un aspetto che molti hanno ben noto dalla ricca produzione di film e serie tv. Dalle classiche” impronte digitali alla prova del Dna, dall’analisi dei pollini a quella balistica, è un capitolo denso di fatti molto interessanti.


L’autore accompagna il lettore in un interessante viaggio storico e antropologico della criminologia. Grazie ad uno stile e ad un registro linguistico semplice e ben strutturato il libro è adatto a qualsiasi lettore e non necessariamente a un esperto del settore.

Un saggio interessante e piacevole che consiglio a tutti coloro che vogliono comprendere nei minimi dettagli gli aspetti principali della criminologia e dell'investigazione.


 

Alcune note su Massimo Centini

Massimo Centini è nato nel 1955, è docente di Antropologia culturale presso la Fondazione Università Popolare di Torino, e insegna Storia della criminologia ai corsi organizzati da MUA – Movimento Universitario Altoatesino – di Bolzano. Ha pubblicato numerosi saggi con Mondadori, Piemme, Rusconi, Newton & Compton, Yume, Xenia, San Paolo e altri. Alcuni dei suoi volumi sono stati tradotti in varie lingue.


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