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RECENSIONE: Evelina non è per niente pazza (Rossella Carboni)

54 minuti fa
Tempo di lettura: 7 min



Autore: Rossella Carboni

Editore: Corbaccio, 2026

Pagine: 272

Genere: Narrativa italiana, Narrativa moderna e contemporanea

Prezzo:  € 18.00 (cartaceo), € 9.99 (ebook)

Acquista: Libro, Ebook



Trama

A Evelina danno tutti della pazza. In effetti prende ansiolitici come fossero caramelle e si trova più a suo agio con le cose che con le persone. Fa la postina, ma non è molto brava neanche nel suo lavoro. È troppo strana. O così le dicono… La sua passione è collezionare oggetti considerati inutili: l'insegna al neon di un barche non esiste più, una vecchia macchina del caffè, birilli di legno. Vorrebbe chiudersi in casa con loro. Soprattutto ora che ha scoperto che la gente ride delle sue «stranezze». Tutti. L'unica che non ride, l'unica che la capisce, è Lucilla, la vicina anziana che la considera una figlia. Quando Lucilla si ammala gravemente, le affida un segreto: una lettera da consegnare a un uomo. A New York. Evelina ha paura. Così lontana non è mai stata. Ma dopotutto è una postina. E forse è arrivato il momento di dimostrare a tutti che lei, le lettere, le sa consegnare. Che lei non è poi così strana. Ancora non lo sa, ma spesso sono proprio i posti più lontani da dove abitiamo quelli in cui, all'improvviso, ci sentiamo a casa. E forse sarà dall'altra parte dell'oceano che la parola «strana» assumerà per Evelina un altro significato. Perché gli oggetti smetteranno di essere solo un rifugio e diventeranno una chiave per entrare nella vita degli altri, per riconoscere ferite, desideri, storie messe in un angolo come cianfrusaglie. Quanta strada può fare una donna che si è sempre creduta sbagliata, quando scopre che proprio la sua diversità è ciò che la rende insostituibile?


Recensione

A volte basta essere un po’ diversi dagli altri per diventare, agli occhi di chi ci circonda, qualcosa da evitare, da giudicare o, peggio ancora, da etichettare. È proprio attorno a questa idea che Rossella Carboni costruisce il suo romanzo d’esordio, una storia che riesce a essere divertente e malinconica nello stesso momento e che trova nella sua protagonista una voce impossibile da confondere.


Evelina ha cinquant’anni, fa la postina e vive sola. Non ha una vita particolarmente movimentata e, soprattutto, non sembra avere molta voglia di averla. Le persone la mettono a disagio, mentre gli oggetti le danno quella sicurezza che non riesce a trovare nei rapporti umani. Li raccoglie, li conserva, li osserva e soprattutto attribuisce loro un valore che gli altri non riescono a comprendere. Quello che per molti è semplicemente qualcosa di vecchio, inutile o da buttare, per Evelina può diventare un piccolo frammento di una storia.


La sua casa finisce così per diventare una sorta di universo parallelo, pieno di oggetti dimenticati e apparentemente privi di utilità, ma capaci di raccontare qualcosa. Evelina non li considera semplicemente cose da accumulare: per lei sono presenze, ricordi, testimonianze. È un modo per costruirsi attorno un mondo che non giudica e che non pretende da lei di essere diversa da quella che è.


Fuori da quelle mura, però, la situazione è completamente diversa. Evelina viene considerata strana, viene derisa e, soprattutto, viene definita con una parola che pesa moltissimo: pazza. Lei stessa sembra essersi abituata a essere guardata attraverso questa etichetta, tanto da costruire nel tempo una sorta di corazza fatta di abitudini, convinzioni e rituali. Anche il suo rapporto con il proprio corpo e con la propria immagine racconta una difficoltà profonda nel guardarsi davvero e nell'accettarsi.


In questo ritratto Rossella Carboni riesce a evitare una trappola piuttosto comune: trasformare una protagonista eccentrica in una semplice macchietta. Evelina può far sorridere, può esasperare, può persino suscitare qualche perplessità, ma non viene mai ridotta alle sue stranezze. Dietro i suoi comportamenti c'è una donna ferita, che ha imparato a proteggersi dal mondo creando un mondo tutto suo.


E forse è proprio questa la cosa che ho apprezzato maggiormente del romanzo: Evelina non viene presentata come qualcuno che deve semplicemente "guarire" dalla propria diversità per poter finalmente vivere. Il suo percorso è molto più complesso. Quello che deve cambiare non è necessariamente ciò che la rende diversa, ma il modo in cui guarda se stessa, gli altri e le esperienze che le sono capitate.


Un ruolo fondamentale lo ricopre Lucilla, l'anziana vicina di casa che rappresenta per Evelina qualcosa di molto più importante di una semplice amicizia. È una delle pochissime persone capaci di guardarla senza fermarsi alla sua stranezza. Lucilla la conosce, la accoglie e le vuole bene, quasi come una figlia. È grazie al loro rapporto che comprendiamo quanto Evelina, nonostante il suo isolamento, abbia bisogno di qualcuno capace di riconoscerla davvero.


Quando Lucilla si ammala gravemente, la vita della protagonista subisce una brusca deviazione. La donna le affida infatti un compito: consegnare una lettera a un uomo che si trova a New York. Per Evelina, che non è mai stata così lontano da casa, sembra una richiesta quasi impossibile.


Ed è qui che il romanzo cambia passo.


Quella che potrebbe sembrare semplicemente la storia di un viaggio diventa progressivamente un viaggio molto più personale. Evelina parte con una missione precisa, ma si ritrova a fare i conti con qualcosa che non aveva previsto: la necessità di mettere in discussione le proprie certezze.


New York diventa così molto più di una semplice ambientazione. È il luogo della distanza, dell'ignoto, della possibilità. Lontana dalla casa, dagli oggetti, dalle abitudini e dalle persone che conosce, Evelina è costretta a confrontarsi con una realtà nella quale non può continuare a nascondersi dietro le proprie sicurezze.


Durante questo percorso entra in gioco anche Efim, un maestro spirituale che le propone una serie di compiti attraverso i quali Evelina viene accompagnata verso una maggiore consapevolezza di sé. Non è un percorso lineare e soprattutto non è una trasformazione improvvisa. La protagonista deve fare i conti con il proprio passato, con le ferite che ha accumulato e con quei desideri che, soprattutto durante l'infanzia, ha imparato a mettere da parte.


Il concetto dei "desideri interrotti" diventa particolarmente significativo perché permette di guardare Evelina da una prospettiva diversa. La sua rabbia, le sue rigidità e il suo modo di interpretare ciò che accade intorno a lei non sono semplicemente caratteristiche di una donna difficile: sono anche il risultato di qualcosa che nel tempo è stato represso, accantonato e mai veramente affrontato.


Ed è proprio questo che rende il percorso di Evelina interessante. Non assistiamo alla trasformazione di una persona "sbagliata" in una persona finalmente "normale". Assistiamo piuttosto alla scoperta che forse il problema non è mai stato essere diversi, ma avere imparato a considerare la propria diversità come una colpa.


Carboni affronta questi temi con una scrittura che riesce a mantenere un equilibrio particolare tra ironia e malinconia. Ci sono situazioni capaci di strappare un sorriso e altre che invece lasciano emergere tutta la solitudine della protagonista. Il risultato è un tono narrativo che non cerca continuamente di commuovere il lettore, ma che riesce comunque a far arrivare le emozioni.


Evelina, soprattutto, è un personaggio che rimane. Non perché sia perfetta, anzi. È piena di contraddizioni, convinzioni difficili da scalfire, paure e comportamenti che possono anche risultare irritanti. Ma proprio per questo appare autentica. È una persona che ha costruito il proprio modo di stare al mondo e che, proprio quando pensa di aver trovato il modo migliore per proteggersi, scopre che quella stessa protezione rischia di impedirle di vivere davvero.


Mi è piaciuto anche il modo in cui gli oggetti assumono un significato sempre più importante nel corso della storia. All'inizio sembrano rappresentare soprattutto il rifugio di Evelina, il luogo nel quale può sentirsi al sicuro. Progressivamente, però, diventano qualcosa di diverso: una chiave per comprendere le storie degli altri. Ciò che sembrava separarla dal mondo può diventare, paradossalmente, uno strumento per entrare in contatto con quel mondo.


Ed è forse questa una delle idee più belle del romanzo: quello che abbiamo sempre considerato un limite può, in determinate circostanze, diventare una risorsa.


La metafora della farfalla, che accompagna il percorso di Evelina, sintetizza bene questa evoluzione. Per cambiare non basta desiderare di essere diversi: bisogna avere il coraggio di mettere in discussione le proprie convinzioni, di guardare le proprie ferite e di accettare che il mondo non possa essere sempre interpretato attraverso le stesse categorie.


Si tratta quindi un romanzo che parla di diversità, solitudine, dolore e cambiamento, ma lo fa senza rinunciare alla leggerezza. È una storia che invita a chiedersi quante volte giudichiamo qualcuno semplicemente perché non riusciamo a comprenderlo e quante volte, invece, siamo noi stessi a costruire una gabbia fatta di convinzioni e paure.


Il pregio maggiore di questo esordio sta proprio nella protagonista. Evelina non è sempre facile da capire e forse non deve esserlo. Non è una persona che cerca continuamente l'approvazione del lettore. È una donna che deve prima di tutto imparare a guardarsi con occhi diversi. E mentre accompagniamo lei in questo percorso, inevitabilmente finiamo per guardarci un po' anche noi.


Alla fine rimane una sensazione piacevole, ma non semplicemente rassicurante. Perché la storia di Evelina non racconta soltanto la possibilità di cambiare: racconta soprattutto la possibilità di smettere di considerarsi sbagliati. E forse, qualche volta, è proprio quando troviamo il coraggio di uscire dal nostro piccolo mondo che scopriamo che ciò che ci rende diversi non è necessariamente ciò che ci allontana dagli altri. Può essere, al contrario, ciò che ci permette finalmente di incontrarli.


Consiglio questo libro a chi ama le storie con protagonisti eccentrici, imperfetti e fuori dagli schemi, ma soprattutto a chi cerca romanzi capaci di mescolare ironia e malinconia senza rinunciare a una riflessione più profonda. È una lettura adatta a chi ama i percorsi di rinascita e di scoperta personale, le protagoniste non convenzionali e quelle storie che, dietro una vicenda apparentemente leggera, nascondono domande importanti sul modo in cui guardiamo noi stessi e gli altri.



Alcune note su Rossella Carboni

Rossella Carboni è nata a Parma, Rossella Carboni si laurea in filosofia e dal 2005 lavora come copywriter in un’agenzia di pubblicità. Accanto all’attività professionale, sviluppa un percorso di studi personale che attraversa la fisica, la psicologia del profondo e i temi legati al senso dell’esperienza umana. Evelina non è pazza per niente è il suo primo romanzo.


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